Una domanda a Santoro: “Servizio Pubblico” è una attività non-profit o è a fini di lucro?

Una premessa: mi piace Santoro e mi piaceva Anno Zero, non fosse altro perché se la prendeva con Berlusconi. Il Fatto Quotidiano mi piaceva quando faceva inchieste serie e dettagliate, ma ultimamente nemmeno lo compro più dopo che ha svoltato verso la sinistra più radicale. Una sorta di Libero di sinistra. Ne leggi uno e gli hai letti tutti. Prendi un articolo di Belpietro, inverti i fattori e hai un articolo de Il Fatto. Insomma , mi annoia (parere del tutto personale).  

Premesso ciò, ieri è andato online il nuovo sito di Santoro, Servizio Pubblico, e come prima cosa il conduttore chiede 10 euro di sostegno per portare avanti questo progetto. Se ho capito bene hanno fondato anche una associazione (insieme al il Fatto Quotidiano?). Ora, se non ho capito male (e se mi sbaglio correggetemi, sarò lieta di fare la rettifica in anticipo sulla legge bavaglio) Santoro si è congedato dalla RAI con una buonuscita milionaria (2,3 milioni di euro) dopo che per anni ha preso 63.000 e rotti  euro al mese (lo ha detto lui che la sua buonuscita era pari a 30 mensilità come da legge). Possiamo quindi dire che è un uomo ricco. Allora perché chiede 10 euro alla gente per fornire un servizio che, a detta sua, dovrebbe essere di pubblica utilità? E poi è immaginabile che quando inizierà a trasmettere avrà anche diversi sponsor che gli daranno altri soldi per trasmettere la loro pubblicità.

Ora, sempre se ho capito bene ( e,come sopra, se sbaglio correggetemi) questi hanno fondato una associazione che si prefigge lo scopo di fornire un servizio pubblico via web che sostituisca la TV. Prendendo un server dedicato per il sito web su un hosting buono verrebbero a spendere circa 170 euro al mese (tra i più cari ma ce ne sono anche di più economici) il che significa 2.040 euro l’anno. Essendo una associazione si suppone che i collaboratori siano volontari e quindi a costo zero (fatti salvi i rimborsi). La mia domanda è: possibile che un milionario non possa aprire una sito web che fornisca un servizio di pubblica utilità configurato come quanto sopra descritto senza il bisogno di chiedere 10 euro alla gente? A meno che all’associazione non ci abbiano aggiunto qualcos’altro come, per esempio, una attività lucrativa come sembra dicapire da quello ch scrive il Fatto Quotidiano. A quel punto è chiaro che non ci sono più volontari ma dipendenti che vanno pagati. Niente di eccezionale, è normale ed è possibile farlo. Però, se è una attività lucrativa, perché deve partire con il sostegno economico della gente quando alla fine a guadagnarci è sempre il milionario di cui sopra?

Ora la domanda che vorrei fare a Santoro è: questa iniziativa è una storia volta a garantire al pubblico una informazione giusta e corretta in maniera gratuita, cioè è una iniziativa che rientra nel settore dei servizi che fornisce una associazione non-profit, oppure è una iniziativa che ha un fine di lucro? Nel primo caso allora è giusto chiedere un contributo. Nel secondo caso invece sarebbe una presa in giro degna di coloro che proprio Santoro così spesso attacca.

[sws_red_box box_size=”630″] Per la cronaca, ed ecco il perché della mia domanda, Secondo Protocollo è una associazione non-profit che non chiede nemmeno i finanziamenti al Governo o all’Unione Europea, che va avanti solo ed esclusivamente con le donazioni dei privati e che proprio di recente è stata sottoposta ad una lunghissima verifica durata sei mesi da parte della Guardia di Finanza che ha accertato l’assoluta regolarità e l’appartenenza alla sezione “NON-PROFIT” di questa associazione. Quindi, se mi si permette, ho tutto il Diritto di chiedere a Santoro lo scopo della sua iniziativa. [/sws_red_box]

Comunicato: Trasparenza e chiarezza su Secondo Protocollo

Bianca B

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