EditorialiMiddle East

E’ arrivato il momento per UE e NATO di affrontare il problema della Turchia

E’ arrivato il momento per l’Unione Europea e per la NATO di affrontare seriamente il problema rappresentato dalla Turchia di Erdogan.

L’attuale situazione dei Diritti Umani e dei Diritti Civili in Turchia è drammatica. La repressione della libertà di stampa ha raggiunto livelli da vero e proprio regime fascista, le incarcerazioni sommarie pure. Dopo il “golpetto” del 2016 Erdogan ha fatto terra bruciata intorno a se e ha gradualmente trasformato la Turchia in un regime islamico. La ciliegina sulla torta è stato il referendum costituzionale che lo scorso mese di aprile ha consegnato nelle mani di Erdogan un potere praticamente assoluto e che a molti ha fatto pensare che il tentativo di golpe del 2016 altro non fosse che una cosa organizzata ad hoc per consentire al Saladino turco di prendere il potere totale.

Tuttavia, nonostante la situazione in Turchia sia palesemente evidente e nonostante le gravissime violazioni dei Diritti Umani siano davanti agli occhi di tutti, sia la UE che la NATO continuano a considerare il regime turco alla stregua di una nazione libera che rispetta sia i canoni europei che quelli della NATO. E’ vero che di recente l’Unione Europea a causa delle recenti mutazioni imposte da Erdogan ha messo in discussione il processo di adesione della Turchia alla UE, ma lo ha fatto in maniera blanda e solo per mezzo delle parole della Merkel, che oltre tutto era in piena campagna elettorale. Per il resto tutto è rimasto invariato, compresi gli aiuti europei ad Ankara che non sono limitati alla gestione dei profughi siriani ma che riguardano un ampio spettro di misure volte a favorire l’interscambio commerciale e lo sviluppo della Turchia. Troppo poco per far pressione sul regime turco che infatti continua imperterrito la sua involuzione verso un regime islamico.

Ma la contraddizione più evidente, e forse anche quella più preoccupante, è quella che vede la Turchia rimanere saldamente al suo posto quale membro della NATO e questo nonostante le violazioni del Trattato istitutivo dell’Alleanza Atlantica da parte turca siano più che evidenti, specie quelli che fanno riferimento all’obbligo per i Paesi membri di tutelare le libertà civili, la democrazia, i Diritti Umani, il patrimonio comune e la civiltà. Nemmeno quando la Turchia ha approntato una politica estera palesemente contraria a quella della NATO, come nel caso della Siria o della collaborazione con l’Iran e con la Russia, c’è stato qualcuno che ha avuto da ridire. E’ chiaro che c’è una palese contraddizione di fondo tra la politica estera di Erdogan e l’appartenenza alla NATO. Eppure Ankara rimane nella stanza dei bottoni, ha accesso ai documenti segreti, ai piani militari e soprattutto può godere dell’ombrello difensivo della NATO, con tutto quello che comporta.

Qualcuno dovrebbe spiegarci com’è possibile che un Paese che dal luglio 2017 ha incarcerato ben 228 giornalisti (fonte The Stockholm Center for Freedom) e che nella classifica stilata da Reporter Without Border figura al 155esimo posto su 180, possa tranquillamente ambire ad entrare nell’Unione Europea e sia membro influente della NATO. C’è qualcosa di molto grave che non torna in tutto questo.

E’ arrivato il momento di fare chiarezza e di mettere Erdogan e la Turchia di fronte alle proprie responsabilità. E’ arrivato il momento di parlare con la massima chiarezza e di affrontare il problema a viso aperto. Per Erdogan stiamo buttando letteralmente all’aria ogni valore su cui abbiamo basato la nascita della Unione Europea e della NATO e questo sinceramente è insopportabile. Si dica con la massima chiarezza che la Turchia di Erdogan non può entrare in Europa e si rivedano tutti gli accordi con Ankara. La NATO affronti il gravissimo problema rappresentato dalla presenza di Ankara e dai sui rapporti con quelli che sono i nemici dell’Alleanza Atlanatica, a partire dalla Russia e dall’Iran. Se si continua a chiudere gli occhi di fronte a queste gravissime incongruenze non ha più nemmeno senso parlare di “valori europei” oppure dei “doveri della NATO” volti a difendere a livello globale le democrazie occidentali e i loro valori.

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