Golfo Persico: l’Iran gioca con il fuoco e usa la stessa tecnica di Hamas

Ieri i Pasdaran iraniani hanno alzato il tiro cercando di sequestrare una petroliera britannica in navigazione nel Golfo Persico. Fino a dove potranno spingersi gli iraniani con le loro smaccate provocazioni?

Ieri alcune cannoniere iraniane appartenenti alla Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno cercato si sequestrare una petroliera britannica nel Golfo Persico.

Solo l’intervento di una nave da guerra inglese, la fregata HMS Montrose, ha sventato il tentativo delle barche dei Pasdaran di spingere la petroliera britannica in acque territoriali iraniane.

Secondo i rapporti diffusi dal pentagono, che sostiene di avere anche un video, cinque cannoniere iraniane avrebbero circondato la petroliera tentando di spingerla in acque iraniane.

Quando la Montrose ha puntato le sue armi contro le barche iraniane e avvisato verbalmente che era pronta a fare fuoco, gli iraniani hanno desistito dal tentativo di dirottamento.

Una mossa molto azzardata

Quella iraniana è stata una mossa molto azzardata considerando che era impossibile che i Pasdaran non fossero coscienti che la HMS Montrose stava scortando la petroliera.

E ora in molti si chiedono i motivi di questa provocazione iraniana.

Dando per scontato che mossa dei Pasdaran era una ritorsione per il sequestro da parte delle autorità britanniche di una petroliera iraniana a Gibilterra, rimane il fatto che militarmente parlando quello dei Pasdaran è stato quasi un attacco suicida.

Disperazione o ricerca di uno scontro?

Negli ultimi mesi la tensione nel Golfo Persico è andata via via crescendo.

Il 12 maggio quattro navi sono state sabotate nel Golfo di Oman al largo del porto degli Emirati Arabi Uniti di Fujairah. Due erano petroliere saudite.

Un fatto ancora più grave si è verificato il 13 giugno quando due petroliere sono state attaccate al largo del porto iraniano di Jask nel Golfo di Oman.

Il 20 giugno le Guardie della Rivoluzione Islamica abbattono un drone americano che sorvolava il Golfo Persico. Il Presidente Trump prima ordina una ritorsione militare, poi all’ultimo momento la ferma.

È palese che gli iraniani stanno cercando di alzare la posta sicuri che a Washington siano perfettamente consapevoli che un attacco americano all’Iran non sarà una passeggiata e che rischia di scatenare un conflitto regionale.

Che gli iraniani siano spinti dalla disperazione per le sanzioni americane che stanno mettendo in ginocchio la loro economia o che vogliano realmente uno scontro ha poca importanza. Probabilmente le due cose sono connesse.

Ora si tratta di capire quanto avanti si spingeranno a Teheran con le provocazioni e per quanto tempo il Presidente Trump riuscirà a resistere alla tentazione di colpire obiettivi iraniani.

La sensazione è che gli iraniani non si fermeranno convinti come sono che a Washington non intendano invischiarsi in un conflitto con l’Iran che con molta probabilità coinvolgerà anche Israele.

Ma quello iraniano è un gioco molto pericoloso che rischia di sfuggire di mano. Fino ad oggi Trump è stato tenuto a freno da ragionevoli motivazioni geopolitiche, ma se le provocazioni iraniane continueranno difficilmente il Presidente americano rimarrà con le mani in mano.

Sembra quasi che gli Ayatollah iraniani stiano replicando la tattica usata da Hamas con Israele. Continue e sempre maggiori provocazioni fino a spingere ad una reazione militare per poi passare da vittime.

Con Israele questa tattica funziona perché nonostante Hamas sia un gruppo terrorista, qualsiasi cosa facciano a Gerusalemme è sicuro che sarà lo Stato Ebraico ad essere condannato.

Ma siamo davvero sicuri che questa tattica funzionerà anche con gli americani? L’importanza di una navigazione sicura nel Golfo Persico non può essere paragonata alla situazione di Gaza. L’opinione pubblica mondiale lo sa. Lo sapranno anche a Teheran?