Un’altra tegola sul Congo: scoperto il petrolio

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In qualsiasi Paese del mondo dove avvenga la scoperta di importanti risorse minerarie si festeggerebbe. Non in Congo, dove le immense risorse minerarie sono paradossalmente la causa della estrema povertà della maggior parte della popolazione, povertà causata dai conflitti per il controllo delle stesse risorse e dalla enorme corruzione in seno al Governo congolese. E adesso sul Congo si abbatte un’altra tegola: il petrolio.

Già si sapeva che nel sottosuolo della Repubblica Democratica del Congo ci fossero ingenti quantità di petrolio, ma il giacimento scoperto sotto il Virunga National Park, nella parte est del Congo già afflitta da una serie di conflitti per il controllo delle miniere di coltan, diamanti e oro, non solo è un giacimento enorme che se sfruttato potrebbe deturpare l’ultimo paradiso dei gorilla di montagna, ma rischia di scatenare un ulteriore conflitto per il suo controllo.

In ballo ci sono interessi miliardari di cui al momento sembra beneficiare la SOCO International, una società con sede a Londra proprietaria delle concessioni di estrazioni del cosiddetto “blocco 5”, quello appunto che riguarda il Virunga National Park. Ma non è così semplice come sembra. A parte che diverse organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani e per la difesa dell’ambiente hanno denunciato la corruzione da parte della SOCO International di altissimi funzionari del Governo congolese, a partire dal Presidente. Poi c’è la politica stessa della SOCO che tende a impadronirsi delle concessioni petrolifere (ne ha in tutto il mondo) per poi venderle ad aziende estere, principalmente cinesi, le quali poi non rispettano nessuna legge internazionale a garanzia della popolazione e dell’ambiente. Infine c’è il fondato sospetto che la SOCO International per garantirsi l’estrazione materiale del petrolio abbia stipulato un accordo con i diversi gruppi ribelli presenti nella zona, a partire dal M23, accordi che avrebbero portato decine di milioni di dollari nelle casse dei ribelli e quindi armi a volontà.

Ancora una volta quindi siamo di fronte ad un caso  in cui le risorse minerarie del Congo invece di arricchire il Paese e i suoi abitanti, finanziano i conflitti interni e la corruzione garantendo instabilità, guerre e povertà invece che stabilità, ricchezza e pace. Nelle prossime settimane avremo comunque modo di approfondire questo ennesimo abuso nei confronti del Congo e del suo popolo.

Claudia Colombo

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