La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen concluderà oggi, lunedì, la sua visita lampo di due giorni nella capitale groenlandese, Nuuk, per rafforzare le relazioni tra l’Unione europea e l’Artico — e raccogliere informazioni mentre l’Unione europea definisce una nuova politica artica.
Quando la prima versione della politica fu pubblicata nel 2021, faceva scarso riferimento alle crescenti minacce alla sicurezza. Al contrario, l’allora capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, aveva posto l’accento sul cambiamento climatico, sulle materie prime e sull’influenza geostrategica come elementi centrali del documento.
Ma negli anni successivi, la Commissione europea ha ammesso che la politica necessita di un urgente rinnovamento per far fronte al mutato contesto di sicurezza e difesa nella regione — una Russia sempre più militarizzata, per esempio, nonché il tentativo della Cina di espandere la propria impronta economica man mano che lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte marittime artiche.
Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che il documento aggiornato mirerà a promuovere «la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile nella regione» e che Bruxelles è impegnata a svolgere un ruolo costruttivo nel territorio.
Ha aggiunto che l’Artico ha suscitato «una notevole attenzione a livello globale» grazie al suo ambiente unico e al suo ruolo nelle dinamiche internazionali.
«Questo aggiornamento è necessario per garantire che la politica rimanga pertinente ed efficace nell’affrontare le sfide e le opportunità in continua evoluzione nella regione artica», ha affermato.
Tuttavia, diverse persone coinvolte hanno riferito che la pubblicazione della strategia ha subito un «ritardo» e il portavoce della Commissione non è stato in grado di fornire una data.
Mentre l’attesa prosegue, gli esperti hanno avvertito che la posta in gioco è alta se l’esecutivo dell’UE non riuscirà a elaborare correttamente questa nuova versione — in particolare per quanto riguarda la sicurezza e la difesa.
Chi è presente nell’Artico?
La Russia e la Cina sono diventate sempre più attive nell’Estremo Nord, ricco di risorse. Anche gli Stati Uniti e il Canada sono presenti nell’area, così come tre Stati membri dell’UE: Finlandia, Svezia e Danimarca.
«Se si guarda all’Artico, questo è il luogo in cui si incontrano tutte le superpotenze», ha dichiarato l’eurodeputato estone Urmas Paet. Paet ha redatto diverse relazioni di alto profilo riguardanti la politica estera dell’UE, tra cui una sull’Artico.
In una relazione del 2025, ha esortato con forza la Commissione europea ad aggiornare la propria strategia artica, sottolineando che la militarizzazione della Russia e la «Via della Seta polare» della Cina hanno trasformato la regione in un importante punto nevralgico geopolitico.
Se la nuova strategia non sarà all’altezza della situazione, ha affermato, l’Europa sarà «sempre più» emarginata nell’Artico, mentre altre superpotenze potrebbero prendere il sopravvento.
«Gli americani, i cinesi e i russi saranno sempre più attivi, mentre l’Europa, beh, sarà sempre meno rilevante», ha affermato.
Paet ha esortato l’Europa a collaborare più strettamente con i partner groenlandesi per quanto riguarda le materie prime critiche e l’energia, e ha chiesto che il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE stanzi fondi per una serie di attività economiche nella regione, quali la pesca, le navi rompighiaccio e gli investimenti nelle infrastrutture.
«Il punto fondamentale di questa nuova strategia è che rifletta chiaramente e adeguatamente ciò che sta accadendo e che indichi anche la strada che l’Unione europea, anche attraverso il proprio bilancio, dovrebbe seguire per reagire a tutti quei cambiamenti a cui abbiamo assistito».
La questione principale ora, ha affermato Paet, è la pubblicazione. «Sono molto in ritardo», ha aggiunto.
Cosa vogliono queste potenze straniere?

Il riscaldamento artico è quasi quattro volte superiore alla media globale, con una perdita di oltre 10.000 chilometri cubi di ghiaccio marino nella regione negli ultimi 40 anni. Questo continuo riscaldamento ha accelerato lo scioglimento dei ghiacciai, rendendo la regione sempre più attraente per i paesi grazie all’apertura di nuove rotte marittime in aree precedentemente inaccessibili.
