Una guerra tra Israele e Iran è quasi inevitabile

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Comunque vadano a finire i colloqui sul programma nucleare iraniano Israele si troverà ad affrontare suo malgrado un pericolo realmente esistenziale perché, a prescindere da qualsiasi accordo, l’Iran non rinuncerà mai alla sua volontà di distruggere lo Stato Ebraico e proprio questi colloqui daranno a Teheran i mezzi necessari per portare avanti il suo piano criminale, che si concludano con un accordo oppure no.

Il ragionamento è relativamente semplice: se le grandi potenze mondiali (i 5+1) arriveranno a un accordo con l’Iran si libereranno centinaia di miliardi di dollari attualmente bloccati, denaro che andrà immancabilmente a rinforzare i gruppi terroristici eterodiretti da Teheran. In parole povere una marea di armi confluirà verso Hezbollah, verso la Siria e probabilmente verso Hamas e la Jihad Islamica, anche se in questo ultimo caso recenti notizie potrebbero cambiare leggermente lo scenario, notizie che però vanno prese con le molle perché gli iraniani sono maestri nella disinformazione. In particolare Hezbollah, che non ha mai nascosto la sua volontà di attaccare Israele, ne uscirebbe molto rafforzato e con un contemporaneo maggiore afflusso di armi verso la Siria di Assad potrebbe concentrarsi meglio sulla sua volontà genocida nei confronti di Israele. In questo caso non si tratterebbe di una guerra diretta tra Israele e Iran ma di una guerra indiretta, combattuta da parte di Teheran attraverso l’uso dei gruppi terroristici legati agli ayatollah. Sarebbe la continuazione di una guerra strisciante che va avanti da anni con la differenza che i terroristi avrebbero risorse infinite alle quali attingere.

Di contro, se le grandi potenze non raggiungessero alcun accordo con l’Iran, Teheran si sentirebbe autorizzato a implementare velocemente il suo programma nucleare e questo Israele non può permetterlo e sarebbe costretto a intervenire, probabilmente da solo, contro le centrali nucleari iraniane dando inizio a un conflitto questa volta diretto con l’Iran anche se Teheran potrà sempre disporre dei gruppi terroristici ad essa collegati, anche se con risorse inferiori.

E’ un cane che si morde la coda. Qualunque sia il risultato dei colloqui sul nucleare iraniano Israele si troverà ad affrontare un pericolo esistenziale che difficilmente potrà essere sventato senza una guerra. Questo a Gerusalemme lo sanno benissimo e da mesi stanno lavorando alle possibili soluzioni.

Guerra offensiva o guerra difensiva?

Le ipotesi sul tavolo sono fondamentalmente due:

  1. attaccare per primi bombardando le centrali nucleari iraniane chiudendo subito la partita ma mettendo in conto la furiosa reazione iraniana e soprattutto il mancato supporto americano al quale andrebbe aggiunta la reazione internazionale che, come sempre, sarà molto critica verso Israele.
  2. rafforzare i rapporti con i nemici regionali degli ayatollah, Arabia Saudita in primis, e aspettare le mosse iraniane cercando di renderle inefficienti ben sapendo però che nel giro di poco tempo Teheran potrebbe arrivare a un’arma nucleare il che porterebbe a un punto di non ritorno difficilmente risolvibile con un conflitto convenzionale.

In realtà ci sarebbe anche una terza via, ritenuta fino a poco tempo fa irrealizzabile, quella di una vera e propria alleanza regionale con i Paesi arabi come Egitto, Giordania e Arabia Saudita, non qualcosa di segreto ma un’alleanza ufficiale e formalizzata che però, quasi sicuramente, porterebbe Israele a dover fare qualche concessione ai palestinesi, non perché ai governi arabi interessi qualcosa dei palestinesi ma perché servirà calmierare le opinioni pubbliche interne che sicuramente non vedranno di buon occhio una alleanza del genere senza concessioni dolorose ai palestinesi. Se ciò avvenisse si creerebbe un blocco anti-Iran molto compatto che schiaccerebbe Teheran sulle sue posizioni e allo stesso tempo renderebbe Israele immune dalle reazioni internazionali che immancabilmente si scateneranno a seguito di qualsiasi azione difensiva israeliana. E’ quasi fantapolitica ma solo fino a un certo punto.

Incognita Stato Islamico

In tutto questo si inserisce però l’incognita rappresentata dallo Stato Islamico, una incognita che fino a un anno fa non c’era. Adesso come adesso lo Stato Islamico non rappresenta per Israele una minaccia grave come quella rappresentata dall’Iran, ma lo potrebbe diventare nel volgere di poco tempo se non si combatterà come si deve questa minaccia globale. Per questo una alleanza con gli Stati arabi sarebbe di fondamentale importanza. Va detto che l’Iran è per lo Stato Islamico il primo nemico, prima ancora che Israele, e che quindi tecnicamente gli israeliani ne potrebbero beneficiare, ma non si può rafforzare lo Stato Islamico solo in una ottica anti-iraniana ben sapendo che comunque uno degli obbiettivi del ISIS rimane quello di distruggere Israele. Per assurdo Israele potrebbe aiutare gli Stati arabi a combattere la minaccia rappresentata per loro dallo Stato Islamico ottenendo in cambio una forte collaborazione contro l’Iran come per esempio l’utilizzo delle basi saudite e il permesso di sorvolo dei cieli arabi. Su questo punto si stanno sviluppando importanti trattative segrete che in qualche modo stanno coinvolgendo anche Hamas (più che la ANP) per arrivare a un cessate il fuoco di lungo periodo in cambio di concessioni su Gaza.

Come si vede la situazione più che confusa è molto volatile e complessa. Quello che però sembra davvero inevitabile è che prima o poi si arrivi a un confronto diretto tra Israele e Iran, a prescindere da come finiscano i colloqui sul nucleare iraniano.

E in tutto questo spiccano gli errori diplomatici americani, quelli che con un editoriale sul Washington Post Charles Krauthammer ha definito “il punto più basso della diplomazia americana”, errori che hanno portato l’amministrazione americana a favorire incredibilmente i piani iraniani proprio nel momento in cui l’Iran era piegato in due dalle sanzioni e stava per capitolare. Davvero un bel regalo agli Ayatollah.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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