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Ancora vergogna Amnesty International: nuova campagna anti-israeliana

Amnesty International in un delirante rapporto paragona il turismo a Gerusalemme Est, nel mar Morto e in Giudea e Samaria a un “sostegno ai crimini di guerra” e chiede ai colossi delle prenotazioni online di boicottare quelle mete e di toglierle dai loro cataloghi. Ma i primi ad essere danneggiati sono proprio i palestinesi

Quando le ONG si mettono a fare politica non solo perdono la loro supposta indipendenza ma perdono anche di credibilità, anche se in un lontano passato hanno vinto premi Nobel per la pace. E’ il caso di Amnesty International.

Ieri la famosa ONG per la difesa dei Diritti Umani ne ha fatta un’altra delle sue nelle lunga lista delle azioni palesemente anti-israeliane già viste nel recente passato.

Nell’ambito della campagna “Destination: Occupation” Amnesty International ha chiesto ai giganti delle prenotazioni turistiche online di smettere di inserire nei loro database le località israeliana in Giudea e Samaria.

In particolare Amnesty International si è rivolta ai colossi del turismo digitali Airbnb, Booking.com, Expedia e TripAdvisor, sostenendo che «i crimini di guerra non sono un’attrazione turistica» e che quindi avrebbero dovuto togliere dalle loro proposte le mete turistiche israeliane in Giudea e Samaria.

In una presentazione pubblicata questa mattina, Amnesty International scrive che: «l’insediamento di civili israeliani nei territori palestinesi occupati (OPT) viola il diritto internazionale umanitario ed è un crimine di guerra. Nonostante ciò, le quattro società continuano a operare negli insediamenti e traggono profitto da questa situazione illegale».

La campagna anti-israeliana di Amnesty International si concentra in particolare sulle prenotazioni turistiche che riguardano Gerusalemme Est, che secondo loro sarebbe occupata illegalmente, e su alcune mete di Giudea e Samaria comprese nella zona C a controllo israeliano.

Un vero e proprio delirio dettato dall’odio

L’appello di Amnesty International è un vero e proprio delirio. Scrivono i sapientoni della ONG inglese che «per aumentare le prenotazioni, molti annunci negli insediamenti vantano la loro vicinanza a zone di bellezza naturale nei territori occupati, come il Mar Morto, le riserve naturali e il deserto» aggiungendo poi che «elencando e promuovendo queste caratteristiche naturali, le attività e le attrazioni naturali, le società digitali stanno aumentando l’attrattiva delle mete, assicurando un maggior numero di turisti e in ultima analisi beneficiando finanziariamente dello sfruttamento illegale delle risorse naturali palestinesi».

Quindi non solo Gerusalemme Est sarebbe occupata illegalmente ma addirittura posti come il Mar Morto sarebbero “risorse naturali palestinesi”. E si sa, chi sfrutta le risorse naturali di un altro paese (che per di più non esiste ancora) compie crimini di guerra.

In pratica equiparano il turismo nelle mete di Giudea e Samaria o a Gerusalemme Est alla stregua di uno sfruttamento di risorse naturali, come lo può essere quello della Cina in Africa o come quello dei trafficanti di diamanti e coltan che fruttano i bambini per estrarre i minerali. Davvero un delirio inenarrabile e che non si può giustificare se non con l’odio ormai più volte dimostrato da questa ONG che si vanta di difendere il Diritto e i Diritti.

Una nota a margine va dedicata al fatto che le mete turistiche che Amnesty International vuole boicottare producono ricchezza anche per migliaia di famiglie palestinesi che lavorano nel campo del turismo e dell’accoglienza. Un autogol simile a quello che fece il Movimento BDS con il boicottaggio di Sodastream o quello della UE nei confronti dei prodotti israeliani prodotti in Giudea e Samaria che come unico risultato ottenne l’improvviso impoverimento di 60.000 famiglie palestinesi. Una dimostrazione che l’odio va molto oltre la più elementare intelligenza.

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