Con poche ma importanti differenze rispetto a quanto anticipato nei giorni scorsi, ieri il Presidente Trump ha presentato il tanto atteso Piano di pace per il Medio Oriente.

In 50 pagine l’Amministrazione Trump ha rivoluzionato l’approccio al problema palestinese senza però rinunciare, come sembrava all’inizio, alla soluzione a due Stati.

Per usare le parole di Lion Udler, uno dei pochissimi giornalisti israeliani veramente competente e profondo conoscitore del “sistema Israele”, il “piano del secolo è veramente geniale”.

Scrive Udler sulla sua pagina Facebook: «a differenza di altre proposte questa risulta essere l’unica che non conviene non accettare semplicemente perché è come un treno che parte oggi e si ferma tra 4 anni. I due passeggeri hanno delle scelte che possono prendere o lasciare senza dipendere uno dall’altro. Se dici a una cosa di no la perdi mentre l’altro passeggero se dice di sì guadagna». Continua Udler: «faccio un solo esempio, se Israele dice di sì, può ottenere subito la sovranità sulla Valle del Giordano e su 150 comunità ebraiche in Giudea e Samaria senza dipendere da quello che scelgono gli arabi, se gli arabi dicono di sì, ottengono subito 50 miliardi di dollari e territori nel Negev per compensare i territori in Giudea e Samaria».

In poche parole, la genialità del piano di Trump sta nel fatto che, a differenza del passato, Israele non dipende da quello che decideranno i palestinesi. Che accettino o meno il piano, lo Stato ebraico annetterà la Valle del Giordano, gli insediamenti e Gerusalemme nella sua totalità.

Parlando proprio di Gerusalemme, sebbene nel piano vi sia scritto che Israele dovrà mantenere lo status quo in particolare per quanto riguarda il Monte del Tempio, il paragrafo successivo specifica che «le persone di tutte le fedi dovranno poter pregare sul Monte del Tempio». È una puntualizzazione importantissima perché fino ad ora agli ebrei non era permesso pregare nel complesso del Monte del Tempio.

Ancora, Gerusalemme rimarrà la capitale sovrana dello Stato di Israele e dovrà rimanere una città indivisa. La capitale sovrana dello Stato di Palestina dovrà invece trovarsi nella sezione di Gerusalemme est situata in tutte le aree a est e a nord della barriera di sicurezza esistente, tra cui Kafr Aqab, la parte orientale di Shuafat e Abu Dis, e potrebbe essere chiamata Al Quds o con un altro nome che sceglieranno i palestinesi.

La sicurezza

Particolare importanza viene data alla sicurezza reciproca. Il piano prevede alcuni punti non derogabili tra i quali:

  • Lo stato di Palestina dovrà essere completamente smilitarizzato e rimanere tale.
  • Lo Stato di Palestina disporrà di forze di sicurezza in grado di mantenere la sicurezza interna e prevenire attacchi terroristici all’interno dello Stato di Palestina e contro lo Stato di Israele, il Regno hascemita di Giordania e la Repubblica araba d’Egitto.
  • Come misura complementare al coordinamento bilaterale della sicurezza, sarà istituito un comitato di revisione della sicurezza che sarà composto da rappresentanti della sicurezza nominati dallo Stato di Israele, dallo Stato di Palestina e dagli Stati Uniti.
  • L’Autorità Palestinese o un altro ente nazionale o internazionale accettabile per lo Stato di Israele avrà il pieno controllo di Gaza. Hamas, la Jihad islamica palestinese e tutte le altre milizie e organizzazioni terroristiche a Gaza dovranno essere disarmate e la Striscia di Gaza completamente smilitarizzata.

Naturalmente è difficile sintetizzare tutto il piano in poche parole. Una buona sintesi (in inglese) l’hanno pubblicata gli amici del Times of Israel.

Il rifiuto palestinese

Come era ampiamente previsto i palestinesi hanno già fatto sapere che non accetteranno il piano di pace americano. Abu mazen è arrivato a definire il Presidente Trump “un cane” e in una rara telefonata con il capo di Hamas, è stato deciso di “opporre resistenza con tutti i mezzi”.

Diviso il mondo arabo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno definito “buono” il piano americano. L’Arabia Saudita non è invece soddisfatta. Fuori dal mondo arabo la Turchia ha fatto sapere di non poter accettare “l’ennesimo furto ai danni dei palestinesi”, mentre l’Iran chiede di opporre resistenza con ogni mezzo.

A prescindere da quello che succederà nei prossimi giorni, l’unica cosa certa è che questa volta i cosiddetti “palestinesi” sono con le spalle al muro. Se vogliono veramente creare uno Stato Palestinese ora ne hanno la possibilità concreta, se diversamente non gli interessa Israele potrà proseguire comunque per la sua strada.