Il problema non è capire se Israele attacca in Iraq ma se Baghdad copre l’Iran

Tutti sono concentrati sul problema sbagliato, cioè se Israele abbia o meno colpito obiettivi iraniani in Iraq invece che concentrarsi sul ruolo di Baghdad e capire se gli iracheni sono vittime o complici degli iraniani

Negli ultimi giorni sulla stampa internazionale sono fiorite diverse ipotesi sui fantomatici “attacchi israeliani in Iraq”, spesso mere speculazioni giornalistiche e “scoop” piuttosto fantasiosi.

In realtà la stampa internazionale, come sempre succede quando si parla di Israele, tende a invertire i fattori o quanto meno a non vedere oltre la punta del naso e invece di chiedersi se Israele avesse o meno compiuto attacchi in Iraq avrebbe dovuto chiedersi se a Baghdad coprono, consapevolmente o meno, le trame iraniane.

Perché il vero punto è proprio questo: a Baghdad sono consapevoli o meno che l’Iran, così come fa con la Siria e il Libano, sta usando il territorio iracheno per i propri progetti espansionistici e per la sua guerra contro Israele?

Se non ne sono consapevoli è grave perché significa che il governo iracheno non ha nessun controllo su quello che accada nel suo territorio. Se invece ne sono consapevoli allora la questione assume una dimensione diversa e sotto certi aspetti più complessa perché significa che il Governo iracheno si rende complice delle torbide manovre iraniane.

Ieri sera il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, rispondendo ad alcune domande sulla TV israeliana Channel 9, non ha esplicitamente confermato che Israele ha attaccato obiettivi iraniani in Iraq, ma ha ribadito che «Israele non concede l’immunità all’Iran da nessuna parte del mondo».

«L’Iran è uno stato, un potere, che ha giurato di annientare Israele. Sta cercando di stabilire basi contro di noi ovunque. Nello stesso Iran, in Libano, in Siria, in Iraq, nello Yemen» ha detto Netanyahu alla TV israeliana.

E quando l’intervistatore ha chiesto al Premier se in altre parole Israele agisse anche in Iraq, Netanyahu ha risposto che «stiamo agendo in moltissimi teatri contro uno stato che cerca di annientarci. Ovviamente ho dato alle forze di sicurezza l’ordine e la libertà operativa di fare ciò che è necessario per interrompere queste trame da parte dell’Iran ovunque sia necessario».

Non è una conferma palese che Israele sta agendo anche in Iraq ma sicuramente non è nemmeno una smentita.

Netanyahu introduce però una questione non propriamente secondaria, quella dell’uso da parte dell’Iran di altre nazioni per le proprie trame. Ma soprattutto spinge a domandarsi se queste nazioni siano consapevoli o meno di quello che fanno e del rischio che corrono (e che fanno correre ai propri cittadini) lasciando che gli iraniani operino tranquillamente sui loro territori.

È questa la vera domanda che ancora nessuno nella stampa internazionale si è fatto.

Lasciamo stare per un attimo le fantasiose ricostruzioni circolate su diversi siti di informazione sui fantomatici attacchi israeliani in Iraq e concentriamoci su questo punto.

Il Libano e la Siria sono perfettamente consapevoli di quello che stanno facendo gli Ayatollah sul loro territorio e quindi sanno che loro stessi diventano obiettivi legittimi. Ma a Baghdad lo sanno o no? Ne sono consapevoli e lasciano stare o in qualche modo subiscono loro stessi la prepotenza iraniana?

Non è una differenza da niente perché nel primo caso l’Iraq diverrebbe per Israele un obiettivo legittimo, mentre nel secondo caso sarebbe vittima due volte.

Insomma, tutti sono concentrati sul problema sbagliato, cioè se Israele abbia o meno colpito obiettivi iraniani in Iraq invece che concentrarsi sul ruolo di Baghdad e capire se gli iracheni sono vittime o complici degli iraniani.