Middle East

Guerra a Gaza: tutte le menzogne dei “grandi media” su Israele

Naturalmente noi non siamo nessuno e non possiamo certo competere con i “grandi media” e con la “vera informazione” che ogni giorno vi propina menzogne e altera la verità, ma cercheremo nel nostro piccolo di spiegarvi alcune cose:

Perché a Gaza ci sono vittime civili e in Israele no?

Se ascoltate o leggete uno qualsiasi dei “grandi media” o sentite un servizio dei “grandi giornalisti” da Gaza la prima cosa che noterete è che a Gaza ci sono vittime civili mentre in Israele no. Eppure l’esercito israeliano mira esclusivamente a obbiettivi militari mentre i terroristi di Hamas e della Jihad Islamica mirano esclusivamente a obbiettivi civili. Come si spiega tutto questo? La parola magica è “sistema di difesa”. Mentre Israele ha investito e investe ogni anno centinaia di milioni di dollari nel sistema Iron Dome e quindi nella difesa dei suoi cittadini, a Gaza Hamas preferisce usare la popolazione civile come difesa dei suoi covi, dei suoi depositi di armi e delle sue rampe di missili. Così a volte succede che per colpire un obbiettivo terroristico si colpiscano anche i civili. E tutto sommato l’aviazione israeliana limita moltissimo i danni grazie alla sua precisione. Per fare un esempio, solo questa notte l’IAF ha colpito 160 obbiettivi terroristici a Gaza. In teoria avrebbe dovuto essere una strage, invece si registrano solo pochi feriti. Ieri Hamas ha lanciato su Israele oltre 120 missili, tutti diretti su obbiettivi civili,e se non ci sono state vittime è solo grazie a Iron Dome. Un’altra cosa che noterete è che i “grandi media” e i “grandi giornalisti” quando parlano delle vittime civili a Gaza, oltre a non menzionare che erano li come scudi umani, parlano solo ed esclusivamente di “donne e bambini”, come se a Gaza non ci fossero uomini. E’ un modo molto efficace di drammatizzare la “notizia” e di nascondere come siano proprio le donne e i bambini gli scudi umani preferiti dai terroristi di Hamas.

E’ Israele che bombarda Gaza oppure sono i terroristi che attaccano Israele?

Com’era ampiamente prevedibile (e previsto), dopo che i terroristi di Gaza hanno lanciato centinaia di missili su Israele nel totale silenzio dei media, non appena un aereo israeliano ha colpito un obbiettivo militare a Gaza si è scatenata la lotta dei titoli: “Israele attacca Gaza” e “Israele bombarda Gaza” sono quelli più gettonati. Naturalmente nessuno (o pochissimi) dei “grandi media” e dei “grandi giornalisti” vi dice che quella di Israele è una reazione al lancio di centinaia di missili. Non possono farlo poveretti, sono stati silenti per mesi mentre ogni giorno piovevano missili sul sud di Israele e adesso come fanno a raccontarci che “Israele reagisce”? Meglio dire che “Israele attacca”.

Gaza, prigione a cielo aperto oppure califfato islamico?

Un altro mantra che sentirete ripetere all’infinito è quello di “Gaza, prigione a cielo aperto”. In realtà Gaza non è affatto una prigione a cielo aperto, è solo un califfato islamico dominato da un gruppo di terroristi estremisti che hanno come primo obbiettivo quello di distruggere Israele e, in seconda battuta, di estendere il loro califfato a tutto il Medio Oriente. Per questo motivo Gaza è isolata. Anche l’Egitto, che pure è un paese musulmano, ha duramente colpito Hamas e ha sigillato le sue frontiere con la Striscia di Gaza. Eppure, nonostante tutto questo, è Israele che porta aiuti umanitari a Gaza, che gli da il carburante per far funzionare la centrale elettrica, che fornisce i servizi telefonici e internet. Chi altri lo farebbe con un nemico dichiarato e così pericoloso? A Gaza c’è di tutto, dai grandi centri commerciali alle ville con piscina dei boss di Hamas (questo video può essere un buon punto di partenza per comprendere). Ma naturalmente la cosa non fa trend nei “grandi media”. Meglio parlare di prigione a cielo aperto o addirittura di lager.

E allora non vi chiediamo di schierarvi a favore di uno o dell’altro, vi chiediamo solo di stare attenti alle informazioni che vi passano i “grandi media” e i “grandi giornalisti”, di riflettere su poche ed essenziali cose prima di giudicare dai titoli. Se poi pensate alla differenza che c’è tra una democrazia e un califfato islamico, allora non serve dire altro. Sarete voi stessi che saprete da che parte stare.

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55 Comments

  1. Queste riflessioni sono giustissime e le tengo presente da diverso tempo in discussioni in cui resto quasi sempre sola. Purtroppo i media occidentali sono malati di ideologismo e hanno fatto della “causa palestinese” un mantra pieno di ignoranza, distrazione e … antisemitismo.

  2. Sembrerebbero piu’ efficaci i mezzi di difesa Palestinesi se per difesa si intende il raggiungimento del Fine… Sputtanare – isolare, non vincere, Israele anche sacrificando religiosamente i propri Figli e talvolta, sempre religiosamente, quelli degli altri. Potrebbero lanciare missili piu’ potenti e provocare piu’ danni, mezzi e alleati non mancano ma non lo fanno…A me sembra una strategia… Ma me potrei anche sbaglia’… In tal caso, come non detto.- Saluti

  3. come mai i commenti contrari non li pubblicate?cosi a senso unico non riesco a farmi un’idea precisa…

    1. veramente i commenti contrari li publichiamo. Non pubblichiamo i commenti senza senso di qualche cretinetto antisemita

    2. Caro f, come non riesci farti un’idea ?? Basta che tu segua tutti gli altri mass media per farti un’ottima idea delle opinioni della controparte sempre e comunque schierata contro Israele. Anzi un suggerimento: chiedi a loro di pubblicare i commenti a loro contrari per farti un’opinione….

  4. articolo a senso unico e completamente privo di onestà intellettuale. Dopo Sharon Levi, pubblicate anche articoli di qualche reporter palestinese magari.

    1. nelle ultime ore abbiamo cestinato decine di commenti offensivi contro Sharon solo perché dal suo nome si evince la sua origine ebraica. Non uno solo che abbia almeno minimamente contestato le sue parole. Questo lo abbiamo pubblicato solo per far capire cosa intendiamo (alcuni erano davvero inpubblicabili). Quindi se volete contestare quanto scritto fatelo nel merito

    2. Caro Alessio, hai praticamente tutte le testate giornalistiche e le reti televisive che battono a senso unico la grancassa palestinese. Non ti basta ? E fai le pulci a “Reporters Rights” ?

      1. Andrea, non si tratta di fare le pulci ma mi permetto di dire la mia da persona che è “finita” su questo sito alla ricerca appunto di informazioni diverse, che uscissero dal coro. Mi sono trovata davanti ad articoli validi ma anche davanti a “articoli/commenti da bar” che non si addicono a un sito che si prefigge come scopo di dare valide informazioni su varie questioni e in particolare su un aspetto difficile come la situazione Medio Orientale.
        Penso sia positivo anche per lo staff di questo sito sentirsi fare alcuni commenti non positivi, chiaramente sempre nei limiti del rispetto.

  5. “Articolo a senso unico e completamente privo di onestà intellettuale. Dopo Sharon Levi, pubblicate anche articoli di qualche reporter palestinese magari.”

    Mi trovo parzialmente d’accordo, sono finita sul vostro sito più o meno per caso, cercando informazioni che non fossero date dalle grandi testate.
    Mi sono trovata molto d’accordo con molti dei vostri articoli ma ciò non toglie il mio stupore nel constatare il contrasto tra il vostro nome “Rights Reporter” e la realtà dei fatti ovvero articoli da un solo punto di vista (per quanto, spesso, condivisibile).

    1. beh, se consideri che c’è gente che fa fotografie a bambini con un mitra in mano e sotto ci scrive “restiamo umani”…..

      In ogni caso, è innegabile che siamo parziali, nessuno dice di no, ma riteniamo di esserlo in maniera lucida. Con tutti i suoi difetti (che più volte abbiamo denunciato) la democrazia israeliana è l’unica oasi verde in un medio oriente rosso di sangue. Il furore che vediamo contro Israele non lo vediamo nemmeno contro i peggiori assassini sanguinari (gli hai visti questi dire qualcosa contro Assad o contro altri macellai???). Le menzogne che si inventano (come quella di pubblicare fotografie della tragedia siriana attribuendole alla situazione a Gaza) sono davvero schifose, altro che la nostra parzialità.

