Si fanno molte illazioni su quale possa essere la linea di comando attuale in Iran. Al Mossad sono quasi convinti che non ci sia nessun Mojtaba Khamenei a dettare la strategia che, sempre secondo il Mossad, sarebbe invece nelle mani di Ahmad Vahidi, attualmente a capo capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).
Attenti, nella sede centrale dell’agenzia di intelligence per l’estero di Israele, non stanno dicendo che il figlio di Khamenei sia morto, non è importante, stanno dicendo che – ammesso e non concesso che sia vivo – il comando è comunque in mano ai Pasdaran.
Tra le tante illazioni c’è anche quella che ci sarebbero due correnti di pensiero ai vertici dell’Iran, una moderata rappresentata dal Presidente Masoud Pezeshkian e solo in parte dal pragmatico Mohammad Bagher Ghalibaf, leader del Parlamento iraniano e figura vicina alla Guida Suprema, e un’altra più dura e intransigente rappresentata dai vertici dei Pasdaran.
Ora, capite che definire “moderati” gente come Pezeshkian o, sopratutto, Ghalibaf significa dipingere i duri Pasdaran come non solo intransigenti, ma persino pazzi nella loro convinzione di poter sconfiggere gli Stati Uniti.
Eppure fino ad ora ci sono riusciti sebbene le carte nelle loro mani (per usare un esempio caro a Trump) non siano proprio vincenti. La loro fortuna, la loro carta migliore, è proprio Donald Trump che con le sue indecisioni e i suoi testacoda ha permesso ai Pasdaran di portare avanti il loro bluff e di far credere di poter tenere saldamente in mano una via di transito così importante a livello globale come lo Stretto di Hormuz.
Ci sono fondamentalmente due punti da tenere in considerazione per leggere le carte dei Pasdaran.
Il primo punto riguarda il numero abbastanza ridotto di missili balistici che lanciano contro gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo. Sembrano quasi centellinare i loro pezzi migliori, indicazione questa che fa pensare che non ne abbiano poi così tanti a disposizione.
Il secondo punto, forse il più importante, riguarda il fatto che i Pasdaran si guardano bene dall’attaccare Israele ed Emirati Arabi Uniti. Se per questi ultimi il motivo è prettamente commerciale, per quanto riguarda lo Stato Ebraico il motivo è tattico, persino esistenziale per il regime. La risposta israeliana sarebbe infatti devastante e senza i “guanti bianchi” usati fino ad ora dagli Statunitensi.
Secondo l’intelligence israeliana che si basa su fonti sul terreno, militarmente i Pasdaran sono alla frutta e non possono continuare ancora a lungo con i lanci missilistici di replica agli attacchi americani.
Voci non confermate vorrebbero trattative segrete tra il gruppo dei riformisti (quello però che fa capo all’ex Presidente Mohammad Khatami) e rappresentanti statunitensi. L’idea di Trump (in realtà di Marco Rubio) sarebbe quella di indebolire a tal punto i Pasdaran da costringerli a lasciare il potere in cambio di qualche generoso salvacondotto. Al loro posto si instaurerebbero i riformisti di Khatami che potrebbero partire proprio dal lasciare alla Presidenza l’attuale Presidente Pezeshkian.
Ora che ci sarebbe un piano si tratta quindi di non tentennare e di portarlo avanti tenendo fuori gente come JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner che fino ad oggi hanno prodotto solo disastri.


