Grazie al cielo a Washington c’è Marco Rubio

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Ci ha messo del tempo Marco Rubio a convincere il Presidente, Donald Trump, che il memorandum d’intesa studiato dal vice-Presidente JD Vance non solo era un suicidio politico, ma era l’ammissione che gli Stati Uniti avevano perso la guerra con l’Iran.

L’escalation che stiamo vedendo nel conflitto tra Stati Uniti e Iran è figlia senza dubbio della ritrovata consapevolezza che trattare con l’Iran significa trattare con chi non rispetta mai gli accordi presi, con chi crede di poter tenere il mondo al guinzaglio per un tempo indefinito chiudendo uno degli stretti più strategici del globo, lo Stretto di Hormuz.

Trump ha finalmente capito che non basta aprire Hormuz, bisogna controllarlo. Il Presidente americano ha capito che quel memorandum d’intesa consegnava ai Pasdaran una vittoria umiliante per Washington ed estremamente significativa per Teheran. Circondato da consiglieri inesperti di politica mediorientale, Donald Trump stava consegnando le chiavi del mercato globale alle Guardie Rivoluzionarie iraniane.

Il lavoro del Segretario di Stato lo deve fare il Segretario di Stato, Marco Rubio, non una coppia di commercianti da strapazzo che solo qualche mese fa predicava la resa dell’Ucraina e che probabilmente ha consigliato male il Presidente Trump, sia su  Gaza che sul Libano.

Non è un caso che Libano e Israele trattino direttamente bypassando Hezbollah e quindi l’Iran. È stato il Segretario di Stato Marco Rubio a portare Beirut e Gerusalemme uno di fronte all’altro a Washington per siglare un accordo che, checché se ne dica, non solo è storico, ma punta a buttare l’Iran fuori dal Libano

Ed è stato sempre Marco Rubio a fare in modo che l’accordo tra Libano e Israele annullasse di fatto l’Art. 1 del famigerato protocollo d’intesa tra Iran e Stati Uniti il quale prevedeva l’inclusione del Libano negli accordi tra Teheran e Washington e che nei fatti avrebbe costretto il Presidente Trump a fare pressione su Israele per fermare (di nuovo) la guerra contro Hezbollah.

La Corte Penale Internazionale (CPI) 

Il 13 luglio il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato una campagna volta a smantellare la Corte penale internazionale. Definendo la CPI «un tribunale globale composto da burocrati globalisti non eletti che sostengono di avere un potere quasi illimitato», ha accusato la Corte di «condurre una guerra contro il nostro Paese e i nostri alleati (Israele n.d.r.), non con proiettili o missili, ma con statuti, accordi e la forza del cosiddetto diritto internazionale».

Finché la Corte esisterà, ha insistito, un numero indefinito di americani — «agenti della polizia di frontiera che espellono criminali violenti dal nostro Paese, marines americani che rischiano la vita per difendere la nostra patria, pubblici ministeri impegnati a smantellare complotti terroristici» — correrà il rischio di «essere perseguiti e persino incarcerati per il cosiddetto reato di difendere il proprio Paese».

A tal fine, secondo un comunicato stampa del Dipartimento di Stato, il governo statunitense ha deciso «di neutralizzare sistematicamente la capacità della CPI di operare, prendere di mira militari o funzionari americani o minacciare in altro modo la sovranità americana e dei nostri alleati».

I mandati della CPI contro Netanyahu e Gallant

L’amministrazione Trump si è opposta all’indagine della Corte penale internazionale sulle azioni di Israele a Gaza.

La persecuzione dei leader israeliani da parte della Corte penale internazionale è l’esempio più lampante e ripugnante di come essa abbia abbandonato la giustizia imparziale in favore di politiche spregevoli che violano i diritti umani.

Alla fine del 2024, la Corte ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’allora Ministro della Difesa Yoav Gallant per la loro condotta nella guerra a Gaza. I mandati della CPI ignoravano completamente il contesto della guerra: Israele stava reagendo ai barbari attacchi del 7 ottobre, il giorno più letale per gli ebrei dall’Olocausto.

Israele aveva il diritto sovrano e morale di difendersi e smantellare l’organizzazione militare di Hamas, un gruppo terroristico che ha deliberatamente condotto i suoi attacchi tra la popolazione di Gaza in modo da massimizzare le vittime civili innocenti.

Considerare la risposta militare di Israele e le azioni di Hamas moralmente equivalenti – come di fatto stanno facevano i mandati – è stata una grave ingiustizia nei confronti di una democrazia impegnata in una guerra difensiva in difficili condizioni urbane.

Nessun Paese nella storia militare ha condotto una guerra urbana con maggiore impegno per minimizzare le perdite civili di quanto abbia fatto Israele a Gaza.

L’episodio ha confermato che la Corte penale internazionale è disposta a piegare i propri standard giuridici sotto la pressione politica degli Stati membri ostili a Israele, piuttosto che applicare la legge in modo neutrale.

Smantellare la CPI «mattone per mattone»

In un editoriale sul Wall Street Journal, il Segretario di Stato Marco Rubio ha giustamente chiesto lo smantellamento della Corte penale internazionale (CPI), «mattone per mattone, se necessario».

Ha ragione. Sebbene gli Stati Uniti non abbiano mai aderito alla CPI, l’agenzia sostiene di avere giurisdizione, in virtù di leggi internazionali mai recepite dagli Stati Uniti, sui cittadini privati ​​e sui funzionari governativi statunitensi, compresi i membri delle forze armate e delle forze di polizia. Ciò significa che potrebbe processare e incarcerare cittadini americani. Questa minaccia non è teorica. Il procuratore della CPI ha minacciato dodici senatori statunitensi che l’avevano criticata.

Gli ebrei repubblicani appoggiano Marco Rubio per il dopo-Trump

Come scrive la stampa israeliana, non è un segreto che JD Vance abbia perso la fiducia di molti repubblicani ebrei, i quali hanno contestato il fatto che il vicepresidente abbia rimproverato i funzionari israeliani, abbia assecondato le teorie del complotto anti-israeliane  e abbia taciuto su Tucker Carlson, l’influente opinionista che si è schierato contro Israele.

Secondo il noto influencer ebreo Shabbos Kestenbaum, «la stragrande maggioranza degli elettori, dei donatori e dei politici ebrei americani sostenitori del movimento MAGA appoggia con entusiasmo la candidatura di Marco Rubio alla presidenza».

«Posso affermare con assoluta certezza che negli ambienti conservatori ebrei americani, Marco Rubio è favorito con un margine di 99 a 1», ha detto Kestenbaum. «Anzi, probabilmente è un’affermazione riduttiva: il divario è probabilmente più vicino a 100 a 0. Non riesco a pensare a nessuno all’interno del movimento MAGA ebraico americano che non voglia Marco Rubio come candidato».

Abbiamo quindi qualche speranza che non solo il Presidente Trump inizi a usare il Segretario di Stato per chiudere accordi invece della disastrosa coppia Steve Witkoff e Jared Kushner, ma che per il dopo-Trump sia Marco Rubio a correre per la Casa Bianca e non quel losco estremista antisemita di JD Vance. Anche i sondaggi in America premiano questa soluzione.

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