      Sappiamo di essere fuori dal coro in un web a senso unico, per questo ci becchiamo pure le offese personali e razziali come quelle fatte oggi nei confronti di Sharon, ma ci crediamo troppo per cedere a queste provocazioni.

      1. Ci tengo a ribadire che purtroppo temo sia una situazione ai limiti dell’irrisolvibile e non ritengo opportuno da parte mia parteggiare per gli uni o gli altri, quantomeno non in questa sede dove ero venuta a cercare solo valide informazioni. Il fatto è ammettiate di essere di parte è apprezzabile ma, a mio avviso, fa decadere il vostro scopo di informazione libera.

        Immagino che anche per voi sia difficile controllare tutto ciò che i vostri collaboratori scrivono; però se posso permettermi una critica costruttiva (senza insulti di alcun tipo): I vostri articoli, cosi come le vostre risposte, stanno lentamente degenerando. Mi sembra di leggere le risposte che si davano agli articoli online del giornalino del liceo.

        “O cielo, scusaci, abbiamo nominato la Siria. E’ vietato parlarne.”

        Penso che sia un modo di concludere lanciando un piccolo sasso, per distogliere l’attenzione della persona alla quale stavate rispondendo dalla vera questione : siete purtroppo caduti in una faziosità che non potete giustificare, non presentandovi come un sito PRO-ISRAEL ma come un sito di informazione libera.

        Ciò detto ritengo ammirevole la vostra intenzione di offrire notizie in modo indipendente, ma mi permetto di ribadire che cadere nella più ridicola faziosità è molto facile, quanto da evitare.

        1. è bello avere così tante persone che ti consigliano. Lo diciamo senza ironia. Il problema è che in poco più di un anno ne abbiamo avuto centinaia di ersone che vorrebbero “consigliarci la linea editoriale”. Bene, tutti i consigli sono ben accetti. Ribadiamo un concetto che ci sta molto a cuore: noi difendiamo la democrazia. Non si tratta di essere filo-qualcosa. Da noi ci sono autori arabi, gay, transessuali, israeliani, italiani e pure africani (proprio da ieri). La base resta la difesa della democrazia. Su questo saremo sempre parziali. Se poi a qualcuno questo non sta bene ce ne faremo una ragione.

          PS
          come volevasi dimostrare, sulla Siria si tocca sempre un tasto dolente

          1. Che la Siria sia un tasto dolente, per ovvi motivi, purtroppo non è una novità.

            Mi sembra che anche voi ve ne teniate particolarmente alla larga, come ultimo articolo risulta uno pubblicato il 24 giugno, e prima di quello uno del 9 maggio, e non credo che non ci sia più nulla da dire sulla situazione.

            Il fatto che difendiate la democrazia è, senza alcun dubbio, molto positivo. Proprio per questo mi sono permessa di dare un’opinione da persona che è capitata qui per caso e senza alcuno spirito bellico nei vostri confronti.

            Mi piacerebbe avere la vostra opinione su questo articolo : http://www.jpost.com/Opinion/Op-Ed-Contributors/Is-Israel-a-true-democracy-352445

  6. Comunque non sono sicuro che “reagire” sia per forza una parola non utilizzata perché diverrebbe scomoda. Anzi vedo molti media utilizzare proprio la parola rappresaglia con fare dispregiativo. D’altronde noi ci indigneremmo se qualcuno dicesse “perché non lo dite che alle fosse Ardeatine i tedeschi reagirono contro i partigiani terroristi che gli avevano ucciso i soldati?”, che è un po’ il concetto che vedo ripetuto proprio in questi media (i paragoni sono proprio di questo tipo). In poche parole penso che non faccia molta differenza usare la parola “attacco” piuttosto che “reazione”, l’azione israeliana viene percepita negativamente a prescindere,

  7. Il fatto che la reazione sia negativa sia che si usino le parole giuste che quelle sbagliate, non mi sembra una buona ragione per usare quelle sbagliate. Un attacco è un attacco e una reazione è una reazione; i due termini non sono sinonimi e non sono sovrapponibili, se Francesco mi dà un pugno sul naso tu non puoi scrivere che io ho dato un pugno sul naso a lui perché tanto i suoi amici stanno dalla sua parte comunque. La guerra contro Israele comincia con la guerra delle parole – esattamente come la Shoah è cominciata con le scritte “morte agli ebrei” sui muri – ed è compito di tutti combattere dalla parte giusta almeno questa guerra qui, visto che per l’altra non abbiamo gli strumenti.

  8. POST SCRIPTUM: nella faccenda delle Ardeatine i partigiani hanno ucciso sodati e i tedeschi per rappresaglia hanno ucciso civili. Non è esattamente questo che succede in Israele.

  9. Premetto, non sono anti-semita, ne tanto meno parteggio per una delle due fazioni, se così si può dire, ma avrei delle precisazioni da fare.
    1- Iron Dome esiste e vieni utilizzato dall’esercito Israeliano, ma dubito fortemente che abbia fermato 120 missili, altrimenti lo stato Israeliano avrebbe speso 12.000.000 di dollari, dato che il costo di un singolo missile si aggira intorno ai 100.000 dollari, e con tutti gli attacchi che riceve, a questo punto Israele sarebbe uno stato fallito, senza più un lira, dato che utilizzano iron-dome dal 2011.
    2-Qui non sta parlando di una guerra normale, e tanto meno di un califfato islamico, qui si sta parlando di 2 popoli ottusi che finiranno con l’auto-distruggersi per dei pezzetti di terra (sembra un’analisi superficiale, ma la realtà è questa). Ed è incredibile che un popolo reduce della Shoah si accanisca così tanto con un altro popolo.
    3-E’ innegabile che quest’articolo sia di parte, e devo dire che per un sito che si vanta di riportare la realtà dei fatti, è abbastanza ridicolo. Notizie approssimative e pompate, solo per avere qualche lettore in più.
    4-Non metto in dubbio che abbiate ricevuto molti commenti sciocchi e offensivi, ma se scivete su internet non potete nemmeno lamentarvi, non tutti sono educati, non tutti sanno scrivere e parlare.
    5-Non mi raccontate cavolate dicendo che i soldati Israeliani sono anche troppo bravi nei loro attacchi mirati, perchè non è così cavolo! Non giocate con la morte delle persone, non fate i Barba D’Urso della situazione. In quella zona ci sono massacri ogni cazzo di giorno, gente che muore ogni giorno da entrambe le parti. Basta scrivere cazzate, basta far finta che esista una “fazione” giusta ed una sbagliata, è solo uno schifo, uno schifo che non avrà mai fine!

    1. lo Stato Ebraico di Israele ha speso ben più di 12.000.000 di dollari. Molto,molto di più. Vedi, quando si tratta della sicurezza dei propri cittadini Israele non bada a spese. Certo, è molto più economico (e d’effetto) mettere donne e bambini sui tetti dei covi terroristici o mettere le rampe di lancio in mezzo alle case.
      Cavolate? Centinaia di raid aerei con un numero di vittime civili così basso? Certo, anche una sola vittima innocente è troppo, qui non si discute. Ma è innegabile che l’aviazione israeliana fa di tutto per minimizzare le vittime innocenti, a partire dall’invio di sms prima di ogni attacco. Pensa se la stessa cosa fosse successa in Siria quante vittime innocenti ci sarebbero state. O cielo, scusaci, abbiamo nominato la Siria. E’ vietato parlarne

      1. Innanzitutto, sarebbe interessante capire da dove lo stato di Israele ha preso questi 12.000.000 di dollari, e più in generale come fa un paese di poco più di 7 milioni di abitanti e un pil simile a quello della Danimarca a “non badare a spese”.
        Ovviamente, e credo senza paura di essere smentito, Israele è diventato una testa di ponte per gli Stati Uniti che finanziano in maniere più o meno lecite questa guerra.

        Poi ci sarebbe da disquisire anche sul termine “terroristi” e “difensori”.
        Ovviamente i termini possono essere tranquillamente invertiti a seconda della parte da cui si guarda.
        Per un Israeliano (o Sionista come forse sarebbe meglio chiamarlo) si tratta di difendere una terra dai tentativi di (ri)conquista da parte di terroristi islamici.

