Vertice Europa-Africa: sui migranti passi avanti ma non basta

Passi avanti al vertice Europa-Africa sulla gestione del fenomeno migratorio, ma non basta. Non servono soluzioni d’emergenza e quindi temporanee, servono invece piani di sviluppo a lungo termine per creare le situazioni necessarie affinché si creino le condizioni volte a limitare strutturalmente il fenomeno migratorio altrimenti tra un po’ di tempo saremo di nuovo da capo

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Dal vertice Europa-Africa che si tiene in questi giorni in Costa d’Avorio arrivano notizie incoraggianti per quanto riguarda la gestione del problema dei migranti. Se per una volta si passerà dalle parole ai fatti, gli accordi presi da Unione Africana e Unione Europea sono senza dubbio un importante passo avanti anche se c’è il timore che, per l’ennesima volta, quando si andrà a stringere i problemi riemergeranno prepotentemente.

Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, i problemi legati al flusso di migranti dall’Africa non riguardano solo il blocco temporaneo dei flussi migratori, magari usando i soliti aiuti a pioggia che immancabilmente finiranno nelle tasche sbagliate, il problema è più complesso e va affrontato con strategia a medio e lungo termine.

Da quello che emerge dal vertice Europa-Africa di Abidjan si evince che Unione Europea e Unione Africana hanno trovato un accordo per spostare il “confine” della gestione dei migranti a sud della Libia, e questo è senza dubbio un fatto importante, non solo per togliere i migranti dalle mani dei trafficanti di esserei umani libici ma anche per evitare che migliaia di poveracci vadano a morire nel deserto del Sahara, come abbiamo denunciato pochi giorni fa. Ma rischia di essere una soluzione estemporanea per almeno un paio di motivi. Il primo è che né i disperati africani né i trafficanti di esseri umani si faranno fermare da soluzioni decise a tavolino ma non facilmente applicabili sul terreno. Basterà cambiare la rotta e dirigersi per esempio verso la Tunisia o l’Algeria e il problema si ripresenterà tra poco tempo. Il secondo (legato al primo) è che spostare geograficamente il problema senza affrontarlo in profondità non significa risolverlo. Lo si risolve solo temporaneamente.

La logica sbagliata dell’assistenzialismo d’emergenza

Per ottenere la collaborazione dell’Unione Africana gli “statisti” di Bruxelles hanno pensato di tornare alla vecchia ma sempre buona pratica di mettere mano al portafoglio. Io ti do i soldi e tu blocchi i flussi migratori. Io ti do i soldi e tu ti riprendi i migranti che ti rimandiamo indietro. Nell’immediato potrebbe funzionare, ma se non crei le condizioni per bloccare i flussi alla base, tra poco tempo il problema si ripresenterà in maniera ancora più grave. E’ la logica sbagliata dell’assistenzialismo mirato a risolvere una emergenza che abbiamo già visto centinaia di altre volte. Si dirà che nel vertice Europa-Africa si è discusso anche di cooperazione e di progetti di sviluppo per favorire la lotta alla povertà e creare quindi le condizioni favorevoli affinché questa gente non debba sentire la necessità di fuggire dalla loro terra. E’ vero, ma quante volte se ne è discusso senza poi fare nulla? Chi si ricorda dei Millennium Development Goals che antro il 2015 avrebbero dovuto cambiare il mondo e sconfiggere la povertà? Siamo nel 2017 e di quegli obiettivi non se ne parla nemmeno più, se ne sono perse le tracce. Eppure all’epoca (era il 2000) vennero accolti come una vera rivoluzione. Perché è stato fallito l’obiettivo? Semplice, perché nonostante le buone intenzioni la politica verso i Paesi in via di sviluppo non è cambiata e allo sviluppo reale si è preferito l’intervento mirato o, se volgiamo, l’intervento di emergenza. Insomma, si è continuato con la politica dell’assistenzialismo d’emergenza, cosa che temo si farà anche questa volta con il famigerato piano Marshall per l’Africa. Che poi, se i soldi destinati alle emergenze andassero veramente dove dovrebbero andare, quanto meno qualcosa si sarebbe risolto. Invece quei soldi finiscono sempre nelle tasche sbagliate di politici e trafficanti corrotti. Stiamo facendo lo stesso medesimo errore e questo non va bene.

Allora, va bene spostare il “confine” dell’emergenza a sud della Libia, va bene parlare di sviluppo come arma per combattere la povertà e quindi le migrazioni, ma è il momento di passare dalle parole ai fatti e di cambiare radicalmente la politica di lotta alla povertà e di metterla al primo posto delle priorità europee. Ma non elargendo fondi a pioggia come è stato fatto fino ad ora e come probabilmente si intende fare anche questa volta con il famigerato piano Marshall per l’Africa, ma studiando piani di sviluppo sul medio-lungo termine lasciando perdere invece i soliti progettini di sviluppo e le solite bustarelle ai politici africani.