Dopo Ashton e Mogherini il colpo di grazia: Josep Borrell

Ian Fleming diceva: uno è un caso; due una coincidenza; tre volte è un’azione del nemico

Prima venne Catherine Ashton e tutti credemmo che non sarebbe stato possibile sostituirla con qualcuno di peggio. Poi venne Federica Mogherini che ci ricordò quel vecchio detto che «al peggio non c’è mai limite».

Ora alla guida della politica estera europea arriva Josep Borrell a dimostrarci che se la politica europea in tutti questi anni è stata fortemente anti-israeliana proprio un caso non è perché, come diceva Ian Fleming, uno è un caso; due una coincidenza; tre volte è un’azione del nemico.

Qualcuno ha detto che con la sua nomina si è voluto dare un senso di continuità con la politica della Mogherini. Come se la politica della Mogherini fosse stata buona e degna di continuità.

La Ashton ha dato il via alle trattative sul nucleare iraniano, la Mogherini le ha perfezionate arrivando ad un accordo al limite dell’assurdo, il fantomatico JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action). Se tutto va secondo i piani, Josep Borrell potrebbe arrivare a regalare all’Iran la tanto agognata bomba atomica.

Si perché, se la Ashton e la Mogherini erano accreditate come amiche dell’Iran, in confronto a Josep Borrell sono delle dilettanti.

Borrell adora gli Ayatollah iraniani. Qualche tempo fa pubblicò un Twitt dove elogiava la “fantastica democrazia iraniana” e nel 40esimo anniversario della rivoluzione che portò al potere i “democratici” Ayatollah scriveva

Il tasso di alfabetizzazione è aumentato dal 35 all’84 percento. La partecipazione delle donne alla forza lavoro è salita dal 5 al 47 percento. L’Iran è un paese chiave in Medio Oriente. È coinvolto in guerre in Siria e Yemen ed è in concorrenza con l’Arabia Saudita. Quaranta anni dopo il Vietnam, l’Iran è ancora un’ossessione per gli Stati Uniti. L’Iran può sopravvivere alle sanzioni se Trump non viene rieletto, altrimenti il regime rinnoverà il suo programma nucleare e raddoppierà l’aggressione nella regione

E cosa dire della questione palestinese? Borrell vorrebbe che la UE riconoscesse subito la Palestina, considera la politica israeliana e in particolare quella di Netanyahu “arrogante e bellicosa”. Mai una sola parola (che io ricordi) sugli attacchi terroristici di Hamas o sulla miriade di attentati di cui è stato vittima Israele.

Ora, qualcuno è in grado di negare che la politica estera europea sia profondamente ostile a Israele? Qualcuno di quelli bravi, può gentilmente spiegarmi il tris di “assi” calato dalla UE nella sua politica estera degli ultimi 10 anni (e nei futuri cinque) e come mai, stranamente, questa politica sia tutta avversa all’unica democrazia che c’è in Medio Oriente?