        Per un Palestinese si tratta di cercare di riconquistare una terra che è stata loro per migliaia di anni e che gli è stata portata via nel 1948 con la forza nel nome di un libro scritto migliaia di anni prima.

        Forse, ma dico forse, non tutto il male sta in chi usa i metodi peggiori…….

        1. Beh, si. E’ senza dubbio un GOMBLOTTO AMMERIKANO
          Più che domandarsi dove trova Israele 12.000.000 di dollari, una inezia, ci sarebbe da chiedersi dove trovano i missili e i soldi per le armi i “poveri palestinelli”

          1. Buttarla sul ridicolo sicuramente non aiuta un discorso reciproco…….
            Se proprio vuol parlare di “GOMBLOTTO AMMERIKANO” sarebbe da capire come mai Microsoft ed Intel, hanno deciso di aprire delle fabbriche in un paese che da sempre è in guerra, io non lo avrei sinceramente fatto, non so lei…..

            Bè, innanzitutto i 12.000.000 sono solo per questi missili degli ultimi giorni, ma credo che andando a vedere, le cifre arrivino a molti zeri.

            I “Poveri palestinelli” ovviamente li prendono dagli altri paesi islamici, mi pare palese, senza farci ironia.

          2. Intel e Microsoft non hanno aperto fabbriche in Israele a caso, i processori dei PC sono brevetti israeliani. Anzi, se fossi un pochino coerente dovresti boicottare Israele iniziando a spegnere il computer o lo smartphone

          3. Sarei curioso di sapere dove ha pescato queste informazioni….
            I brevetti di microprocessori sono per la maggior parte americani, nel dettaglio IBM, Motorola AT&T, GE. Intel detiene i propro brevetti, che non sono israeliani. Se poi Intel se la sono comperara gli israeliani, questo è un altro conto, ma non sono informato su questo.
            Per quanto riguarda Microsoft, non è un segreto che la fondazione creata da Bill Gates sia filo-israeliana.

            Comunque il filo del discorso, perso per la strada in divagazioni fuorvianti, era che non è un assioma che Israele sia il buono, e la Palestina il cattivo.

            Il conflitto, per quanto tragico da entrambe le parti, va visto da fuori, e soprattutto, per chi fa informazione, in maniera obbiettiva e non di parte………..

  10. Articolo privo di logica.
    Ad esempio: dire che Gaza è un califfato, non contraddice in alcun modo il fatto che sia una prigione a cielo aperto. Come dire che una maglietta non è a maniche lunghe perché è blu. Infatti si ammette che la frontiera con l’Egitto è chiusa. Non è che perché è chiusa da un paese musulmano è meno chiusa. E’ chiusa e basta, su tutti i lati: mare, Egitto, Israele, punto, basta, è un fatto.
    Se poi a Gaza c’è addirittura internet (!!!), è un loro diritto basilare, non un privilegio concesso da chissà chi, ivi incluso Israele.
    Per brevità mi fermo qui, ma l’articolo non si regge in piedi in tutte le sue parti, semplicemente si fa il tifo per Israele, e allora sarebbe più onesto dire: Israele ha ragione perché si, risparmiandosi finte argomentazioni che fanno solo confusione e non aiutano nessuno a capire di più.
    All’uopo di una maggiore comprensione dei fatti, senza affidarsi ai grandi media che secondo voi dicono menzogne, gioverebbe rispondere a questo: chi occupa militarmente dei territori in violazione di decine di risoluzioni ONU? Perché?

    1. Commento “privo di logica”.
      Il suo autore non contesta la definizione di Gaza come “califfato”.
      Si limita a dire che ciò non contraddice il fatto che Gaza sia una “prigione a cielo aperto”.
      Certamente non lo contraddice , però lo spiega.
      Chi é a questo punto privo di logica, o per meglio dire di argomenti?
      Se costui vuole obiettare dovrebbe spiegare perché un “califfato” non dovrebbe essere “chiuso”.
      E dovrebbe inoltre spiegare perché lo tiene “chiuso” anche un Paese musulmano come l’Egitto. Senza limitarsi a dire – come fa -che anche ciò non contraddice la condizione di “prigione a cielo aperto”.
      Sicuramente é un commento meramente descrittivo attraverso una metafora: “prigione a cielo aperto”, ma privo di ogni spiegazione e pertanto del tutto inutile.
      Tuttavia si chiude con una domanda finale: perché Israele occupa territori palestinesi in violazione di decine di risoluzioni dell’ONU ecc. ecc.
      Con questa domanda vuol forse dire che l’ONU sostenga che la consegna di tali territori debba avvenire senza alcuna trattativa?
      Ecco, visto che ha fatto una domanda, potrebbe anche provare a dare egli stesso una risposta.
      Perché non fa un piccolo sforzo?
      Oppure é semplicemente impreparato?

      1. Hai letto male la domanda 🙂

        Ho chiesto:
        “chi occupa militarmente dei territori in violazione di decine di risoluzioni ONU? Perché?”
        Non ho chiesto:
        “perché Israele occupa territori palestinesi in violazione di decine di risoluzioni dell’ONU ecc. ecc.”

        Riformulando male la domanda, hai dato una risposta sicuramente giusta, ovvero Israele viola decine di risoluzioni ONU, occupando territori non suoi.
        Con questa domanda non voglio “forse dire che l’ONU sostenga che la consegna di tali territori debba avvenire senza alcuna trattativa”. Semplicemente sono curioso di avere risposte, soprattutto dagli israeliani e da chi li sostiene, ad esempio l’autrice dell’articolo.
        Per la cronaca, l’ONU sostiene che i territori sono palestinesi, e no, non c’è bisogno di trattativa per resituirli 😉 Come se un carabiniere beccasse un ladro a rubare un portafoglio, e poi gli chieda di restituirlo dopo una trattativa, magari in seguito alla quale si può tenere dieci euro contenuti nel portafoglio medesimo, con il ladro che affermi: sto facendo una dolorosa concessione…
        Visto che mi inviti a farlo, faccio uno sforzarello a rispondere anch’io alla mia domanda: è Israele che occupa militarmente dei territori non suoi in violazione di decine di risoluzioni ONU.
        Perchè? Perchè gli USA oppongono sistematicamente il veto a ciascuna di queste risoluzioni.
        Sul perché Israele voglia occupare, è semplicemente una storia vecchia come il mondo, un popolo che vuole conquistare territori di un’altro, tipo gli inglesi che occupano l’Irlanda, Napoleone che va dal Manzanarre al Reno, gli italiani che vanno in Libia, ecc. ecc. ecc..
        Sul perché gli USA oppongano sistematicamente il veto, chiedetelo a loro, io sinceramente non saprei…

