Middle East

Insediamenti israeliani: prima marcia indietro di Trump

Una prima parziale marcia indietro sugli insediamenti israeliani da parte di Donald Trump. E’ questo quello che è avvenuto ieri con le dichiarazioni del portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer.

«Anche se riteniamo che gli insediamenti israeliani non siano un ostacolo alla pace, la costruzione di nuovi insediamenti o l’espansione di quelli esistenti al di fuori dei loro attuali confini non possono essere utili» ha detto Sean Spicer in una conferenza stampa.

La dichiarazione del portavoce della Casa Bianca arriva a poche ore dall’annuncio fatto dal Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che Israele avrebbe costruito un nuovo insediamento in Cisgiordania per compensare l’evacuazione dall’avamposto di Amona e proprio per la tempistica assomiglia tantissimo ad un ammonimento a non esagerare in questo particolare frangente. Lo stesso portavoce della Casa Bianca ha detto che comunque il Presidente Trump ne discuterà direttamente con Netanyahu quando il Premier israeliano si recherà a Washington il prossimo 15 febbraio.

Subito dopo le dichiarazione sugli insediamenti israeliani il Dipartimento di Stato ha fatto sapere che il Segretario di Stato, Rex Tillerson, ha telefonato a Netanyahu ma non ha precisato quale sia stato il motivo della telefonata ma è verosimile che i due abbiano parlato proprio delle dichiarazione del portavoce della Casa Bianca e del nuovo insediamento annunciato da Netanyahu in Cisgiordania, il primo nuovo insediamento in quella regione in circa 25 anni.

Buona parte della comunità internazionale considera illegali gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e fino a ieri l’approccio di Donald Trump sembra essere più “tollerante” rispetto alle posizioni rigide della Amministrazione Obama in merito agli insediamenti israeliani in quelle aree. Evidentemente con l’ingresso alla Casa Bianca qualcosa deve essere cambiato e probabilmente il Presidente Trump ha fatto una parziale marcia indietro dopo i colloqui con i leader arabi, primo tra tutti Re Salman d’Arabia Saudita. Insomma, per usare una frase gattopardiana, tutto deve cambiare perché tutto resti come prima.

Se questo articolo ti è piaciuto valuta la possibilità di fare una piccola donazione a Rights Reporter

Tags

Related Articles

Close