Con la liberazione di Viktor Bout abbiamo toccato il fondo

9 Dicembre 2022

Ho visto con i miei occhi cosa potevano fare le armi vendute da Viktor Bout in mano a dei bambini oppure in mano a gruppi ribelli guidati spesso da veri e propri pazzi.

bambini soldato bout
Immagine di repertorio

In Africa Viktor Bout vendeva armi agli Stati sotto embargo e ai ribelli, dal Type 56, cioè la versione cinese del AK 47 sovietico ma con tutti i difetti connessi, allo stesso Kalashnikov. Ma poteva rimediare di tutto, dai carri armati agli RPG e farli avere al cliente direttamente sul posto.

L’area che comprende il nord-est della RD Congo, il nord Uganda, il Sud Sudan e il sud della Repubblica Centrafricana era piena di piste di atterraggio in terra battuta dove gli aerei di Viktor Bout poteva atterrare, scaricare la merce e non di rado caricare parte del pagamento che avveniva sotto forma di oro, diamanti e persino Coltan.

In ogni guerra del pianeta c’era la puzza mortifera di Viktor Bout, delle sue armi, dei suoi affari loschi, della sua struttura mafiosa con un vertice composto da pochissimi fedelissimi, ma con una sotto-struttura impressionante persino per la CIA.

Viktor Bout non è UN trafficante di armi, Viktor Bout è IL trafficante di armi, il diavolo fatto uomo (e non per modo di dire).

Decine di bravi agenti di ogni agenzia di intelligence del mondo libero sono morti nel tentativo di catturalo. Ci riescono nel 2008 gli americani con un espediente per nulla elaborato. Si fingono compratori delle FARC colombiane e lo arrestano a Bangkok. Viktor l’imprendibile catturato con il più banale dei trabocchetti.

In molti allora dissero che nel giro di poco tempo sarebbe nato un nuovo Viktor Bout e che tutto sarebbe continuato come prima. Invece con la cattura del “signore della guerra” anche la sua elaborata sotto-struttura collassò e per quanto non manchino i trafficanti di armi, nessuno riuscì a replicare quel sistema o a ricostruire la rete di contatti messa in piedi da Bout.

E non è certo un caso che Putin abbia fatto di tutto per liberarlo. Non lo ha fatto certo per amicizia ma perché quella rete che per anni ha violato ogni tipo di embargo al mondo potrebbe far comodo anche al criminale di guerra che siede al Cremlino. Come minimo farà comodo ai macellai della Wagner.

La cosa che lascia letteralmente basiti è come sia potuto accadere che gli Stati Uniti, seppur per un motivo “umanitario”, abbiano potuto liberare il diavolo. Gli americani, così ligi nel «non trattare con i terroristi» che cedono al ricatto di uno Stato terrorista e liberano il mercante di armi dei terroristi.

Noi, inteso come occidente, con la liberazione di Viktor Bout abbiamo toccato il fondo, il peggior fondo possibile.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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