        Pisenlov
        Sul perché

        1. Obiezioni che non obiettano e ipersemplificazioni che senza spiegare nulla distorcono la realtà.
          Io avrei formulato male le sue due domande?
          Due sono infatti i punti interrogativi che lei ha messo.
          Le ho semplicemente riunite in un’unica domanda, che incorpora la risposta (corretta a suo dire) alla prima e riproducendo fedelmente la seconda.
          E questa sarebbe la sua obiezione?
          Sembra proprio che lei appartenga a quella categoria di persone che afferma contemporaneamente una cosa e il suo contrario.
          Circa poi il fatto che Israele sarebbe – a suo dire- un “ladro”, da trattare come tale, in questo caso sarebbe stato necessario che lei specificasse un paio di cosette.
          Primo, se la fondazione e l’esistenza di Israele é legittima oppure no.
          Secondo , se la guerra del ’67 é una guerra di aggressione di Israele contro tre Paesi arabi.
          Cioé un atto unilaterale a scopo espansionistico.
          Ho il dubbio che lei abbia bisogno di aiuto.
          Per questo voglio rivelarne una cosa che forse non sa, senza citare nessun protagonista storico specifico
          Questo per sgombrare il campo dai problemi che insorgerebbero da una sua eventuale scarsa preparazione storica.
          Quando una guerra é inevitabile – e perché sia tale basta che uno dei due contendenti la voglia – allora il risultato inevitabile é quello dato dalla guerra.
          Non é necessario che chi ha vinto sia un “ladro”.
          Così come non é detto aprioristicamente che chi risulta più forte in un conflitto abbia necessariamente torto.
          Rientrando nel caso medio-oriente in questione, sarebbe opportuno che lei specificasse anche a chi Israele avrebbe dovuto consegnare le terre conquistate subito dopo lo stato di belligeranza, senza che fosse cessata la più totale ostilità anche senza guerra calda: un’ ostilità senza diplomazia e nessuna forma di riconoscimento.
          Alla Giordania? Oppure all’OLP, nato qualche anno prima con il fine di distruggere Israele e non certo per liberare i territori della Cisgiordania, che in quel momento “appartenevano” alla Giordania che li aveva annessi con la guerra del ‘ 48?
          Oppure all’ONU che se la era data a gambe dal Sinai su ordine di Nasser, prima dello scoppio della guerra?
          Devo concludere a malincuore che lei affermi che doveva ritirarsi senza consegnarla a nessuno Stato o organismo di rappresentanza legittimo:
          una vera e propria bestialità che nessuno si é mai sognato di richiedere. Neppure l’ONU, che sin dall’inizio parlò sia di ritiro da territori che di frontiere sicure e pacificate, queste ultime rifiutate in blocco dalla lega araba di allora a Kartum, che continuava a considerare Israele uno Stato da distruggere.
          Ci sarebbe ancora altro da dire,ma mi fermo qui, non senza un’ultima considerazione.
          Evidentemente secondo lei l’ ONU non ha mai accettato gli accordi di Oslo.
          Questi prevedono la trattativa tra le parti in merito alla definizione dei confini, che ancora mancano, visto che la cosiddetta linea verde é solo la linea armistiziale dopo la guerra del ’48.

  11. se posso permettermi…. a differenza di ciò che si sottolinea in questo articolo, le persone che si interessano della questione medio orientale,( sembra brutto a dirlo ma alla maggior parte degli Italiani non frega una mazza di Israele e la Palestina), sono molto più informate di ciò che i media ti passano. Al problema della Palestina non ti ci puoi nemmeno minimamente avvicinare seguendo quei pochissimi minuti di servizio che i tg nazionali ti rifilano, la disinformazione voluta o meno è totale, quindi se decidi di volerne sapere di più l’informazione te la fai da solo…. e quì iniziano i vostri problemi. Conclusa la deplorevole vicenda della Shoah la storia vi è contro, non prendetevela a male io non sono antisemita, ormai ciò che è stato è stato e indietro è inutile guardare ma potreste partire da quì ed invece di spendere soldi a palate per la difesa ne avreste speso la metà nella costruzione di villaggi, case, scuole, strutture, avreste almeno addolcito la povera gente, quella che vuole solo vivere una vita serena, con il passare delle generazione i più bellicosi, quelli che hanno ancora qualche rancore col tempo andrebbero a diminuire e le persone sarebbero più propense alla pace avendo qualcosa da perdere, un lavoro una casa la serenità di un futuro per i figli, come in tutti i paesi civilizzati del mondo. Ma ciò che voi fate non è costruire pace, o almeno se lo fate vi consiglio di pubblicizzarlo meglio perchè pur volendolo cercare a parte quella storia spassosa del soldato israeliano che balla gangnam style ad una cerimonia palestinese, non mi risulta che ci siano dimostrazioni di amore fraterno verso i vostri vicini, mentre loro a differenza vostra non impiegano immensi sforzi a farvi passare per i nazisti della situazione, vedi five broken cameras. ( un appunto alla faccia dell’informazione filopalestinese ho impiegato molto tempo a riuscire per vedere questo film, l’ho dovuto vedere a pezzi su vari siti e con i sottotitoli nelle lingue più disparate).

    1. beh, questa è proprio bella, fantastica. In 60 anni ai palestinesi sono affluiti come un torrente in piena miliardi di dollari e non sono riusciti a costruire un solo(UNO SOLO) ospedale in Cisgiordania e quelli che hanno a Gaza li hanno costruiti gli israeliani. Quando Israele ha lasciato Gaza l’aveva trasformata in un giardino ricco di serre e di ogni ben di D-o, i palestinesi ci hanno messo tre giorni a distruggere tutto questo. Lei sarà anche bene informato sulle vicende mediorientali ma dove si informa, su infopalla o su Ma’an? Dato che è così informato ci dica dove sono finiti i miliardi di dollari in aiuti alla Palestina invece di dire che Israele avrebbe dovuto costruire villaggi ecc. ecc.
      Il suo ragionamento è bellissimo ma cozza con la realtà che si vive da quelle parti. E guardi, noi siamo convinti che le prime vittime di questo siano i palestinesi onesti, quelli che lavorano nelle aziende israeliane e che adesso si trovano senza lavoro grazie al boicottaggio, a quelli che studiano e che sognano una vita normale. Oggi se un palestinese si vuole curare deve andare in Israele, se vuole lavorare deve andare in Israele. Le sembra giusto questo? E chi è il responsabile di tutto questo? Ce lo dica lei che è così informato.
      edit
      e aggiungiamo che se le persone che vanno in Palestina sostenendo di andare ad iutare i palestinesi lo facessero veramente invece di instillare odio, certamente oggi qualcosina sarebbe diverso

      1. io non sono così informato, sono informato il giusto che si vuole che io sia informato, se venissi li e ci starei per una decina di anni allora sarei forse “così informato” e potrei risponderle con più disinvoltura e comunque il motivo che mi spinge ad informarmi e il desiderio di visitare Israele e la Palestina per motivi religiosi. E’ chiaro che se i due paesi fossero sovrani ed in pace io come italiano farei una vacanza culturale in Palestina ma le mie vacanze balneari le farei in Israele, è la mentalità che ci unisce ed è questo che ci lega alla vostra causa ma che ci fa condannare le vostre azioni. Anche nei paesi occidentali succede che una parte della popolazione influenzi la vita di molti in negativo. I Palestinesi sicuramente avranno i loro problemi dovuti a motivi culturali e quel che si voglia, il vostro problema e che loro hanno o almeno sono convinti di avere un problema da risolvere con voi, e si deve aggiungere che sembra essere condiviso dalla maggioranza di loro, magari se avessero intrapreso una contestazione più pacifica ed intelligente chissà come sarebbe andata a finire, invece…..

  12. Vado per punti esattamente come ha fatto Sharon.

    1. “Eppure l’esercito israeliano mira esclusivamente a obbiettivi militari mentre i terroristi di Hamas e della Jihad Islamica mirano esclusivamente a obbiettivi civili. Come si spiega tutto questo?”
    Nella spiegazione a questo DILEMMA si guarda il dito ma non si guarda la Luna. É vero, ahimè Hamas fa quel che può, lanciando missili dal centro delle città e sperando che i civili facciano da deterrente al bombardamento israeliano (non sapendo che i morti tra civili sono, da sempre e per tutti, sono un effetto collaterale). Ma se lo sguardo fosse un tantino più panoramico scopriremmo esattamente questo:

    “Nel 2006 secondo fonti palestinesi sono stati 660 i Palestinesi uccisi dagli Israeliani di cui 405 a Gaza. Sono state demolite 292 case palestinesi, di cui 279 nella Striscia di Gaza. Nello stesso periodo gli Israeliani uccisi sono stati 23.

    Nel 2007 secondo fonti palestinesi sono stati 373 i Palestinesi uccisi dagli Israeliani di cui 290 a Gaza. Nello stesso periodo i civili Israeliani uccisi sono stati 7, i soldati della sicurezza israeliana uccisi 6.

    Nel 2008 (prima dell’inizio dell’operazione Piombo Fuso) secondo fonti palestinesi sono stati 455 i Palestinesi uccisi dagli Israeliani, mentre nello stesso periodo gli Israeliani uccisi sono stati 18.

    Il rapporto annuale di Amnesty del 2008 riporta il numero di 370 palestinesi uccisi dagli attacchi aerei e di altro tipo da parte delle forze israeliane e di oltre un centinaio di abitazioni palestinesi distrutte; sottolinea inoltre la punizione collettiva a cui è stata sottoposta la popolazione di Gaza con il blocco totale imposto dal governo israeliano nel giugno; ricorda che almeno 40 Palestinesi sono morti dopo che era stato loro negato il permesso di uscire da Gaza per ottenere cure mediche urgenti.

