Iran allo stremo, ma gli Ayatollah non rinunciano alla guerra

Aiutare gli Ayatollah non significa aiutare l’Iran, prima i burocrati di Bruxelles lo capiscono e meglio sarà per gli iraniani e per il mondo intero

In Iran la situazione economica è davvero drammatica. In poche ore il regime ha aumentato del 50% il costo della benzina e l’ha razionata. I pochi risparmi di milioni di iraniani sono andati in fumo a causa della svalutazione della moneta, manifestazioni vengono segnalate in tutto il Paese (represse nel sangue), ma il regime non rinuncia alle sue ambizioni espansioniste.

Le manifestazioni

Manifestazioni contro il regime sono scoppiate in tutto il paese dopo che il regime ha deciso di aumentare del 50% il costo della benzina e di razionarla. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Sebbene le manifestazioni siano fondamentalmente pacifiche, in molti casi le forze iraniane le hanno represse violentemente. Internet è stato prontamente oscurato per evitare che video e immagini delle proteste e della repressione potessero diffondersi.

Ieri sera in un messaggio alla nazione la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha difeso la decisione del governo e ha etichettato le decine di migliaia di manifestanti come «burattini manovrati dall’estero». Nemmeno gli è passato in testa di ascoltare le ragioni dei manifestanti. Fonti non confermate parlano di almeno una ventina di morti e di decine di feriti tra i manifestanti.

Gli iraniani non capiscono il regime

L’Iran potrebbe essere uno dei paesi più ricchi del mondo. Hanno risorse praticamente illimitate, a differenza degli arabi sono tecnologicamente avanzati eppure in Iran si muore di fame o, nella migliore delle ipotesi, si vive in povertà.

Il popolo iraniano non capisce il regime. Non capisce perché debba investire miliardi di dollari in programmi militari, nucleari, balistici ed espansionistici quando la situazione economica del paese è così drammatica.

Nelle manifestazioni in corso i manifestanti non imprecano contro Israele o contro “il grande Satana”, non se la prendono con “le forze esterne”, contestano Khamenei e Rohuani, contestano la politica degli Ayatollah.

Solo poche ore fa la guida suprema iraniana ha ribadito pubblicamente che l’obiettivo principale per l’Iran è quello di distruggere Israele.

La loro gente muore di fame, sono nel mezzo di una crisi economia senza precedenti, eppure in testa hanno solo la distruzione di Israele.

Qualche giorno fa hanno ripreso l’arricchimento dell’uranio sopra la soglia consentita e hanno iniziato la costruzione di un secondo reattore nucleare a Bushehr. Nessun pensiero alla popolazione allo stremo.

La cosa “buffa” è che mentre gli Ayatollah pensano solo alla guerra lasciando nella miseria un intero popolo, l’Europa non si decide a tagliare i ponti con Teheran proprio per la miseria che la politica guerrafondaia degli Ayatollah ha creato. Si teme che inasprendo il clima a rimetterci sia la povera gente.

Beh, in Europa dovrebbero guardare meglio, dovrebbero vedere la povera gente iraniana contestare il regime degli Ayatollah, dovrebbero vedere il loro sangue che macchia le strade di Teheran e delle maggiori città iraniane.

Peggio di così non può andare e l’unica soluzione è quella di mandare a casa il regime invece di volerlo aiutare come fanno a Bruxelles.

Aiutare gli Ayatollah non significa aiutare l’Iran, prima i burocrati di Bruxelles lo capiscono e meglio sarà per gli iraniani e per il mondo intero.