Dal Jerusalem Post – L’8 ottobre 2023, mentre Israele era ancora sotto shock per il massacro perpetrato da Hamas il giorno precedente, nelle manifestazioni e sui social media cominciavano già a circolare accuse secondo cui Israele stava commettendo un genocidio a Gaza.
Per le organizzazioni promotrici della ormai virale campagna “Gaza GenoLIE”, quella tempistica è fondamentale per la loro tesi: l’accusa faceva parte di uno sforzo più ampio volto a delegittimare Israele — uno sforzo che da allora ha contribuito ad alimentare l’ostilità verso lo Stato ebraico e gli ebrei in tutto il mondo.
La campagna è un’iniziativa congiunta di oltre 100 organizzazioni filoisraeliane ed ebraiche provenienti da più di 20 paesi, tra cui l’Anti-Defamation League, il Congresso Ebraico Mondiale, CAMERA, HonestReporting, l’International Legal Forum (ILF), Students Supporting Israel (SSI), l’Israeli-American Council (IAC), Christians United for Israel (CUFI) e altre. La GenoLIE, il cui nome unisce «genocidio» e «menzogna», mette in luce otto aspetti dell’accusa di genocidio a Gaza, tra cui l’analisi della definizione giuridica di genocidio, le accuse di carestia, la presunta «guerra ai giornalisti», l’uso di scudi umani da parte di Hamas, le accuse secondo cui Israele avrebbe deliberatamente preso di mira i giornalisti e il trattamento riservato da Israele ai civili.
Un tentativo di distorcere il linguaggio
Al centro della campagna c’è una distinzione giuridica: «genocidio» non è semplicemente un altro termine per indicare una guerra o un conflitto che provoca un numero significativo di vittime civili.
Secondo il diritto internazionale, il genocidio richiede l’intenzione specifica di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso protetto. Il GenoLIE sostiene che applicare il termine alla guerra di Israele contro Hamas svuota la parola del suo significato specifico e la trasforma in una falsa accusa politica.
«Parole come “genocidio” hanno un peso giuridico e morale», osserva Sara Friedman, amministratrice delegata del Congresso Ebraico Mondiale di Israele, «e quando vengono svuotate del loro significato e utilizzate come arma contro una democrazia che si difende da un’organizzazione terroristica, il termine viene sminuito a danno di ogni vera vittima di genocidio, passata e futura. Smascherare come questa accusa sia stata fabbricata e diffusa significa riportare la verità nel dibattito pubblico prima che la menzogna si cristallizzi in una storia accettata come vera».
La Corte internazionale di giustizia (CIJ), in una sentenza del 2024 sulle accuse di genocidio mosse dal Sudafrica contro lo Stato ebraico, ha emesso misure provvisorie che imponevano a Israele di adottare determinati provvedimenti ai sensi della Convenzione sul genocidio, ma non ha ritenuto che Israele avesse commesso un genocidio.
L’iniziativa sottolinea gli avvisi di evacuazione israeliani, le tregue umanitarie e le campagne di vaccinazione per i civili di Gaza come prova che Israele ha adottato misure significative per ridurre i danni alla popolazione civile. GenoLIE sostiene che tali misure dimostrino che la guerra di Israele è diretta contro Hamas, non contro la popolazione palestinese, e che l’uso deliberato di civili come scudi umani da parte di Hamas dimostri che le vittime civili sono il risultato delle tattiche di Hamas, piuttosto che la prova di una campagna israeliana volta a distruggere i palestinesi.
Per Arié Bensemhoun, direttore esecutivo di ELNET France, l’accusa ha una risonanza particolare a causa della storia di Israele.
Israele, osserva, è lo Stato fondato dopo secoli di persecuzioni contro gli ebrei e l’Olocausto, il che rende particolarmente significativa l’accusa di genocidio mossa contro Israele.
«Il “GenoLIE di Gaza” cerca di capovolgere quella storia», afferma, «per trasformare lo Stato nato dalle ceneri del genocidio nel responsabile di un genocidio inventato, al fine di delegittimare il progetto sionista nella sua stessa essenza».
Un attacco all’identità ebraica e alle comunità all’estero
GazaGenoLIE.com è stato tradotto in cinque lingue oltre all’inglese: tedesco, spagnolo, italiano, francese ed ebraico. Il sito web descrive l’accusa di genocidio come una forma moderna della calunnia del sangue: un’antica accusa di malvagità intrinseca degli ebrei riformulata nel linguaggio politico del XXI secolo.
GenoLIE colloca inoltre l’accusa su Gaza in una storia molto più lunga di tentativi di delegittimare Israele, tracciando quello che descrive come un lessico moderno anti-israeliano fatto di razzismo, apartheid e genocidio, a partire dalla risoluzione dell’ONU del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo, passando per la conferenza di Durban del 2001 e l’ascesa del movimento BDS. In questa prospettiva, l’accusa è cambiata, ma l’obiettivo rimane lo stesso: isolare Israele e minarne la legittimità come Stato ebraico.
Secondo Bensemhoun, l’accusa di genocidio ha creato una situazione in cui gli ebrei della diaspora possono essere sempre più spesso dipinti come moralmente sospetti semplicemente per il fatto di mantenere un legame con Israele.
