Ampiamente sottovalutato il rischio della infiltrazione turca in Europa

Quando nel tardo pomeriggio del 15 aprile scorso le fiamme avvolsero la cattedrale di Notre Dame i più attivi e celeri dell’intero mondo musulmano a gioire della catastrofe furono i turchi.

Basta guardare (anche ora) la pagina Facebook ufficiale del quotidiano turco Sabah per rendersene conto.

  • È uno spettacolo così bello. Che altri luoghi cristiani possano incontrare lo stesso destino
  • La cattedrale non è ancora completamente bruciata. Aiutaci fuoco
  • Possa l’intera Francia bruciare, sono nemici dell’Islam, nemici dell’umanità
  • Questo è quello che succede ai miscredenti che non rispettano il profeta. Dio è grande
  • Possano tutte le cattedrali cristiane bruciare

Questi sono solo alcuni delle migliaia e migliaia di commenti di giubilo apparsi nella pagina Facebook di Sabah, commenti che a distanza di settimane continuano ad arrivare.

Può sembrare una cosa da niente, può sembrare il solito “shitstorm” su notizie che in qualche modo scatenano i peggiori istinti delle persone in rete.

In realtà è una fotografia perfetta della Turchia attuale, una Turchia tutta volta a potenziare la propria posizione all’interno del mondo islamico e in particolare la propria leadership sulla Fratellanza Musulmana.

Erdogan in vantaggio su tutti i leader musulmani

Tutti i più “grandi” leader musulmani bramano di diventare una guida per il mondo islamico ed Erdogan non fa eccezione. Ma il dittatore turco parte da una posizione decisamente più favorevole, almeno per quanto riguarda l’Europa e il Medio Oriente.

La Turchia ha già infiltrato pesantemente l’Europa passando per la porta dei Balcani. In Europa, soprattutto in Germania, i cittadini turchi si possono misurare in milioni, MILIONI di persone che possono incidere pesantemente nelle politiche degli Stati che li ospitano. E’ già successo in passato con la Germania e potrebbe succedere anche in futuro, specie se l’Europa si ostinerà nel suo diniego all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.

La differenza tra la Turchia e le altre potenze islamiche

Mentre le grandi potenze finanziarie islamiche cercano di “sfondare” in Europa attraverso una serie di “donazioni” alle comunità islamiche e con la costruzione di moschee, Erdogan adotta un sistema diverso e più “penetrante”.

Nemmeno lui disdegna il finanziamento per la costruzione di grandi moschee, come dimostra il finanziamento per la costruzione della grande moschea di Colonia. Ma l’approccio turco è molto più aggressivo e penetrante perché sfrutta a grandi mani lo Zakat, la beneficenza islamica impossibile da controllare senza apposite leggi.

Lo Zakat turco, inteso come lo intende Erdogan, è una evoluzione moderna della vecchia “teologia del container” usata a suo tempo dai missionari in Africa. Io ti sfamo ma tu ti converti. Solo che Erdogan non lo fa in Africa, o meglio, non lo fa solo in Africa ma lo fa soprattutto in Europa.

Indicative a tal riguardo le parole proferite ieri dal direttore generale delegato della Mezzaluna Rossa, Mustafa Tutkun, il quale parlando degli aiuti distribuiti in Kosovo, in Bosnia e in Albania in occasione del Ramadam ha detto che «l’operazione rientra e si integra con la politica estera della Turchia», parole poi ribadite dal Console Generale della Turchia in Kosovo, Eylem Altunya.

Il proselitismo e l’infiltrazione in Europa attraverso l’aiuto umanitario sono quindi «parte della politica estera della Turchia» e questo non può non destare allarme nelle cancellerie europee. O almeno dovrebbe.

Invece sembra che il problema sia ampiamente sottovalutato nonostante i molti allarmi lanciati dai servizi segreti sul fatto che la Turchia di Erdogan stia cercando di colmare il vuoto lasciato da ISIS nel cuore dei milioni di musulmani in Europa.

Come fino ad ora è stata ampiamente sottovalutata la pesante deriva islamista in atto in Turchia, come dimostrano i commenti sulla pagina Facebook di Sabah in occassione dell’incendio di Notre Dame e come dimostra la costante crescita dell’intolleranza verso gli “infedeli” in Turchia.