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Analisti Mossad: l’Iran cambia strategia in Siria. Il problema del jet abbattuto

Quanto successo sabato scorso sui cieli di Israele è un rivoluzionario cambio di strategia da parte di Teheran nella guerra non dichiarata allo Stato Ebraico. Per la prima volta gli iraniani hanno evitato di usare i loro tanti proxy per attaccare Israele e si sono esposti direttamente.

La mossa iraniana non ha tuttavia sorpreso più di tanto gli analisti del Mossad che ormai da anni monitorano il fronte nord e registrano tutte le mosse dei pasdaran iraniani e degli Hezbollah loro alleati. Era prevedibile che prima o poi gli iraniani facessero una mossa diretta volta a testare le difese israeliane ma soprattutto mirata a misurare la reazione israeliana. A Teheran dovevano sapere fino a dove si sarebbe spinto Israele in caso di “violazione diretta”.

La risposta di Israele è stata decisa e devastante e anche se per la prima volta dal 1982 è stato abbattuto un caccia israeliano, il che solleva diversi dubbi sui cui torneremo più tardi, in poche ore i caccia di Gerusalemme hanno colpito e distrutto un gran numero di batterie di difesa antiaerea siro-iraniane.

La “partita a scacchi” tra Iran e Israele, come la definisce il giornalista israeliano Nahum Barnea, ha visto quindi una evoluzione decisa verso lo scontro diretto piuttosto che verso lo scontro tra lo Stato Ebraico e i proxy di Teheran.

Perché il Mossad lo aveva previsto?

Al di la degli annunci bellicosi e roboanti dei leader di Hezbollah, il gruppo terrorista libanese (maggior proxy iraniano) risente pesantemente del suo intervento in Siria nel quale ha perso migliaia di uomini mentre i feriti sarebbero decine di migliaia. Il welfare interno di Hezbollah è messo a durissima prova dalla necessità di dare sostegno alle famiglie dei caduti e dei feriti. I fondi di Hezbollah sono ai minimi storici nonostante i pesanti interventi iraniani e i tanti traffici illeciti condotti dai terroristi libanesi. Per questo, nonostante gli annunci, Hezbollah pensa che questo non sia il momento più adatto per sfidare Israele a viso aperto. Una politica che entra in collisione con quella di Teheran che invece vorrebbe una escalation sin da subito. Per gli Ayatollah l’intervento iraniano in Siria avrebbe senso solo se finalizzato a minacciare direttamente Israele (di Assad non importa realmente nulla a nessuno a Teheran) e per farlo non può prescindere dalla disponibilità degli Hezbollah.

Secondo gli analisti del Mossad questa diversità di vedute sui tempi di una spinta sull’acceleratore della escalation ha più volte provocato dissidi tra i vertici di Hezbollah e i padroni iraniani. Un rapporto del dicembre scorso (uno dei tanti che arrivano sulla scrivania del Premier israeliano) prevedeva proprio un progressivo coinvolgimento diretto dell’Iran nella escalation, una strategia volta proprio a spingere anche i titubanti Hezbollah verso lo scontro diretto, possibilmente anche con il coinvolgimento del Libano. E’ anche di questo che Netanyahu e Putin hanno parlato nel loro ultimo vertice di pochi giorni fa.

Il caccia israeliano abbattuto

Come detto, era dal lontano 1982 che non succedeva che un caccia israeliano venisse abbattuto. La Siria dispone di batterie antiaeree S-200 ed S-300 di fabbricazione russa ma di prima generazione. Difficilmente tali difese sono in grado di abbattere un caccia israeliano tecnologicamente avanzato. Il sospetto è che i russi abbiano fatto un upgrade degli S-300 siriani o che gli iraniani abbiano trasferito parte dei loro S-300 (più recenti) in Siria. E’ quello che il Mossad unitamente alla intelligence del IDF sta cercando di verificare. Ma la parola d’ordine è “no panic”. Israele non ha perso la sua supremazia dei cieli. Tuttavia l’episodio non viene sottovalutato anche se dai primi riscontri sembra che per abbattere il caccia israeliano siano stati sparati almeno una decina di missili probabilmente anche da batterie diverse. Potremmo essere quindi di fronte a un semplice colpo di fortuna che tuttavia è stato immediatamente sfruttato dalla propaganda degli Ayatollah per dire che da ora in poi i caccia israeliani avranno vita dura sui cieli della Siria e per ridare fiducia agli alleati Hezbollah.

Ed è proprio il “ridare fiducia agli Hezbollah” che sarebbe alla base della decisione iraniana di arrivare a questo primo scontro diretto tra Iran e Israele. Dopo tanti raid aerei israeliani in Siria senza che i caccia di Gerusalemme fossero minimamente minacciati, serviva qualcosa che dimostrasse a Hezbollah che l’Iran è in grado di limitare la supremazia aerea israeliana.

Ma è veramente così? Secondo il Mossad e l’intelligence del IDF no. L’abbattimento dell’F16 israeliano sarebbe il frutto di una serie di sfortunate coincidenze più che una reale capacità iraniana di abbattere gli aerei israeliani. Tuttavia il sospetto che Teheran abbia trasferito qualche batteria dei sui più moderni S-300 in Siria rimane. E se ciò venisse confermato sarebbe la prova che a Teheran hanno deciso un cambio di strategia non da poco e che quello di sabato scorso altro non è che il primo scontro diretto al quale presumibilmente ne seguiranno altri nel breve-medio periodo.

Priorità alla intelligence

A Gerusalemme si stanno susseguendo riunioni su riunioni. La priorità immediata è capire quali armi hanno a disposizione gli iraniani in Siria. Si vuole evitare a tutti i costi che i caccia israeliani cadano in qualche trappola iraniana e che si perdano altri aerei. Già l’abbattimento dell’F16 ha ridato fiato alle trombe della propaganda di Hezbollah, non si vuole che ciò accada ancora. Tutta l’intelligence israeliana è concentrata su questo.

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