Società e cronaca

Il messaggio del terrorismo islamico all’Italia

Come riferito nelle nostre breaking news una autobomba è stata fatta esplodere questa mattina di fronte al consolato italiano al Cairo, in Egitto. E’ la prima volta che una sede diplomatica italiana viene presa di mira dal terrorismo islamico, perché di questo si tratta, di terrorismo islamico.

Inutile fare congetture o tentativi di minimizzare come sicuramente vedremo nelle prossime ore. L’Italia è ufficialmente nel mirino del terrorismo islamico, checché ne dicano coloro che “il terrorismo islamico non esiste” o quelli che, come l’inviata di Rai News 24 Lucia Goracci, non perdono occasione per glorificare coloro che il terrorismo islamico, di qualsiasi matrice (sunnita o sciita), lo sostengono e lo finanziano.

Il messaggio all’Italia è chiaro: non appoggiare quei Paesi arabi, come appunto l’Egitto o la Tunisia, che il terrorismo islamico lo combattono molto seriamente. E l’Italia è stata chiara nel dichiarare il suo supporto a Egitto e Tunisia anche se, nei fatti, ancora non è che abbia fatto tanto per dimostralo.

Questo attentato deve far aprire una riflessione seria in seno al Governo italiano in merito alla lotta al terrorismo islamico e a come combatterlo, ma soprattutto non deve intimorire i governanti italiani come è già successo in passato con il terrorismo della OLP portando il nostro paese a rasentare la complicità con il terrorismo islamico di matrice palestinese. I terroristi islamici lo sanno benissimo che non è difficile intimorire gli italiani e questo è un primo, chiaro segnale che vogliono l’Italia su posizioni neutrali e persino compiacenti, come è già avvenuto in passato con la OLP. Beh, questa volta non possiamo farci intimorire e dobbiamo reagire con estrema fermezza mettendo via la proverbiale codardia di cui ci siamo indelebilmente macchiati in passato.

Scritto da Carlotta Visentin

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4 Comments

  1. Benché Isis abbia rivendicato l’attacco, è più verosimile – in linea anche con il vostro recente articolo su ONG e Fratellanza Musulmana (FM) – che sia stato proprio quest’ultimo “partito”, o fanatici di tale, ad aver piazzato l’ordigno. Precisato ancora una volta che FM era stato già messo al bando in Egitto, a causa proprio della sua violenza, durante gli anni Cinquanta e riabilitato a seguito solo della recente ‘primavera araba’ coi risultati noti alla cronaca degli ultimissimi anni, vorrei precisare che secondo il C.E.S.N.U.R., il sito per la monitorazione delle minoranze religiose in Italia, molte moschee sul suolo del nostro paese – gestite dall’UCOII, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia – “la realtà musulmana italiana più diffusa e radicata sul territorio” è proprio quella “con una forte influenza dei Fratelli Musulmani”. Perchè è stato permesso per anni di avere sul nostro territorio persone che spallegiavano un partito o un ideologia violenta legalmente bandita persino dal proprio paese di provienienza? Riporto, ancora dal sito del C.E.S.N.U.R. “Il modello dell’UCOII prevede la creazione di spazi islamizzati ‘puri’ e la negoziazione di uno statuto collettivo che diffida dell’integrazione individuale che porterebbe invece alla occidentalizzazione del singolo immigrato.” Quindi fin dall’atto della fondazione di una comunità islamica italiana (1990) si dichiarava di non volersi in nessun modo integrare. Sfruttando le stesse leggi della libertà di pensiero e di associazione che questi contestano, hanno reso possibile la loro stessa realtà – che è dentro la nostra. Ma ora che facciamo?

        1. Qualche considerazione generale sulla diagnosi la prognosi e la terapia, anche al di là della cronaca più stretta.
          Le linee politiche dei governi europei degli ultimi decenni sono state ispirate da determinati interessi economico-commerciali senza porsi alcun problema in tema di equilibrio sociale e di compatibilità culturali.
          Anzi proprio la «cultura ufficiale» ha servito su un piatto d’argento il modello multiculturalista, allo stesso tempo etico e giuridico, per rendere razionale ciò che razionale non è per niente.
          Allo stato attuale i multiculturalisti -per esempio quelli del PD- vogliono contrabbandare il fenomeno del terrorismo islamico come un problema di politica interna, vale a dire come un problema creato dalle nostre società, come nel caso delle BR.
          Tutti invece sappiamo che è un problema che deriva dall’avere importato l’Islam e che per questo è divenuto interno, anche se a volte in tempi dilazionati attraverso le generazioni nate in Europa.
          Al contempo vogliono negare il carattere religioso, oltre che politico, della scelta terroristica.
          Per i terroristi invece non è così: religione e politica per loro stanno insieme, altrimenti non sacrificherebbero volontariamente la propria vita come fanno.
          E ciò che conta è ciò che i terroristi pensano di essere e fare non quello che pensa il governo di loro.
          L’Italia e l’Europa pagheranno sempre di più questa servitù fino ad arrivare a conseguenze tragiche.
          La via dolorosa della liberazione passerà inevitabilmente con un cambiamento delle fonti energetiche e con cambiamenti costituzionali che consentiranno un’adeguata repressione e prevenzione alla radice del fenomeno.
          Il quale fenomeno trova terreno fertile e propedeutico nei processi di «interazione simbolica» e nella «narrazione del mondo» che circola nelle comunità islamiche presenti nel nostro territorio.
          Come ormai la sociologia insegna da decenni l’interazione simbolica e la narrazione del mondo nei gruppi primari sono i processi collettivi con cui si formano le identità individuali.
          In una comunità chiusa i rapporti sono più gerarchici e a «maglia stretta” che nella società di massa e questi processi formano in genere modelli di identità più forti e coerenti con le intenzioni del formatore.
          Anche una madre che indossa un velo fa parte, per un bambino o una bambina, della narrazione del mondo e assume una valenza simbolica….
          Se davvero gli islamici volessero contribuire a sradicare il fenomeno, dovrebbero rinunciare a buona parte dei loro costumi, che sottendono un certo modo antagonistico di pensare.
          Di conseguenza accettare una relazione diversa con l’altro:
          se per esempio uno ti fa del bene e tu ringrazi Dio per l’idea che ne hai, senza ringraziare anche il benefattore, non ci siamo proprio.

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