Middle East

Crisi con il Qatar: ma davvero qualcuno crede alla favoletta della lotta al terrorismo?

Non nascondiamoci dietro a un dito, la crisi con il Qatar aperta dai Paesi del Golfo ha poco a che vedere con la guerra al terrorismo e molto a che vedere con gli equilibri regionali. Appare infatti quasi comico che gli wahabiti della famiglia Saud accusino gli emiri del Qatar di finanziare il terrorismo islamico quando loro stessi sono tra i maggiori finanziatori e sostenitori dell’islam integralista e violento.

L’obiettivo non è quindi quello di tagliare i finanziamenti all’islam integralista rappresentato, secondo i sauditi, solo da ISIS e dalla Fratellanza Musulmana, altrimenti si farebbe il possibile per tagliare le fonti di finanziamento anche ai salafiti legati al wahabismo che di certo non sono meno estremisti o meno pericolosi dei terroristi dello Stato Islamico, come non sono meno “infiltrati” dei Fratelli Musulmani.

No, credo che il punto sia diverso e che il vero obiettivo finale sia quello di isolare completamente l’Iran mettendo alle strette l’unico “amico” che ha nel mondo sunnita. E’ vero, il Qatar è senza dubbio uno dei maggiori finanziatori del terrorismo di matrice islamica che fa capo allo Stato Islamico ed è senza dubbio uno dei pochi amici rimasti (insieme alla Turchia) alla Fratellanza Musulmana, ma non dobbiamo dimentica che l’Arabia Saudita spende ogni anno miliardi di dollari per diffondere in tutto il mondo il wahabismo, per finanziare i centri islamici che diffondo il credo dei Saud e per alimentare i salafiti, non certo meno pericolosi dei terroristi del ISIS. Quindi scusate se non credo alla favoletta del mondo arabo unito contro il terrorismo islamico.

Intendiamoci, l’apertura della crisi con il Qatar potrebbe portare con se indubbi benefici per quanto riguarda la lotta a determinati gruppi terroristici come Hamas o come Hezbollah (più contro Hamas che contro Hezbollah). Il Qatar è infatti rimasto uno dei pochi, sempre insieme alla Turchia, ad appoggiare Hamas anche se è proprio di eri la notizia che Doha ha ordinato ai capi di Hamas di lasciare il paese, una decisione che probabilmente doveva servire a far scemare la tensione con l’Arabia Saudita ma che è arrivata fuori tempo massimo e che ora potrebbe essere rivista. Porta sicuramente a una escalation contro l’Iran, ma non vedo tutti questi benefici contro l’integralismo islamico e contro ISIS. Al limite è una lotta tra bande, non tra musulmani buoni e musulmani cattivi.

Ieri leggevo commenti entusiasti in merito a questa decisione senza precedenti presa dai Paesi del Golfo, attribuzioni di merito a Trump e alla sua nuova politica in Medio Oriente. Per carità, nel breve periodo sembra tutto molto accattivante tanto che persino Lieberman si è lasciato rapire da questo cambio di equilibri, ma non credo che nel lungo periodo possa davvero cambiare qualcosa o incidere sul terrorismo islamico. Al contrario, l’Arabia Saudita è il Paese musulmano più integralista e repressivo, quello che più di tutti ha spinto la visione del mondo conquistato dall’islam, del grande califfato globale. Credere che i sauditi possano essere diventati improvvisamente i musulmani buoni solo perché, per i loro interessi, si sono schierati contro ISIS, Iran, Fratellanza Musulmana ecc. ecc. è quanto di più stupido si possa fare.

Detto questo, è indubbio che l’improvvisa e repentina crisi con il Qatar porta alcuni benefici anche a Israele. Prima di tutto il mirino arabo non punta più sullo Stato Ebraico ma punta su Teheran, e non è poco. I terroristi palestinesi di Hamas che si trovano già isolati e in gravi difficoltà, senza l’aiuto del Qatar potrebbero avere un tracollo e anche questo è un vantaggio per Israele. Ma attenzione, se vuoi mettere nel mirino l’Iran devi mettere in conto un conflitto di vastissime proporzioni contro un esercito ben addestrato con mezzi offensivi davvero temibili, alleato regionale della Russia, con a sua disposizione quello che è senza dubbio il più pericoloso gruppo terrorista del mondo, Hezbollah. Credete davvero che l’Arabia Saudita, che non riesce a sconfiggere nemmeno i ribelli Houthi in Yemen, possa affrontare militarmente l’Iran senza chiedere l’aiuto di Israele? E se, come credo, siamo di fronte a una esclation che punta a Teheran l’unica fine possibile è proprio un conflitto armato. Non vorrei che Israele diventasse il braccio armato dei Saud. Sarebbe un errore madornale.

Stemperate quindi gli entusiasmi. L’Arabia Saudita che combatte l’estremismo islamico è un ossimoro gigantesco, un miraggio collettivo. Credo invece che l’apertura delle crisi con il Qatar abbia pochi collegamenti alla lotta all’estremismo islamico e che non sia foriera di buone nuove. E’ una accelerazione verso un conflitto a viso aperto con l’Iran che potrebbe coinvolgere Israele e lasciatemi dire che la cosa non mi piace affatto, non fosse altro che per il fatto che i sauditi non sono affatto migliori degli iraniani e di certo non sono diventati improvvisamente i musulmani buoni.

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