In questi giorni Roma è teatro di una serie di eventi che si inseriscono nella Conferenza Italia – Africa che, nelle intenzioni degli organizzatori dovrebbe concentrare l’attenzione sui temi dell’energia, dell’ambiente, del clima e dello sviluppo sostenibile, declinati come priorità del G20, “People, Planet, Prosperity“.

Tutto molto bello. Ci sarà il Presidente Mattarella ad aprire l’evento, ci saranno dignitari e persone della società civile da tutta l’Africa. Decine di Organizzazioni non Governative da tutto il mondo parleranno di sviluppo sostenibile ecc. ecc.

Poi come sempre succede quando questi eventi finiscono e finiscono anche i discorsi e le dichiarazioni d’intento, tutto torna alla realtà.

E la realtà in Africa è drammatica. Quasi nessuno degli obiettivi del millennio è stato raggiunto. La povertà galoppa ancora velocissima in tutto il continente e ad approfittarne sono i cinesi e le organizzazioni terroristiche islamiche.

È bello e fa molto figo parlare di sviluppo sostenibile, ma l’Africa ha bisogno prima di tutto di sviluppo reale.

Lo sanno benissimo a Pechino che infatti guarda al sodo, costruisce strade e infrastrutture in cambio di materie prime e di controllo politico.

Non gliene frega niente agli africani dello sviluppo sostenibile. A loro importa di mangiare, di vivere una vita dignitosa, di lavorare e di svilupparsi in fretta dopo che per decenni, a dispetto di parole e promesse, sono rimasti nella povertà quasi assoluta.

Nei primi anni duemila si parlava tantissimo di sviluppo per l’Africa, consci che solo lo sviluppo avrebbe fermato le grandi migrazioni. Purtroppo a quelle parole non sono seguiti i fatti e ad approfittarne sono stati da un lato la Cina e dall’altro le organizzazioni jihadiste che nella povertà crescono e fanno adepti.

Con i nostri discorsi senza fatti, con i nostri concetti tanto fighi quanto inutili, abbiamo lasciato che il colonialismo cinese prendesse piede.

E oggi siamo così ingenui da credere che lo “sviluppo sostenibile” possa salvare l’Africa prima e il mondo poi.

Se vogliamo veramente fare sviluppo sostenibile in Africa dobbiamo prima di tutto togliere l’Africa dalle mani dei cinesi e degli jihadisti. E per farlo non possiamo certo attenerci alle regole e alle linee guida che lo sviluppo sostenibile impone. 

L’alternativa è lasciare l’Africa ai cinesi e agli jihadisti. L’alternativa è lasciare che gli africani (quelli della strada non quelli che sono a Roma) nelle mani di gente senza scrupoli che quando sente parlare di “sviluppo sostenibile” si mette a ridere e si sfrega le mani.