    Nel 2009 l’operazione Piomo Fuso: il numero dei morti sul lato israeliano è di 10 militari più 3 civili. Sul lato palestinese, le cifre sono ancora molto discordanti: le fonti israeliane parlano di 500-600 morti[27][28], mentre secondo quelle palestinesi i morti al 18 gennaio sono 1305 (417 bambini, 120 donne, 120 anziani, 14 soccorritori, 4 giornalisti e 5 stranieri) e i feriti 5450”

    2. “Quella di Israele è una reazione al lancio di centinaia di missili”
    Non mi dilungo molto qui perché non ci sarebbe né il tempo né lo spazio per raccontare le violazioni dei diritti dell’uomo, i maltrattamenti, l’annichilimento dell’identità di un popolo, gli arresti di bambini rei di aver lanciato pietre con chi li tiene ore davanti ad un cancello prima di permettergli di andare a scuola. Senza contare che dieci anni fa la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) emise il parere consultivo sul Muro che Israele stava costruendo nella Cisgiordania occupata, e che coinvolge anche Gerusalemme est concludendo che il Muro fa parte dell’illegale sistema israeliano di insediamenti e annessioni. Ha chiesto a Israele di cessare la costruzione, abbattere le sezioni già costruite e pagare risarcimenti per i danni causati. Salvo poi chiudere entrambi gli occhi. Quindi se proprio devo andare a vedere chi dei due si difende non ho molti dubbi.

    3. “Eppure, nonostante tutto questo, è Israele che porta aiuti umanitari a Gaza, che gli da il carburante per far funzionare la centrale elettrica, che fornisce i servizi telefonici e internet. Chi altri lo farebbe con un nemico dichiarato e così pericoloso? ”
    Anche qui Sharon non ha detto proprio tutta tutta la verità sui fondi che passano dal governo israeliano al Califfato Islamico Palestinese, come lui lo chiama. L’Autorità palestinese governa dei territori occupati che sono, sostanzialmente, sotto la tutela e la giurisdizione israeliana.
    Questa soluzione, però, presenta notevoli vantaggi economici per Israele: i lavoratori palestinesi sono a tutti gli effetti dei frontalieri, e quindi nulla è dovuto da Tel Aviv per provvedere ai costi dello stato sociale, che ricadono completamente sulla dirigenza palestinese. Esiste, é vero, una sorta di finanziamento che Israele elargisce al governo palestinese, ma che non é come tu vuoi farlo passare, un generoso gesto da parte di un governo democratico bensì delle compensazioni, fondi che Israele deve versare ai palestinesi, sanciti dagli accordi di Oslo, ma Israele, con molta “disinvoltura”, ha usato spesso quei fondi come arma di ricatto, sospendendo o dilazionando i versamenti a piacere, secondo la convenienza politica. In definitiva: un ricatto economico a fini politici.

    Giusto ai fini di una corretta ed imparziale informazione.

    Ciò non toglie che né i Qassam né il bombardamento “quasi preciso” siano mezzi democratici per risolvere la situazione. Condanno entrambe le parti ma se proprio vogliamo essere corretti nel dare le informazioni dovremmo partire dal dopoguerra, da quando i paesi occidentali, per una sorta di compensazione alle atrocità commesse nei confronti degli ebrei (che poi non é detto che siano israeliani) hanno “reso” loro il biblico territorio, dimenticandosi delle popolazioni che nel frattempo vi avevano costruito la propria economia, cultura e diffuso la propria religione. Dovremmo parlare della guerra in Libia e del massacro di Sabra e Shatila sotto lo sguardo e il placet di un compiaciuto Ariel Sharon.
    Insomma non vorrei annoiarvi oltre ma vi prego, non fate passare Israele come vittima di un conflitto del quale forse proprio noi siamo i principali responsabili e facciamo fatica dopo anni a prendere una posizione coerente con la realtà dei fatti.

    Barbara

    1. Prima di tutto grazie per aver scritto un commento educato e non pieno di insulti “razziali” verso l’autrice.

      Detto questo, tu dici «É vero, ahimè Hamas fa quel che può, lanciando missili dal centro delle città e sperando che i civili facciano da deterrente al bombardamento israeliano (non sapendo che i morti tra civili sono, da sempre e per tutti, sono un effetto collaterale)»
      Prima di tutto quel “Hamas fa quel che può” assomiglia tanto a una legittimazione di un gruppo terrorista e a una giustificazione assurda del lancio dei missili. Che poi l’uccisione di civili sia corroborante in realtà è vero, per la causa di Hamas però.

      Non abbiamo controllato i tuoi dati sul numero di morti ma diamo per scontato che ci sia da parte tua onestà intellettuale e li prendiamo per buoni. Quindi? Ci sono molti più morti tra gli arabi (per ora non li chiameremo palestinesi, poi ti spieghiamo perché) che tra gli israeliani. E’ una tragica verità che deriva parecchio da quel “Hamas fa quello che può”. Ed è qui la differenza tra Israele e i suoi nemici, Israele pensa ai suoi figli, i sui nemici ne fanno dei martiri.

      Al punto due parli del “annichilimento della identità di un popolo”. Quale popolo? Non certo quello palestinese che fino al 1947 non aveva alcuna identità storica. Leggiti questo, è molto istruttivo. Ma facciamo finta che un gruppo di arabi si voglia fare una loro patria e chiamarla Palestina, una patria separata da quelle originali, Egitto e Giordania. Ora, si può parlare certamente di patria ma per chiamarsi “popolo” ci vuole ben altro che la creazione di uno Stato. I Curdi sono un popolo, i tibetani sono un popolo. I palestinesi no semplicemente perché non hanno nessuna storia prima del 1947 (e ti rimandiamo di nuovo al link sopra). In merito alle violazioni dei Diritti Umani è tutta una questione da discutere su chi e quando abbia violato i Diritti Umani. L’unica certezza è che se alla nascita di Israele gli arabi avessero riconosciuto lo Stato ebraico prendendosi la loro parte di territorio a quest’ora avremmo due stati per due popoli, cioè quello che dicono di volere oggi. Invece attaccarono Israele e furono sonoramente sconfitti. Non possiamo far finta che ciò non si avvenuto.

      Aiuti umanitari. Leggiti questo link, anche oggi sebbene si sia in mezzo a un attacco a Israele lo Stato Ebraico ha portato aiuti a Gaza (e parliamo di oggi non di ieri). In 60 anni gli arabi hanno sperperato così tanto denaro senza riuscire nemmeno a costruire un semplice ospedale che potevano vivere i case dorate. Invece sono ancora li a bramare l’intifada mentre i loro capi si sono arricchiti. E sui vantaggi derivati dai “frontalieri” ci sarebbe davvero da fare un lungo discorso su chi tragga o meno vantaggio. Un arabo che lavora in Israele prende cinque volte quello che prende in Palestina, è coperto da assicurazione e gode di un sacco di diritti. Peccato che adesso parecchi siano a casa senza lavoro, un bel frutto della campagna di boicottaggio.

      Concludendo, potremmo stare qui per ore (cosa che noi non possiamo fare) e ci ritroveremmo sempre a fare i soliti discorsi che si fanno da anni. In realtà la soluzione è semplicissima: gli arabi riconoscano Israele e si facciano il loro stato, si prendano le loro responsabilità (e per favore non tirare fuori la scusa degli insediamenti perché parliamo di pochi Kmq che possono essere compensati). Se LORO volessero la pace la potrebbero avere in mezza giornata. Il problema è che cancellare anni e annidi odio e, soprattutto, rinunciare a tutto quel ben di D-o che arriva dagli aiuti umanitari non è conveniente. Alla fine (e qui concordiamo) le vere vittime sono i futuri palestinesi, imbrigliati dall’odio imposto dall’alto e senza alcun futuro.