«Dice agli ebrei che l’unico luogo creato per garantire l’autodeterminazione e la protezione del popolo ebraico è esso stesso illegittimo», ha affermato. «Gli ebrei sono tollerati solo se rinunciano pubblicamente al loro attaccamento a Israele».
Un portavoce dell’Anti-Defamation League si è detto d’accordo, dichiarando al Jerusalem Post che «la disinformazione che distorce la realtà della guerra tra Israele e Hamas, compresi i tentativi di etichettare falsamente le azioni di Israele a Gaza come genocidio, provoca danni reali ben oltre il campo di battaglia. Queste false narrazioni vengono utilizzate come arma per giustificare le vessazioni e l’odio contro gli ebrei ovunque, alimentando l’ondata globale di antisemitismo. È essenziale correggere la versione dei fatti con dati oggettivi».
Bensemhoun sostiene inoltre che l’accusa rifletta una dinamica psicologica più profonda in alcune parti dell’Occidente.
«Se il [rifugiato] ebreo è diventato il carnefice, allora il senso di colpa occidentale nei confronti degli ebrei può essere ribaltato in una condanna degli ebrei», ha spiegato.
Il 7 ottobre come inizio di una guerra dell’informazione
Gli organizzatori dell’iniziativa GenoLIE non considerano il 7 ottobre e la guerra che ne è seguita come due storie separate. Il massacro di Hamas, sostengono, ha segnato l’inizio di un conflitto che ha rapidamente sviluppato un secondo fronte: quello combattuto attraverso immagini, social media, istituzioni internazionali e opinione pubblica.
«Hamas ha capito che non poteva sconfiggere Israele militarmente, quindi ha intrapreso una guerra asimmetrica in cui le informazioni, le immagini e l’opinione pubblica internazionale sono diventate armi», ha affermato Bensemhoun.
La campagna mette in evidenza una fotografia del 2025, ampiamente diffusa, di un bambino di Gaza emaciato apparsa sulla prima pagina del New York Times. Il quotidiano ha successivamente corretto la presentazione dell’immagine dopo che le cartelle cliniche hanno indicato che il bambino soffriva di gravi patologie preesistenti.
La campagna sostiene inoltre che alcuni giornalisti palestinesi uccisi durante la guerra avessero legami con Hamas o con la Jihad Islamica Palestinese, e che Hamas operasse deliberatamente dall’interno di zone civili.
Episodi come questo sono il motivo per cui gli organizzatori ritengono necessaria la campagna: vogliono che le singole accuse e le prove vengano esaminate nel merito, piuttosto che permettere a un’unica narrazione generale e predeterminata di dettare il modo in cui ogni evento viene interpretato.
Una coalizione forte e ampia
Una delle caratteristiche più sorprendenti della campagna è l’ampiezza delle organizzazioni che la guidano. Organizzazioni ebraiche, gruppi di sostegno a Israele, organizzazioni legali e attivisti provenienti da diversi contesti politici e nazionali si sono uniti in uno sforzo comune nonostante i disaccordi su altre questioni.
Riflettendo su questo, Bensemhoun ha osservato che «organizzazioni che non sono d’accordo praticamente su nulla riescono a riconoscere il pericolo di trasformare una guerra palesemente complessa in una semplicistica accusa di genocidio contro lo Stato ebraico».
Nuovo cartellone pubblicitario a Times Square
La campagna «Gaza GenoLIE» ha ottenuto uno spazio su un cartellone digitale nel cuore di Times Square, accanto alla sede del Nasdaq. Il cartellone riproduce il design accattivante a forma di puzzle della campagna e invita i lettori: «Non credete alle menzogne. Guardate voi stessi: GazaGenoLie.com».
Una battaglia sulla legittimità di Israele
Secondo i suoi leader, la campagna «GenoLIE» si inserisce in ultima analisi in una più ampia battaglia sulla legittimità di Israele come Stato ebraico. Essi sostengono che l’accusa di genocidio non si limiti a condannare la condotta di Israele in una guerra specifica, ma miri a dipingere il Paese fondato come rifugio per il popolo ebraico come uno Stato genocida, attaccando la legittimità stessa di Israele in quanto Stato ebraico.
La crescita della campagna riflette la convinzione dei suoi partecipanti che la battaglia sulla legittimità di Israele non sia più limitata ai diplomatici, ai governi o alle organizzazioni internazionali. Si sta combattendo nelle università, nelle redazioni, sui social media e nelle comunità ebraiche di tutto il mondo.
«Nel breve termine, vogliamo che giornalisti, educatori e responsabili politici abbiano a disposizione i fatti prima di ripetere un’accusa che non regge a un esame approfondito», spiega Friedman. «Nel lungo termine, vogliamo che la verità venga ristabilita affinché le generazioni future non ereditino una calunnia di sangue come un fatto accertato».
«[La campagna] va oltre la semplice difesa di Israele», sostiene Bensemhoun. «Si tratta di difendere l’integrità del linguaggio, della memoria storica e del giudizio morale, e di rifiutare che la parola “genocidio” diventi un’arma politica contro lo Stato ebraico».
Per saperne di più sull’iniziativa Gaza GenoLIE, visita www.GazaGenoLIE.com

