Erdogan e la Fratellanza Musulmana cercano di sostituire ISIS

Erdogan e la Fratellanza Musulmana cercano di prendere il posto dello Stato Islamico in Siria in Iraq e nel cuore dei musulmani europei delusi dalla fine del Califfato.

Ieri in una dichiarazione all’agenzia russa Sputnik, Bouthaina Shaaban, consigliere politico e mediatico del presidente siriano Bashar Assad, ha accusato la Turchia di cercare di portare la Fratellanza Musulmana al potere in Siria.

«Quello che Erdogan ha cercato di fare prima della guerra e che sta cercando di fare ancora è portare i Fratelli Musulmani al potere in Siria» ha detto il consigliere di Assad a Sputnik.

La denuncia del politico siriano non è frutto della fantasia. Per una volta dal regime siriano arriva un allarme vero e condivisibile anche se non è che la Siria occupata dalle forze iraniane possa dire di essere messa tanto bene rispetto ad una eventuale ascesa della Fratellanza Musulmana. Gli Ayatollah iraniani non sono certo migliori dei Fratelli Musulmani.

Tuttavia il consigliere di Assad ha il merito di mettere il dito in una piaga che non interessa solo il Medio Oriente ma anche l’Europa e l’Africa dove proprio Erdogan è particolarmente attivo nello spingere l’infiltrazione della Fratellanza Musulmana anche per sostituire nel cuore dei musulmani lo Stato Islamico e finanche Al Qaeda.

Ma se in Siria l’atteggiamento di Erdogan è a dir poco spregiudicato, tanto che non si fa scrupolo di occupare una regione siriana come Afrin e annuncia di voler occupare altre zone del Kurdistan siriano, in Europa e in Africa il piano del califfo turco prevede una insinuazione più sottotono, lenta e subdola, nel pieno rispetto di quella regola primaria della Fratellanza Musulmana che si chiama “teoria della gradualità”.

ONG e associazioni islamiche come mezzo di infiltrazione

Immigrazione dall’Africa gestita dalla Fratellanza Musulmana (rapporto Analitiko)

Sia in Africa che in Europa Erdogan sta usando ad ampie mani le ONG e le associazioni islamiche come mezzo di infiltrazione.

Ne abbiamo già parlato in diverse occasioni. In Europa la porta preferita per l’ingresso in grande stile dei Fratelli musulmani sembra essere quella dei Balcani, anche se il paese dove i Fratelli Musulmani sembrano essere veramente forti rimane la Germania. Ed è un pericolo ampiamente sottovalutato dall’Europa.

Ma il pericolo che in prospettiva sembra essere quello più minaccioso arriva dall’Africa dove dopo la sconfitta di ISIS e la perdita di potere di Al Qaeda la popolazione musulmana sembra aver perso punti di riferimento.

E’ in questo contesto che si insinua e trova terreno fertile la Fratellanza Musulmana e per farlo usa la cosiddetta “carità islamica” sulla quale purtroppo non ci sono regole chiare né in Europa né in Africa.

E’ l’ampia rete di ONG e organizzazione “caritatevoli” che tiene tutto in mano, dalla carità locale al fine di fare proselitismo (teologia del container) fino all’emigrazione verso l’Europa (consiglio l’attenta lettura di questo report).

Non è più un argomento sul quale si possono chiudere gli occhi

Erdogan, dopo aver indiscutibilmente aiutato l’ascesa dello Stato Islamico lasciando che la Turchia divenisse un vero e proprio ponte di passaggio di uomini, armi e merci da e verso il Califfato, una volta sconfitto ISIS ha capito che l’esigenza impellente del mondo islamico era quella di avere un punto preciso di riferimento. E la Fratellanza Musulmana è perfetta per questo.

Solo che l’ideologia dei Fratelli Musulmani è la stessa dello Stato Islamico, con la sola variante della gradualità invece che del “tutto e subito”.

Per questo insieme ad altre organizzazioni da oltre due anni ci battiamo affinché la Fratellanza Musulmana venga inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, purtroppo con scarso successo a causa della ostinazione europea a considerare i Fratelli Musulmani la parte moderata e politica dell’Islam. Un errore che l’Europa potrebbe pagare molto caro.