Cosa succede veramente tra Israele e la Striscia di Gaza

Uno sguardo in profondità su quello che sta accadendo tra Israele e la Jihad Islamica e su quello che potrebbe succedere

Questa mattina presto, dopo una calma di diverse ore e dopo che ieri erano stati lanciati almeno 190 missili contro i civili israeliani, sono ripresi i lanci di missili da Gaza verso Israele.

Gli allarmi sono risuonati in tutto il sud di Israele fino al centro, nelle aree di Latrun e Beit Shemesh. Iron Dome ha intercettato diversi missili.

Il Casus belli

Il fatto scatenante, il casus belli, è stata l’uccisione da parte israeliana del capo della Jihad Islamica, Bahaa Abu al-Atta.

Una operazione decisa da diversi mesi e messa in atto con il consenso di tutte le parti israeliane, compreso Gantz, tranne la compagine araba che invece ha criticato fortemente la decisione israeliana.

L’operazione non si è svolta solo a Gaza ma anche in Siria dove ad essere colpito è stato un altro leader della Jihad Islamica, Akram al-Ajouri, che però è miracolosamente sopravvissuto (morti invece sua moglie e suo figlio).

Due parole sulla Jihad Islamica

La Jihad Islamica è il secondo più potente gruppo armato nella Striscia di Gaza dopo Hamas. Legata direttamente all’Iran dal quale riceve armi e denaro, negli ultimi tempi si è molto rafforzata tanto da mettere in discussione la stessa leadership di Hamas.

È responsabile di quasi tutti i lanci di missili contro Israele degli ultimi mesi e dispone di un arsenale di tutto rispetto, in parte composto da razzi costruiti a Gaza con parti inviate da Teheran, in parte composto da veri e propri missili di fabbricazione iraniana in grado di raggiungere facilmente anche Tel Aviv.

Sebbene la base operativa della Jihad Islamica sia la Striscia di Gaza, i terroristi legati a Teheran hanno basi anche in Libano e in Siria dove collaborano direttamente con Hezbollah.

Perché sono così pericolosi

Israele considera la Jihad Islamica palestinese più pericolosa di Hamas in quanto direttamente agli ordini di Teheran e quindi funzionale ai piani iraniani.

Ricevono molto denaro dagli iraniani e in più di una occasione si sono messi di traverso nelle trattative per un cessate il fuoco di lungo termine tra Hamas e Israele.

Non di rado hanno lanciato missili contro lo Stato Ebraico senza il consenso di Hamas che però ne ha subito le conseguenze in quanto Gerusalemme li considera responsabili di quanto avviene a Gaza.

La Jihad Islamica è la vera chiave strategica di Teheran per mantenere attivo l’accerchiamento a Israele e quindi tenerlo impegnato su più fronti, per questo è stata colpita da Israele.

Per la cronaca, a livello di importanza era più importante Akram al-Ajouri (sopravvissuto a Damasco) che Bahaa Abu al-Atta (ucciso a Gaza) in quanto era lui che teneva le fila con Teheran.

Perché adesso?

In molti si sono chiesti il perché questa operazione decisa da mesi si sia svolta proprio adesso che in Israele regna lo stallo politico.

I più smaliziati hanno visto in questa operazione un modo con il quale Netanyahu ha messo in ombra Gantz e addirittura un modo per demolire ogni possibilità per Gantz di fare un accordo di governo con i partiti arabi.

In realtà lo stesso Gantz ha dato l’OK all’operazione consapevole che la Jihad Islamica stava preparando un grande attacco contro Israele e che l’azione non poteva essere né rimandata né rimanere condizionata dai problemi politici di Israele.

Un messaggio molto forte anche per i leader di Hamas

Le due operazioni contro Bahaa Abu al-Atta e Akram al-Ajouri, solo in apparenza separate, sono un messaggio fortissimo anche per i leader di Hamas.

Le uccisioni mirate devono essere approvate dal Premier e dal suo gabinetto ed era dal 2014 che ciò non avveniva.

Israele negli ultimi anni ha sempre cercato di evitare anche solo di minacciare l’uccisione di un leader di Hamas, questo per non compromettere le possibilità di una accordo di lungo periodo con i terroristi di Gaza.

Il messaggio che ha mandato con l’uccisione del leader della Jihad Islamica è però inequivocabile: se minacci seriamente Israele diventi un bersaglio. E non c’è leader di Hamas, al di la delle dichiarazioni a favore di folla, che abbia intenzione di diventare un bersaglio.

Cosa succederà adesso?

Come abbiamo visto, in mattinata sono ripresi lanci sporadici di razzi dalla Striscia di Gaza. L’Egitto sta trattando con Hamas per convincerli a fermare la Jihad Islamica prima che tutto degeneri. Se la mediazione egiziana andasse in porto probabilmente assisteremo a una de-escalation significativa in poche ore.

Se, al contrario, la Jihad Islamica (magari pressata da Teheran) dovesse riprendere massicciamente il lancio di missili, non si esclude nessuna possibilità, nemmeno una azione di terra a Gaza.

Molto importante in tal senso la dichiarazione fatta questa mattina alla radio dell’esercito dal ministro israeliano della pubblica sicurezza, Gilad Erdan, secondo il quale «la politica israeliana di ritenere Hamas responsabile di tutto ciò che avviene a Gaza è stata rivista».

Anche questo è un messaggio ad Hamas: pensateci voi a fermare la Jihad Islamica prima che sia troppo tardi.