      D-o non voglia che scatti una operazione militare di terra perché saremo ancora qui a fare il conto dei morti innocenti ed è una cosa abominevole, ma per favore evitiamo di non vedere dove stiano le responsabilità e non cerchiamo di giustificarli. Hamas ha le mani sporche del sangue della sua gente, poi puoi fare tutte le pirolette che vuoi. Questa è la realtà

  13. Credo che il modo di difendere il proprio polo sia discutibile ma sia “culturale”, sicuramente condannabile ma permettimi di sentirmi sdegnata in quanto io mi sento cittadina del mondo e dunque un morto italiano vale quanto un morto palestinese o israeliano o siriano o congolese.
    La vita va preservata sempre e cmq e se Israele é considerato uno Stato democratico ed evoluto dovrebbe imparare a trovare soluzioni alternative.
    Per quanto riguarda il link che mi hai girato sono profondamente in disaccordo e giusto per non prendere eventuali articoli o saggi di parte mi affido a wikipedia. http://it.wikipedia.org/wiki/Palestina
    Non sono credente ma la Bibbia l’ho letta e se non sbaglio si parla di FILISTEI, termine biblico “Peleshet”.
    “In merito alle violazioni dei Diritti Umani è tutta una questione da discutere su chi e quando abbia violato i Diritti Umani”, ti prego non scherziamo, così offendi la mia intelligenza, un conto é la cultura di un Paese e la sua religione, che puoi condividere o meno, un altro sono mancanza totale di umanità resa ancor più grave dal fatto che gli israeliani ma gli ebrei in particolare sono stati vittime della peggiore tragedia della storia.
    Parlando del primo conflitto arabo-israeliano (alla fine dell’800) e dei successivi credo non sia accettabile per nessuno essere “sfollati” dalla propria terra, o comunque da quella in cui si abita e si lavora, a favore di un popolo straniero, peraltro mai amato. Non faccio finta che non sia mai avvenuto ma tu non far finta che Israele non sia stato tutelato dalle potenze occidentali, in quel periodo, in particolare la Gran Bretagna.
    La maggiore causa degli attriti non era l’immigrazione in sé, ma i differenti sistemi di assegnazione del terreno: gran parte della popolazione locale per il diritto inglese non possedeva il terreno, ma per le abitudini locali possedeva le piante che vi venivano coltivate sopra (tra cui gli alberi di ulivo, che erano la coltura prioritaria e che, vivendo anche secoli, divenivano dei “beni” passati di generazione in generazione nelle famiglie), di conseguenza molti terreni usati dai contadini arabi erano ufficialmente (per la legge inglese) senza proprietario e venivano quindi acquistati dai coloni ebrei (o loro affidati) appena immigrati i quali, almeno in un primo tempo, erano ignari di questa situazione. Questo, unito alle regole con cui venivano solitamente gestiti i terreni assegnati ai coloni (la terra doveva essere lavorata solo da lavoratori ebrei e non poteva essere ceduta o subaffittata a non ebrei), di fatto toglieva l’unica fonte di sostentamento e lavoro a moltissimi insediamenti arabi preesistenti. Situazione che ancora oggi si protrae e con l’avanzata della colonizzazione illegale dei territori palestinesi é facile capire come questa condizione stia affamando la Palestina.
    Successivamente la Lega Araba ci ha messo del suo per esasperare una situazione già delicata ma Israele non ha mai nascosto le sue velleità di espansione nonostante le risoluzioni ONU. Dall’82 in poi non serve che ve ne parli, Libano, Sabra e Shatila, prima e seconda Intifada, che lasciano sospesa la questione rifugiati e colonizzazione. E così via fino ad oggi, con la costruzione del muro e l’avanzata israeliana nei territori. Ma non voglio raccontare tutta la storia del conflitto perché tu giustamente hai voluto soffermarti sulle origini.
    É divertente che guarda caso tu mi abbia il link rimandi ad un sito israeliano, ma se Israele dovesse contribuire ad affamare ancora più la Palestina non credi che avrebbe contro tutti i suoi cari alleati? Su Hamas ti do ragione, non solo si macchia del sangue della sua gente ma non fa che regalare al governo israeliano una scusa per avanzare e portare avanti la propria guerra. Di sicuro chi commette atrocità in Palestina e viceversa (sebbene i numeri parlino da soli) é spinto dall’odio secolare ma la soluzione non é l’elefante che combatte contro la formica, la soluzione é e resterà sempre il dialogo, e un presidente che afferma che la tregua con Hamas non é in agenda non mi sembra mosso verso un intento pacifico. Ora dirai che sono terroristi e non si tratta con i terroristi, beh l’amico Obama ha dato dimostrazione che se l’emergenza lo richiede i portatori di democrazia trattano con chiunque.
    “In realtà la soluzione è semplicissima: gli arabi riconoscano Israele e si facciano il loro stato, si prendano le loro responsabilità (e per favore non tirare fuori la scusa degli insediamenti perché parliamo di pochi Kmq che possono essere compensati).” Così però dimostri di esserti perso un pezzo di storia perché i confini israeliani precedenti al conflitto del 1967 so ben ben diversi da quelli attuali.

    Ma hai ragione tu, non abbiamo più tempo di parlare, spero che qualcuno o tutti facciano un passo indietro e che la vita delle persone diventi la priorità per tutti, spero di vedere abbattuto il muro e spero si ristabiliscano i confini come decisi dall’ONU, spero che Hamas abbandoni una lotta che provoca solo vittime nella sua gente, spero di vedere due stati con uguali diritti.

    1. Cara Barbara,
      scusa se non sto a scrivere una lunghissima lettera come le tue, anche perché da noi ogni mezzora suona la sirena d’allarme e francamente non ne avrei il tempo. Vado quindi velocemente ai punti essenziali:
      1 – evidentemente non hai letto affatto il link che ti hanno dato in quanto citi i FLISTEI. Rileggiti quel link, i filistei non hanno nulla a che vedere con quelli che si fanno chiamare palestinesi.
      2 – Senza girarci tanto intorno. Gli arabi hanno avuto mille occasioni per ottenere quello che chiedono oggi, cioè il ritorno ai confini del 67. La prima alla nascita di Israele e sappiamo come è andata a finire, la seconda con gli accordi di Oslo e anche qui sappiamo come Arafat ha fatto saltare tutto, infine di recente con Abu Mazen. Come mai non hanno mai concluso? Te lo spiego io. Perché prima di tutto dovrebbero riconoscere Israele e questo per loro equivale a un obrobrio storico, il secondo è che se dovessero diventare uno stato poi dovrebbero iniziare a cavarsela da solo e non ne sono capaci (o non gli interessa)
      3 – il problema Hamas è prima di tutto un problema per i palestinesi. Se non capite questo allora non avete capito nulla. Persino in Egitto lo hanno capito.
      4 – Una domandina semplice semplice: quale sarebbe la reazione italiana se dall’Istria ogni giorno per tre anni sparassero cinque sei missili con punte di qualche decina? Lo sopporterebbero? Non credo. Ecco, secondo te noi che abitiamo il sud di Israele cosa dovremmo fare? Manca solo che ci chiediate di metterci in fila al confine con Gaza e farci sparare addosso direttamente.
      Quindi, di che caxxo stiamo parlando? La vita qui non è fatta di tastiere e Wikipedia.
      Shalom

      1. Hai ragione scusami tu se ho la fortuna di essere nata dalla parte giusta del mondo, e non in Palestina per esempio, dove le persone (e non la minoranza terrorista) é costretta a pensare a come salvarsi la pelle o evitare di essere pestato ogni volta che ha a che fare con la polizia israeliana (minoranza violenta della popolazione israeliana).
        1 – evidentemente non hai letto affatto il link che ti hanno dato in quanto citi i FLISTEI. Rileggiti quel link, i filistei non hanno nulla a che vedere con quelli che si fanno chiamare palestinesi.
        – non mi riferivo ad un link indicato da voi ma da un link in cui é raccontata la storia di quella che negate essere la Palestina e il suo popolo palestinese e che prende il nome proprio da FILISTEI, termine biblico “Peleshet”. Se dovessimo, comunque, badare alla storia antica e a chi ci fosse prima di chi gli americani sarebbero nei guai.