Nel 2018, il presidente cinese Xi Jinping ha illustrato la sua iniziativa “Via della Seta polare”. Si tratta della visione ufficiale di Pechino volta a creare infrastrutture di trasporto marittimo attraverso l’Oceano Artico per collegare l’Europa e l’Asia.
Ad agosto, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dato grande risalto alla notizia che una nave portacontainer proveniente dalla Cina era arrivata nella città russa di Murmansk attraverso una rotta artica un tempo impraticabile. Ha celebrato questo risultato illustrando al contempo i piani della Russia per sviluppare altre forme di cooperazione internazionale nella regione.
Nel frattempo, la responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha affermato a febbraio che, data la retorica annessionista del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti della Groenlandia e alla luce di queste altre questioni geopolitiche, l’Artico non può più essere considerato un angolo tranquillo della mappa.
«È la prima linea della competizione globale per il potere», ha dichiarato, mentre partecipava a una conferenza dedicata all’Artico a Tromsø, in Norvegia.
Kallas ha avvertito che le minacce ibride stanno aumentando in intensità e frequenza nella regione e sono legate al «costante potenziamento militare» della Russia nell’Estremo Nord.
«In risposta, gli alleati europei stanno rafforzando la sicurezza nell’Artico e l’Unione europea è pronta a fare la sua parte», ha affermato.
Come si garantisce la sicurezza nell’Artico?
Il segretario generale dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), Mark Rutte, ha ammonito che, di fronte al crescente interesse della Cina per l’Estremo Nord e all’intensificarsi dell’attività militare russa, «è fondamentale che facciamo di più», ha dichiarato.
Di conseguenza, a febbraio la NATO ha lanciato l’operazione «Arctic Sentry». Questa iniziativa multidominio mira a rafforzare la posizione dell’Alleanza nell’area riunendo gli alleati sotto un’unica strategia operativa globale. Un alto funzionario della NATO ha detto che i criteri di successo dipenderanno da come la Russia e la Cina risponderanno alla maggiore presenza della NATO nella regione.
Linda Solstrand Dahlberg, alta rappresentante dell’Università artica di Norvegia, ha dichiarato che la politica potrebbe includere un piano per un maggiore coordinamento tra UE e NATO riguardo all’Artico. Ciò garantirebbe la salvaguardia dei cavi sottomarini che collegano la Norvegia all’Europa continentale, nonché il coordinamento contro la crescente militarizzazione da parte di potenze straniere, come la Russia.
«Un Artico sicuro è indissolubilmente legato alla sicurezza europea», ha affermato.
La Dahlberg ha inoltre suggerito che il documento dovrebbe esplorare la possibilità di una maggiore cooperazione nel settore della difesa, che potrebbe andare a vantaggio dei paesi europei alla ricerca di capacità collaudate in condizioni climatiche estreme.
«Abbiamo competenza ed esperienza in questa zona del mondo, e disponiamo di capacità di stress test per i climi freddi».
Maria Martisiute, analista di difesa dell’European Policy Centre, ha affermato che la principale lacuna della politica del 2021 è che non menziona la difesa militare. Ha ribadito che l’agenda geopolitica dell’UE è chiaramente cambiata da allora, con l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia.
Ma ci sono stati sviluppi al di fuori di questo contesto, con l’Europa che ha sviluppato partenariati di sicurezza e difesa con Canada, Islanda, Norvegia e Regno Unito.
«Questi partenariati devono trovare riscontro anche nella nuova strategia artica dell’UE», ha affermato Martisiute.
Insieme, Martisiute e Dahlberg hanno pubblicato un documento contenente decine di raccomandazioni per la futura politica dell’UE. Secondo loro, l’aspetto più importante che la Commissione europea deve tenere in considerazione nel mettere a punto il documento è la consapevolezza che la difesa dell’Artico ha un impatto sulla difesa europea.
«L’Artico non esiste in un vuoto», ha affermato Martisiute. «È strettamente integrato nel più ampio panorama della sicurezza».

