Editoriali

Guerra tra Iran e Israele: i novelli Chamberlain che fanno finta di non vedere

Potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore ed avranno la guerra.

All’indomani della firma dell’accordo sul nucleare iraniano, la citazione più in voga tra i contrari a quell’accordo era la famosa frase di Winston Churchill estrapolata dal discorso nel quale lo statista britannico criticava gli accordi di Monaco che poi portarono effettivamente al secondo conflitto mondiale: «potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore ed avranno la guerra».

Oggi, con il senno di poi, non si può non tornare con la mente a quell’accordo che firmò Neville Chamberlain a Monaco di Baviera con le potenze dell’asse convinto com’era che fosse “il male minore”. Già, il male minore, lo stesso mantra ripetuto dai novelli Chamberlain per giustificare l’orrendo accordo con l’Iran.

La storia si ripete inesorabile

Cosa ha portato in dote l’accordo sul nucleare iraniano, noto anche con l’acronimo di JCPOA? Se prima dell’accordo l’Iran era un Paese praticamente allo stremo, piegato dalle sanzioni e sull’orlo della rivolta popolare, l’enorme afflusso di contanti derivato dalla fine delle sanzioni ha permesso agli Ayatollah non solo di mantenere il potere, ma addirittura di rafforzarlo.

Pure Hitler venne rafforzato dagli accordi di Monaco solo che, esattamente come fanno oggi gli Ayatollah, non usò quel potere per il bene del suo popolo ma per implementare una politica aggressiva ed espansionista che portò al secondo conflitto mondiale.

Aumentati i rischi di un conflitto di vaste proporzioni

L’enorme flusso di denaro derivante dalla fine delle sanzioni all’Iran, se da un lato ha permesso agli Ayatollah di tamponare momentaneamente le tensioni interne, dall’altro li ha spinti ad essere più aggressivi nella loro politica espansionista.

Il poter tornare a finanziare e ad armare senza tanti problemi i gruppi terroristici legati a Teheran ha innescato diversi focolai che rischiano di degenerare in un conflitto di vaste proporzioni, focolai che hanno il loro punto critico in Yemen, Siria e Libano e, in maniera apparentemente minore, in Iraq.

Obiettivo Israele

Se per quanto riguarda lo Yemen l’obiettivo del sostegno iraniano ai ribelli Houthi è fuor di dubbio quello di nuocere alle politiche dell’Arabia Saudita, per quanto riguarda la Siria, il Libano e l’Iraq l’obiettivo degli Ayatollah è quello di creare il cosiddetto “corridoio sciita”, cioè il controllo di un vasto territorio che permetta una linea diretta di rifornimento e di trasferimento truppe che va da Teheran a Beirut. L’obiettivo finale, quello primario, è l’accerchiamento di Israele con il posizionamento di armi e truppe a ridosso dei confini israeliani al fine di attaccare lo Stato Ebraico.

La cosa buffa, se così vogliamo dire, è che gli Ayatollah non fanno mistero delle loro intenzioni, fanno tutto alla luce del sole dichiarando apertamente e ai più alti livelli il loro obiettivo: la distruzione di Israele.

La cosa ancora più buffa, sempre se vogliamo usare questo termine sicuramente improprio, è che tutto questo è stato possibile solo grazie all’accordo sul nucleare iraniano e alla fine della sanzioni all’Iran che hanno trasformato un animale ferito e agonizzante in una belva feroce e assetata di sangue e potere.

L’inevitabile guerra tra Iran e Israele che i novelli Chamberlain fanno finta di non vedere

E mentre la guerra tra Iran e Israele si avvicina a grandi passi con lo Stato Ebraico che cerca in tutti i modi di impedire il posizionamento degli iraniani a ridosso del proprio confine, i novelli Chamberlain europei fanno la fila da Donald Trump nel tentativo di convincere il Presidente americano a non recedere da quell’assurdo accordo che ha portato a questa situazione.

E’ come se in Medio Oriente non stesse succedendo nulla, come se la minaccia esistenziale iraniana a Israele fosse il frutto delle paranoie israeliane. Come se fosse tutto un enorme bluff iraniano.

Solo che gli iraniani sono ben lungi dal bluffare. Gli iraniani stanno facendo terribilmente sul serio. Sono loro stessi a dirlo, inascoltati dai Chamberlain europei troppo concentrati nel salvaguardare il loro business con Teheran. Anzi, sono così ipocriti da affermare che sia Israele e il Premier Netanyahu a perseguire l’idea di una guerra con l’Iran, che questa “assurda fissazione” sull’accordo sul nucleare iraniano sia solo una vecchia paranoia israeliana che ha contagiato Donald Trump.

Fanno finta di non vedere i danni fatti dall’accordo sul nucleare iraniano, fanno finta di non vedere che una guerra tra Iran e Israele è ormai quasi inevitabile proprio a causa di quell’accordo, e non certo per volontà israeliana. Continuano imperterriti a scegliere il disonore ben sapendo che avranno la guerra. Solo che questa volta non saranno loro a combatterla.

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