        2 – Senza girarci tanto intorno. Gli arabi hanno avuto mille occasioni per ottenere quello che chiedono oggi, cioè il ritorno ai confini del 67.
        – Noto con divertimento che hai saltato svariati passaggi ma lo sai bene anche tu e visto che non hai molto tempo e che i passaggi sono numerosi ti rimando a qualsiasi link che non sia filo-israeliano e neanche filo-palestinese per conoscere la realtà dei fatti…oppure leggiti il numero di risoluzioni ONU non rispettate che ho elencato qualche post sotto.
        3 – il problema Hamas è prima di tutto un problema per i palestinesi. Se non capite questo allora non avete capito nulla. Persino in Egitto lo hanno capito.
        4 – Una domandina semplice semplice: quale sarebbe la reazione italiana se dall’Istria ogni giorno per tre anni sparassero cinque sei missili con punte di qualche decina? Lo sopporterebbero? Non credo. Ecco, secondo te noi che abitiamo il sud di Israele cosa dovremmo fare? Manca solo che ci chiediate di metterci in fila al confine con Gaza e farci sparare addosso direttamente.
        – Le metto insieme perché su questo non posso che darti ragione. Hamas é pericoloso per voi e per i Palestinesi ma ahimè loro, che quotidianamente vivono le violenze della polizia israeliana da più di 60 anni, non possono che vederla come l’unica arma di difesa.
        Per quanto riguarda la vostra situazione posso solo immaginare quanto sia frustrante vivere continuamente sotto attacco, ma continuate a vedere il dito e non la Luna, forse se iniziaste anche voi a comprendere i palestinesi, e cosa voglio dire perdere terre di anno in anno e risaliste all’origine del problema trovereste una soluzione. Ahimè in questa situazione chi ci rimette é la popolazione israeliana democratica, e la popolazione civile palestinese.

  14. possiamo giustificare Israele quanto vogliamo, possiamo stare qui a parlare di chi è il più cattivo, chi fa meno morti etc ma una cosa è certa e su qui non ci piove. Israele sta attuando una COLONIZZAZIONE ILLEGALE. Dal 2012 l’ONU riconosce formalmente la Striscia come parte dello STATO DI PALESTINA, entità statale semi-autonoma. fine della questione. chi viola la legge è israele.

      1. Però caspita fino ad ora avevano dato tutti delle risposte sensate ed ora arriva questa…Credo non meriti neanche una spiegazione l’idiozia e ovvietà che hai appena detto!

  15. Forse gli Europei e lo stesso Obama che tu critichi tanto in questo momento risultano essere persone più sagge quando scelgono di far si che l’Occidente non venga trascinato in una guerra fra popoli. Vorreste che ci schierassimo, ma per noi è impossibile: Hamas, come il governo Israeliano, non sono più credibili. non lo siete mai stati. Non c’è una sola verità, le occupazioni parlano, i morti anche. Finchè non ci schieriamo noi europei avremmo fatto la scelta giusta, conservando ancora quel senso della misura che ormai voi avete perso, che ci permette di avere a cuore la pace e la condizione di chi subisce la guerra, israeliani o palestinesi che siano. Siamo molto meno mal informati o disinformati di quanto tu, che scrivi questo articolo, possa pensare. I tuoi moniti puzzano di imbroglio.

    1. Magari fosse vero che gli europei (inteso come governi) non si schierano. Invece sono tutti da una parte, quella araba. Ehhh ma quando si accorgeranno di avere i tagliagole in casa forse cambieranno idea

      1. Continui a scrivere risposte che davvero lasciano il tempo che trovano. Prova a spiegarci cosa ti fa pensare che l’Occidente sia pro-arabi. Ah si forse che nessuna delle seguenti risoluzioni é stata fatta rispettare? Quella che segue è la fotografia degli ultimi 60 anni (scusate ma io che sono nata nella parte fortunata del mondo ho tanto tempo da dedicare allo studio):

        – Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;
        – Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza;
        – Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquanta-sei persone;
        – Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
        – Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
        – Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
        – Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
        – Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
        – Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
        – Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
        – Risoluzione 250 (1968): chiede a Israele di astenersi dal dispiegamento militare (parata) a Gerusalemme;
        – Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
        – Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
        – Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
        – Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
        – Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
        – Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
        – Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
        – Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
        – Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
        – Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
        – Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
        -Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
        – Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
        – Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
        – Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
        – Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
        – Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
        – Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
        – Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
        – Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
        – Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
        – Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
        – Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
        – Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
        – Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
        – Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
        – Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
        – Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
        – Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
        – Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
        – Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
        – Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
        – Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
        – Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
        – Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
        – Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
        – Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
        – Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
        – Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
        – Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
        – Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
        – Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
        – Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
        – Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
        – Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
        – Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
        – Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
        – Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
        – Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
        – Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
        – Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
        – Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
        – Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
        – Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
        – Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
        – Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
        – Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
        – Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
        – La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

  16. Fin’ora non mi sembra che l’Europa si sia mai schierata con gli Arabi o con la Palestina. Nei media risuonano le notizie che fanno più scalpore, mi sembra anche ovvio. Vi ricordo che dal 2008 sono morti quasi 5000 palestinesi, fra cui 500 bambini, di cosa dovremmo parlare? Senza nulla togliere ai poveri israeliani che hanno subito attentati e sono morti. Non mi pare si sia mai mosso un governo europeo contro Israele. Sempre risoluzioni di pace, come giusto che sia. Vorreste l’appoggio in una guerra che il vostro governo e Hamas, e che gli estremisti dei due paesi hanno sempre cercato? Dopo tutti questi morti? Non ci si schiera con uno stato soltanto perchè è una democrazia. Non si giustificano le occupazioni, i bombardamenti e i morti soltanto perchè gli altri non sono una democrazia e hanno usanze e costumi, anche se violenti, diversi dai nostri. Mi spiace.

    1. Eh no, proprio non ci siamo. “Occupazioni? bombardamenti? Morti? … soltanto perché gli altri non sono una democrazia… etc etc..”
      In fondo poco importa se nella striscia di Gaza convive la popolazione con i terroristi. I quali assassinano gli ebrei senza o con un ordine preciso della loro organizzazione. Quello che fanno – i terroristi – lo fanno nella piena consapevolezza di rispondere perfettamente allo spirito e alla vocazione di Hamas. Quello che fanno, è essere votati irriducibilmente alla distruzione di Israele. Fin dalla sua nascita, l’ANP ha sempre scelto la violenza contro il compromesso. Ha optato per gli attentati suicidi nei mercati, sugli autobus e nei centri commerciali. Per non parlare dei cecchinaggi e manifestazioni violenze di ogni tipo.
      questi sono gli arabi. E non venitemi a dire che non tutti sono così., perché lo so anche io che non tutti sono così. Ma come ha detto qualcuno: non tutti i musulmani sono terroristi. Ma tutti i terroristi sono musulmani. Compresi quei poveracci giovani filosofi e non, occidentali che si stanno infiltrando nelle fila jihadiste perché delusi dalla NOSTRA democrazia, che denigrano per dimostrare la superiorità (sic!) islamica. Bella Roba.
      Non posso dimenticare che Hamas, al-Qaeda, Hezbollah sono di matrice terroristica. Punto.
      Loro non la vogliono la nostra democrazia. Loro non amano la nostra libertà, i nostri principi, i nostri valori, la cultura della nostra Storia. Loro vogliono che le donne stiano sotto il tappeto, e al bisogno, devono soddisfare la necessità di procreare nuovi bambini da crescere, indottrinare e inoculare loro falsi religiosi in modo che essi stessi si offrano spontaneamente in sacrificio. Al massimo le donne, al bisogno, le imbottiscono di esplosivo e le mandano a farsi esplodere.
      e così che succede? Succede che i governi occidentali, pavidi e incapaci, doppiogiochisti e voltagabbana, per convenienza o viltà diffondono notizie o meglio, nequizie del politicamente corretto. Quali?
      “Pietismo, buonismo, vittimismo.” Verso chi? Ma verso i palestinesi, è ovvio.
      Su queste tre magiche basi, i palestinesi hanno costruito un’industria. E così che si realizza una bella sceneggiata mediatica e si prendono i soldi per costruire bombe, invece che scuole e altre strutture importanti.
      E noi europei, come dei cretini continuiamo a mandare giù le loro bugie. Ricordiamoci, che ci stanno usando con i loro vittimismo. Che per i musulmani noi siamo dei cani infedeli, ottusi e ignoranti e che abbiamo bisogno delle loro islamiche virtù.
      E il risultato di ciò che dico posi vede ogni giorno in tivù, ormai. Quasi la maggior parte della stampa li giustifica – i palestinesi – li difende, definiscono le loro stragi “atti di resistenza”. I loro territori “occupati” quando invece sono CONTESI.
      Già solo per i kamikaze che sfornano, solo per gli attacchi suicidi – comodi e vili – che perpetrano a sbafo, solo per la loro cultura del “arraffo-quando-posso”… già solo per questo dovremmo drizzare le antenne dell’istinto di sopravvivenza.
      Ma il discorso continua.

