Middle East

Intifada mordi e fuggi ma sanguinosa. Fermare i fomentatori di odio

Dopo l’attentato di ieri mattina a Gerusalemme dove è morto un poliziotto di frontiera, un secondo attentato con le stesse modalità è avvenuto ieri sera nei pressi del campo di Gush Etzion. Tre militari del IDF sono stati falciati da un furgone guidato da un terrorista rimanendo feriti, due in modo grave e operati durante la notte. Sembra la nuova tecnica adottata dai terroristi palestinesi quella che chiamano “intifada mordi e fuggi” una tecnica che però uccide (la settimana scorsa due morti tra cui una bambina di appena tre mesi).

Ieri sera il Ministro degli Esteri Lieberman ha accusato senza tanti giri di parole il Presidente della ANP Mahmoud Abbas (alias Abu Mazen) di essere il responsabile di questa escalation e di fomentare l’odio. Sebbene Hamas si sia attribuito il “merito” degli attentati è indiscutibile che Abbas soffi sul fuoco della rivolta che anche ieri mattina ha portato a durissimi scontri sul Monte del Tempio a Gerusalemme.

Molta della responsabilità di questa escalation ce l’ha anche la comunità internazionale che tace di fronte alle continue e gravissime affermazione proferite da Abu Mazen che solo l’altro giorno in diretta nella TV palestinese ha definito gli ebrei “dei maiali che non devono calpestare il luogo santo del Monte del Tempio” e ancora ieri glorificava il “martire” Abed a-Rahman a-Shaludi (l’attentatore di ieri mattina a Gerusalemme ucciso dalla polizia) che si è immolato alla “causa santa del Monte del Tempio e per impedire la distruzione di Al-Aqsa”, una affermazione che di fatto porta il confronto israelo-palestinese sul terreno religioso, quello cioè più pericoloso.

E poi ci sono i fomentatori d’odio occidentali, i cosiddetti “difensori dei Diritti Umani” che dall’interno attizzano il fuoco della intifada. Non sono solo dispensatori di menzogne a livello mediatico, sono direttamente collusi con i terroristi, ne sono complici. Su questo occorre ragionare e agire in fretta. Israele non può più permettere a questa gente di rimanere in West Bank a continuare un sistematico lavoro di incitamento all’odio e di propaganda terroristica. Vanno arrestati ed espulsi.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sarah F.

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2 Comments

  1. Cara Sarah, sono perfettamente d’accordo con l’articolo. E vorrei dire due parole, ai “difensori dei palestinesi”.
    Io sono ebrea. Ma sono più filopalestinese dei cosiddetti difensori “dei Diritti Umani”.
    Vediamo perché.
    “Filopalestinesi”, si definiscono: alla lettera, coloro che amano i palestinesi. E che cosa fanno per manifestare e concretizzare questo amore?
    Tralascio, per il momento, coloro che finanziano la dirigenza palestinese che a sua volta finanzia il terrorismo, finanzia campi militari in cui i bambini vengono istruiti e addestrati all’odio e all’assassinio, finanzia libri scolastici e programmi televisivi che aizzano all’odio, eccetera.
    Mi soffermerei, in primo luogo, su coloro che organizzano cortei in cui vengono bruciate bandiere israeliane, vengono scanditi slogan di odio e amenità come “Palestina, vogliamo tutto: Israele deve essere distrutto”. In cui, soprattutto, il terrorismo palestinese viene compreso e in larga parte giustificato.
    In secondo luogo, i filopalestinesi, scrivono articoli – se giornalisti – o lettere ai giornali – se lettori. Scrivono trasformando gli eventuali errori israeliani in crimini, o anche inventando crimini inesistenti. Scrivono manipolando le notizia, spacciando per fatti le loro interpretazioni faziose dei fatti, omettendo notizie importanti quando queste potrebbero mettere in cattiva luce la parte palestinese.
    In terzo luogo, vanno nei Territori a incontrare i vari dirigenti palestinesi e a raccogliere e riportare amorosamente ogni loro respiro, e a far loro da scudo contro l’esercito israeliano che tenta di smantellare le strutture del terrore.
    Qual è il risultato di queste manifestazioni di amore?
    Che i terroristi palestinesi, “compresi”, giustificati, sostenuti, incoraggiati e in alcuni casi, anche protetti, si sentono legittimati a continuare e intensificare la loro attività, rifiutando ogni compromesso e possibilità di dialogo.
    Che Israele, di conseguenza, si chiude sempre di più alla comprensione nei confronti della sofferenza palestinese ed è costretto a portare sempre più a fondo la sua guerra contro il terrorismo che, inevitabilmente, finisce per colpire anche chi terrorista non è.
    Che la nascita di uno Stato palestinese e la pace e la prosperità per il popolo palestinese si allontanino sempre di più.
    Che il macello continua, da entrambe le parti.
    Sembra che non si siano mai accorti, questi sedicenti “filopalestinesi”, che nessuno ha mai pensato alla possibilità di uno Stato di Palestina: non l’impero romano, non l’impero ottomano, non la Gran Bretagna mandataria, non gli attuali stati arabi. Nessuno, tranne Israele.
    Nessuno, tranne Israele, ha mai trattato i palestinesi come cittadini detentori di qualche diritto e di qualche garanzia di legge. E solo Israele si è preoccupato del bene dei palestinesi.
    I “filopalestinesi”, stanno dalla parte di chi da oltre mezzo secolo impedisce la nascita dello Stato di Palestina. Dalla parte di chi, da oltre mezzo secolo, tiene centinaia di migliaia di palestinesi rinchiusi in condizioni disumane nei campi profughi. Di chi manda i bambini palestinesi al macello, di chi ha rubato i loro soldi, distrutto il loro presente e annientato il loro futuro.
    I “filopalestinesi” non si sono accorti che i FILOISRAELIANI stanno dalla parte di una Nazione che accoglie un milione e mezzo di palestinesi nel suo territorio, li cura nei propri ospedali, paga gli avvocati d’ufficio che li difendono, offre loro garanzie legali di cui nessun arabo, in nessuno stato arabo, può godere.
    I filoisraeliani stanno dalla parte di chi offre ai palestinesi posti di lavoro e mezzi di sostentamento. Stanno dalla parte di chi ha offerto loro uno Stato e una Pace.
    A qualcuno potrà sembrare un paradosso, ma gli unici veri filopalestinesi sono i filoisraeliani: l’avevo anche scritto a una nota europarlamentare. La quale si è degnata di rispondere: “Povera piccola”.

    1. è proprio questo il punto, questa gente si sente giustificata a compiere attentati. Lo sente quasi come un dovere. E ad aiutarli e a giustificarli sono proprio i cosiddetti “difensori dei palestinesi” come quella europarlamentare “piccola piccola” che ti ha risposto così

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