Violenza carnale quasi impunita: ma che razza di giustizia c’è in Italia?

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La violenza carnale in Italia è considerata un reato quasi secondario. Nemmeno quando è accompagnata da una particolare efferatezza sembra essere presa seriamente in considerazione e, nella peggiore della ipotesi, i violentatori sono in grado di tornare liberi nel giro di pochissimo tempo.

L’ultimo esempio lo abbiamo avuto a l’Aquila dove un ex militare, tale Francesco Tuccia, che lo scorso febbraio 2012 si era reso colpevole di uno degli stupri più efferati che la storia ricordi contro una giovane studentessa universitaria di 21 ani, è stato condannato a una pena di 8 anni di detenzione contro i 14 richiesti dalla accusa. Se tutto va bene il violentatore sarà libero tra due/tre anni.

Tuccia non si era limitato allo stupro, no, sarebbe stato troppo umano, l’aveva seviziata tanto da rendere necessari degli interventi chirurgici per saturare le ferite. Non solo, l’aveva abbandonata sulla neve in condizioni di incoscienza e solo perché il gestore di una discoteca l’aveva trovata, la ragazza non è morta assiderata oltre che per le ferite. Ecco perché il Pubblico Ministero del Tribunale di l’Aquila aveva chiesto 14 anni chiedendo anche il reato di tentato omicidio. Ma niente da fare. Il Giudice ha deciso diversamente perché evidentemente non ritiene che il fatto di lasciare una ragazza sanguinante e seminuda incosciente nella neve non sia un tentato omicidio. Eppure è stata salvata per caso e solo per pochi minuti.

Ma questa è la giustizia italiana. Danno quasi sette anni a Fabrizio Corona per una fotografia e otto anni a uno stupratore violento e potenziale omicida.

Il problema, a mio modestissimo avviso, è che la violenza carnale viene considerata comunque un reato secondario e spesso il violentatore viene anche rilasciato, come è successo a Bergamo poche settimane fa quando un extracomunitario ha violentato una ragazza incinta, è stato arrestato e poi rilasciato in attesa di giudizio.

Ogni anno in Italia vengono violentate centinaia di donne, spesso con violenze efferate o di gruppo, eppure non sempre la vittima denuncia i violentatori. Un po’ per paura e un po’ per non subire quell’orribile calvario che è il processo dove, con molta probabilità, verrà accusata di essere stata consenziente o, nella migliore delle ipotesi, vedrà il suo violentatore condannato a pene irrisorie con la possibilità di essere fuori di prigione nel giro di pochi mesi.

Questa situazione va cambiata. La violenza carnale non può più essere considerata un reato secondario per il quale si rischia poco o niente. La violenza carnale deve essere considerata un reato grave contro la persona al quale non si possono applicare attenuanti. E non sarebbe nemmeno male considerarla alla stregua di una discriminazione di genere, se non altro come aggravante.

Il nuovo Governo, di qualsiasi colore esso sia, deve prendere con coraggio in considerazione l’ipotesi di appesantire notevolmente le pene per lo stupro. E quando uno stupratore viene arrestato non gli si può applicare la regola secondo la quale se non viene preso in flagranza di reato non può essere trattenuto. Nessuna pietà per gli stupratori.

Bianca B.

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