  17. Contesi? Sui quei territori, prima del 1948, vi hanno abitato per millenni i palestinesi. In assenza di uno stato è sembrato più facile (per Egitto, Giordania, Siria, e poi Israele) occupare quei territori e allontanarli. Di quale contesa parli dunque. Ma la loro identità, quella palestinese, sorprendentemente, senza uno stato, sopravvive ancora. Ti dirò di più. Non solo gli ebrei hanno occupato quei territori, ma nel corso degli anni hanno anche esteso i loro insediamenti. Vorremmo parlare ancora di territori contesi?

      1. Quando è stata fondata e da chi?
        Sede di fiorenti città commerciali nel 3° millennio a.C., la Palestina fu assoggettata dagli Egizi tra il 15° e il 13° secolo a.C. Nel 13° secolo a.C., quando vi giunsero gli Ebrei, la Palestina era dominata dai Filistei (una popolazione giunta per mare, forse da Creta, in quello stesso secolo).
        Alla caduta del’Impero Romano (476) la Palestina passò sotto quello Bizantino, e vi rimase fino al 638, anno in cui fu conquistata dagli arabi. Fu il secondo califfo, Omar, a far costruire, sulle rovine del tempio di Gerusalemme, la moschea di Al-Aqsa, creando così una delle premesse per la disputa contemporanea. (Il “Muro del Pianto” è quello che resta oggi del Tempio, sopra il quale c’è appunto la nota “spianata”.)
        Negli ultimi due decenni dell’Ottocento la Palestina divenne meta di migliaia di ebrei in fuga dall’Europa orientale a causa delle persecuzioni razziali. Queste ondate migratorie si fecero più intense nel Novecento anche per l’impulso del movimento sionista, che intendeva creare in Palestina, la «Terra promessa» degli ebrei, un nuovo Stato ebraico.
        Durante la Prima guerra mondiale la Palestina cadde nell’orbita della Gran Bretagna, la quale si impegnò, seppure in modo contraddittorio, a trasformare la regione in un «focolare nazionale» ebraico. Affidata in mandato alla Gran Bretagna dalla Società delle nazioni nel 1922, tra le due guerre essa vide crescere l’immigrazione ebraica e gli scontri tra i coloni ebrei e gli Arabi. Lo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale per opera dei nazisti impresse una definitiva accelerazione a questo processo che, dopo vari tentativi di mediazione, sfociò infine nella proclamazione dello Stato di Israele nel 1948.

        Quali erano i suoi confini?
        La terra che genericamente viene chiamata Palestina, e che corrisponde più o meno agli attuali Israele e Giordania Occidentale, delimitata a Nord dal Libano e a Sud dal triangolo del Sinai, è stata oggetto di conquista da parte di molti popoli nell’arco di tutta la storia conosciuta. Le prime informazioni che abbiamo sono attribuibili alla Bibbia, anche se ben poche delle medesime hanno finora trovato riscontro nelle ricerche archeologiche. (Nè ne sono state peraltro contraddette).

        Qual era la sua capitale?
        La Palestina è una regione storico-antropica, e come tale ha subito variazioni di ampiezza nel corso del tempo a causa delle alterne fasi di avanzata e di regresso dell’insediamento lungo i margini desertici e delle complesse vicende politiche del territorio.
        Attraverso le varie età la regione fu designata con diversi nomi (Retenu a N e Haru a S in documenti egiziani; Canaan in documenti egiziani, babilonesi e nella Bibbia; Terrasanta) tra i quali ha finito con il prevalere quello trasmesso dai Greci, che conoscevano soprattutto le parti costiere a S della Fenicia, occupate nel 12° sec. a.C. dai Filistei. Dal nome di questi (ebr. Pĕlishtīm) derivano Παλαιστίνη, Palaestina e Palestina.

        Quali erano le sue città più importanti?
        Vedi Sopra

        Qual era la base della sua economia?
        Fin dal Paleolitico la P. fu occupata da gruppi di cacciatori-raccoglitori che abitavano i ripari della zona costiera. Il processo di neolitizzazione che condusse a un’economia di produzione avvenne attraverso varie fasi (raccolta intensiva, produzione incipiente, agricoltura non sedentaria). Tale processo ebbe inizio nel Natufiano (10.000-8.000 a.C.) quando l’uomo, uscito dai ripari, si organizzò in piccoli gruppi semisedentari in oasi fertili (Gerico, siti lacustri), dove costruì capanne, praticò la caccia selettiva alla gazzella e la raccolta intensiva, attestata dalla presenza di silos sotterranei. Le fasi che seguirono dal Neolitico aceramico (9°-8° millennio a.C.) videro la persistenza di elementi della fase precedente e l’introduzione di innovazioni nel sistema produttivo, di strutture abitative più stabili, del culto dei defunti. A un periodo di crisi nello sviluppo di questi gruppi, nel 6°-5° millennio seguì la ripresa con la diffusione nelle fertili valli della P. di una cultura neolitica, proveniente dalla media valle dell’Eufrate, con produzione ceramica evoluta. Il 4° millennio segnò il passaggio al Calcolitico, caratterizzato dall’emergere della metallurgia e da aspetti che anticipano la cultura Ghassuliana, che si estenderà in Transgiordania, Sinai e Negev, con i villaggi organizzati e basati su attività di sussistenza mista di caccia, raccolta e agricoltura. Lo sfruttamento del territorio, gli scambi e la necessità di difesa furono fattori fondamentali che portarono all’urbanizzazione precoce: le città sorsero in aree favorevoli già nel Bronzo Antico (3° millennio a.C.) e in posizioni dominanti sulle principali vie di comunicazione. Nel 2° millennio i centri della P. raggiunsero la massima potenza, per poi iniziare il declino a causa dei conflittuali rapporti con l’Egitto, responsabile, insieme alle guerre tra città, della crisi della regione nel Bronzo tardo.

        Qual era la sua forma di governo?
        Vari governi provvisori/temporanei.

        Può citare almeno un leader palestinese prima di Arafat e di Amin Al Husseini, il muftì di Gerusalemme amico di Hitler?
        Kamil al-Husayni (1882 – 1921)
        Fahmi al-Abboushi (1895–1975)
        Yusuf Pasha al-Khalidi (1829 . 1907)
        Musa Alami (1897–1984) in the 1940s Alami was viewed by many as the leader of the Palestinian Arabs
        Awni Abd al-Hadi (1889 – ?)

        1. Continuate così….da entrambe le parti siete sulla buona strada per far continuare questo orrore che non ha nessuna giustificazione storica o meno che sia.

          1. Caro Stefano,
            qui nessuno (o quantomeno non io di certo) vuole giustificare, storicamente o meno, questo orrore.

  18. L’ormai arcinoto “elenco domande” è stato sottoposto anche alle varie Morgantini, Schiano, Comizzoli gente che “adoooora” girare con il mocio vileda al collo, pronte ad immolarsi (ehm, ehm!) come l’ahimè famoso Arrigoni Vittorino, ammazzato dai suoi “compagni di merenda” al grido di “restiamo bestie”. (Questa è cattiva, lo so, ma non mi interessa minimamente essere buona… me ne frego proprio, visto la fine che fanno i buoni)
    Ops, chiedo venia: era “allah akbar” ma è lo stesso.

    Comunque sia… non ci sono scuse: con tutti i miliardi che i vari capetti arabi hanno preso l’ Arabesti(n)a dovrebbe essere una sorta di Svizzera araba. Ed invece sono pezzenti. Smartphonizzati ma sempre pezzenti rimangono.
    Ma quello in fondo si può anche tollerare… no? Il mondo è pieno di pezzenti. Il problema qui è che questi vogliono fare male ai loro vicini. Ed i loro vicini devono impedirglielo. Punto. A casa mia si chiama sopravvivenza e se i filo-pal non sanno di che si tratta… beh, si cerchino un dizionario. E la facciano finita.
    Che qualcuno ne prenda nota: gli israeliani non sono mica dei pirlotti come quel tal Piero della famosa canzone di De Andrè.

  19. Salve, io amo tanto Israele e mi è piaciuto tanto l’articolo però non credo o forse non mi rendo conto della parzialità dei giornalisti… in fin dei conti già sapevo che Israele attaccava per difesa e già sapevo degli scudi umani… credo solo che i giornalisti concentrino la loro attanziine sui morti e feriti soprattutto donne e bambini solo perchè fanno più notizia… indipendentemente da che parte siano!
    Preghiamo…

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