450 missili su Israele in 24 ore, QUATTROCENTOCINQUANTA

Cosa deve fare uno Stato democratico che viene attaccato da gruppi terroristici con oltre 450 missili in poche ore se non difendersi?

Cosa farebbe per esempio l’Italia se tra ieri e questa notte dalla Slovenia avessero lanciato 450 missili su Trieste?

Ragionateci un attimo perché a vedere i media italiani questa mattina sembra che Israele abbia cominciato i raid su Gaza quasi per sfizio, così, tanto per bombardare da qualche parte invece che per legittima difesa.

Sarebbe lungo fare la cronaca di quanto successo da ieri mattina quando Hamas e Jihad Islamica, ambedue proxy dell’Iran (ed è bene sottolinearlo) hanno iniziato a lanciare missili su missili addosso al sud di Israele.

Era prevedibile che ciò avvenisse, più prevedibile di quanto si pensi. Bastava ascoltare quanto detto dal capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, solo l’altro ieri. «Israele teme di rimanere impigliato in una guerra con Hamas» aveva detto il capo di Hezbollah ricordando la tenaglia che circonda il piccolo Stato Ebraico.

L’asse del male formato da Iran, Hamas, Jihad Islamica ed Hezbollah vuole trascinare Israele in un conflitto a Gaza, lo vuole perché un conflitto su larga scala indebolirebbe il fronte nord, quello più pericoloso per lo Stato Ebraico.

E non lesinano sforzi per farlo. 450 missili in meno di 24 ore non sono uno scherzo, non sono una provocazione. Lanciare quella quantità di missili su una zona larga pochi chilometri quadrati significa impegnare al massimo le difese israeliane, significa dare fondo a molte risorse tra le quali la più importante è il sistema Iron Dome che ne ha intercettati centinaia affinché non cadessero sui civili israeliani.

Che poi qualcuno di quelli intelligenti si dovrebbe chiedere da dove arrivano tutti questi missili. Non hanno di che sfamare la propria gente (che infatti viene sfamata da Israele), non hanno acqua e luce (che infatti arriva da Israele), ma hanno le risorse per costruire un arsenale di missili degno di un grande potenza. Qualcosa non torna.

Netanyahu a un bivio

Da molto tempo Netanyahu cerca di evitare un conflitto su larga scala a Gaza proprio per non dare un vantaggio strategico agli iraniani. E’ stato criticato per questo da molte parti. Ma questa volta sembra che non ci sia via d’uscita, questa volta a Teheran hanno deciso di fare sul serio. Usano la gente di Gaza come carne da macello per far aprire a Israele un fronte sud. E forse questa volta ci riusciranno.

Ma che non si parli di “aggressione israeliana” come si è visto fare da più parti, o che non si faccia passare il messaggio che Gerusalemme bombarda Hamas giusto per fare qualcosa o addirittura per invadere la Striscia di Gaza. Israele difende i suoi cittadini con ogni mezzo, non come fa Hamas che usa i propri cittadini come scudi umani, come carne da macello per ingraziarsi gli Ayatollah iraniani.

E se a causa della legittima difesa di Israele ci saranno vittime civili tra gli abitanti di Gaza, si vada a cercare i responsabili a Teheran, non a Gerusalemme. Israele ha sopportato sin troppo questa situazione. Ora è arrivato il momento che i responsabili veri paghino per i loro crimini.