Crisi tra Iran e Stati Uniti: tante domande e poche risposte Troppe domande senza risposta su questa escaltion molto “telefonata”

Tutto qua, la risposta iraniana all’uccisione di Qassem Soleimani è stata una vera e propria farsa o, come dice il nostro direttore, una barzelletta.

Il ciclo di vendetta è ufficialmente concluso. Lo ha certificato su Twitter il Ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, il quale afferma che «l’Iran ha adottato e concluso misure proporzionate di autodifesa» aggiungendo poi che «l’Iran non cerca l’escalation».

Curiosamente sono le stesse parole distensive pronunciate dal Presidente Trump durante la tanto attesa conferenza stampa seguita alla “ritorsione iraniana”.

Questo naturalmente non vuol dire che la crisi tra Iran e Stati Uniti sia finita, le parole grosse volano ancora e di certo la Forza Quds cercherà di vendicare il proprio leader in altri modi più consoni al loro modus operandi.

Tuttavia si possono fare alcune considerazioni e alcune riflessioni, anche fuori dal coro, che possono aiutarci a capire come stiano realmente le cose.

I missili balistici iraniani “telefonati”

I 15 missili balistici iraniani che hanno colpito la base di Ain al-Asad e quella di Erbil potevano essere facilmente intercettati dal sistema di difesa americano. Eppure non è stato fatto.

Addirittura sembrerebbe che gli iraniani abbiano avvisato gli iracheni prima di lanciare il loro attacco e che gli iracheni a loro volta abbiano avvisato gli americani. Il termine “missili telefonati” non è mai stato così attinente.

Questo atteggiamento, sia da parte iraniana che da parte americana, lascia sinceramente perplessi. È stato l’attacco più telefonato della storia moderna.

Il silenzio di Russia e Cina

A parte i comunicati ciclostilati di condanna in merito all’uccisione di Qassem Soleimani e agli altrettanto ciclostilati inviti alla prudenza, né la Russia né la Cina hanno dato l’impressione di prendere una posizione ferma durante questa “escalation”.

Tutte le parti in causa, comprese quelle che hanno importanti interessi con Teheran, hanno dato l’impressione di voler chiudere “l’incidente” in fretta.

Forze americane ancora molto sotto il “livello di crisi”

Subito dopo l’uccisione di Soleimani gli americani hanno spostato qualche migliaia di uomini nel Golfo Persico, ma nulla che faccia pensare ad uno scontro imminente con l’Iran.

Onestamente l’impressione è che durante la crisi i canali tra Washington e Teheran non siano mai stati chiusi. Gli Ayatollah avevano bisogno di far vedere una reazione, poi chiusa con i 15 missili telefonati, mentre Trump aveva bisogno di mostrare agli americani di avere il polso fermo (a proposito, questa tesi potrebbe non essere del tutto fuori contesto). Completato il monopoli, tutti di nuovo al via.

Il JCPOA (accordo sul nucleare)

L’Iran dopo l’uccisione del capo della Forza Quds ha ufficializzato la sua uscita dal JCPOA, ma stranamente questo non sembra preoccupare nessuno tranne Israele. Trump ha annunciato le solite sanzioni, l’Europa ha fatto sentire la sua flebile voce (più flebile del solito), dichiarazioni bellicose di Mike Pompeo ma niente altro. Perché?

Si sprecano le analisi dei “grandi esperti” di politica internazionale, gli stessi che annunciavano la terza guerra mondiale un minuto si e l’altro pure. Noi che invece siamo poveri analisti di basso rango ci limitiamo a dire che in tutto questo ci sono un sacco di cose che non tornano, a partire proprio dall’uccisione (casuale?) di Qassem Soleimani, fino alla ritorsione telefonata da parte dell’Iran.

Un improvviso attacco di prudenza, che non guasta mai? Una ulteriore dimostrazione che Trump è fermamente intenzionato a disimpegnarsi dal Medio Oriente? Una brillante intuizione dei furbissimi iraniani i quali ben sapendo della volontà di disimpegno americano non hanno voluto calzare la mano per non “costringere” gli americani a rimanere?

Per adesso abbiamo un sacco di domande e pochissime risposte. Rimane il fatto che Israele continua a rimanere nel mirino degli Ayatollah e questo sembra non interessare nessuno. L’importante è che la “terza guerra mondiale” sia rinviata, almeno fino al prossimo strike che potrebbe essere sulle centrali atomiche iraniane. E quello si che non sarà un bluff.