Unione Europea capofila del boicottaggio di Israele

Quella della Unione Europea per Israele è diventata una ossessione. Mentre il Medio Oriente va letteralmente in fiamme, mentre il pericolo dello Stato Islamico si fa sempre più concreto anche dentro gli stessi confini della Unione Europea, i cosiddetti “esperti” sono concentrati nel trovare misure che possano danneggiare l’unica oasi di pace e democrazia in Medio Oriente: Israele.

L’ultima in ordine di tempo l’hanno studiata gli esperti del Consiglio europeo per le Relazioni Estere (ECFR) i quali dopo “attenti studi” hanno presentato una relazione nella quale si chiede che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania siano esclusi dai benefici derivanti dalle relazioni bilaterali tra Unione Europea e Israele. Il documento a firma Mattia Toaldo e Hugh Lovatt invita i membri della Unione Europea a «differenziare tra relazioni con Israele e benefici e collaborazione con aziende e strutture israeliane in West Bank». In sostanza si chiede agli Stati membri della Unione Europea di non avere alcuna relazione con le aziende israeliane che operano nella zona C. Oltre a questo si chiede all’Unione Europea di escludere tali aziende dai benefici derivanti dalle relazioni bilaterali tra lo Stato Ebraico e la UE, benefici che riguardano principalmente una forma di agevolazione per i dazi doganali e altri benefit. Ma nel documento si va oltre e si parla per la prima volta in maniera esplicita di “territori occupati” e si usa in almeno un paio di casi il termine “occupazione israeliana”. Più che dagli esperti della Unione Europea sembra un documento scritto dagli esperti di Abu Mazen.

Questa ennesima porcheria della Unione Europea, che oltretutto coinvolge almeno 80.000 lavoratori palestinesi che lavorano nelle aziende israeliane in Cisgiordania che adesso rischiano di perdere il lavoro come è già successo ad altri 20.000 lavoratori palestinesi, arriva dopo la decisione di marchiare i prodotti israeliani provenienti dalla West Bank e dopo la proposta, sempre fatta da Mattia Toaldo e Hugh Lovatt e contenuta nel documento presentato mercoledì ma diffuso ieri, di limitare la collaborazione con le banche israeliane a prescindere dal fatto che lavorino con ditte in Cisgiordania.

In una dichiarazione rilasciata alla stampa, Mattia Toaldo, definito “esperto di politica israeliana e palestinese”, ha detto che «per anni gli Stati membri della Unione Europea hanno perseguito di fatto una politica di differenziazione tra prodotti israeliani e prodotti provenienti dai “territori occupati”, ma non l’hanno mai ammesso. E’ arrivato il momento di rendere ufficiale e difendere questa politica fino a quando anche Israele non attuerà la stessa differenziazione». In sostanza, si vuole costringere Israele a punire e discriminare anche al proprio interno le aziende israeliane che operano nella West Bank. Non solo, si vuole costringere Israele a subire la linea politica europea, una linea politica che da sempre è spudoratamente filo-palestinese. Siamo di fronte a un vero boicottaggio europeo di Israele, in barba alle parole dette solo due giorni fa alla Knesset dal Premier italiano, Matteo Renzi. Come coerenza non c’è male.

Scritto da Noemi Cabitza

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