Iran: la UE ha il dovere di fermare Teheran prima di una guerra con Israele

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Se alla UE non capiscono che i margini di manovra per fermare un conflitto tra Iran e Israele sono sempre più ristretti allora c’è da chiedersi a cosa serva un Ministero Europeo per gli affari esteri e la cooperazione, quello che per intenderci è attualmente guidato da Federica Mogherini.

Ieri è stata una giornata di escalation, per fortuna solo verbale, ma molto indicativa per verificare come il termometro della guerra sia sempre più caldo.

Ieri il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha parlato dal palco della annuale conferenza della AIPAC (America Israel Public Affairs Committee) e il suo discorso è stato quasi completamente incentrato sulla minaccia iraniana a Israele. Netanyahu ha ricordato come Teheran stia cercando di stabilirsi militarmente in Siria dopo essersi progressivamente infiltrata, anche attraversi i suoi proxy, l’Iraq, il Libano e lo Yemen. «Le tenebre stanno scendendo sulla nostra regione: l’Iran sta costruendo un impero aggressivo: Iran, Iraq, Siria, Libano, Gaza, Yemen, altro ancora» ha detto Netanyahu dal palco della AIPAC.

Netanyahu ha detto che i governi arabi della regione sanno benissimo che Israele non è un loro nemico ma un alleato indispensabile. «La maggior parte degli stati nella nostra regione lo sanno, sanno molto bene, credetemi, che Israele non è il loro nemico ma il loro alleato indispensabile per affrontare le nostre sfide comuni e cogliere le nostre opportunità comuni».

Questa mattina presto via Twitter gli ha risposto il Ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, il quale ha rilasciato una dichiarazione come sempre molto minacciosa. «Nonostante le affermazioni di Netanyahu, il fatto è che l’occupazione illegale è al centro della maggior parte delle calamità nella nostra regione», ha twittato. «Storicamente, occupare la terra di un altro non è mai stato sostenibile, anche questa occupazione – e il sistema di apartheid che la perpetua – non durerà a lungo».

L’occupazione non durerà a lungo, dice Zarif, usando quella parola che piace tanto agli odiatori di Israele, apartheid, alludendo con chiarezza all’intenzione iraniana, dichiarata più volte, di distruggere lo Stato Ebraico e nel contempo cercando consenso tra gli arabi con la retorica della occupazione e dell’apartheid.

Il problema è che Israele e Iran non stanno solo “parlando”, stanno facendo terribilmente sul serio e a Bruxelles sembrano non accorgersene. Anzi, la UE premia la politica aggressiva di Teheran con misure economiche volte a favorire gli affari europei in Iran e quelli iraniani in Europa. Dallo scorso mese di Gennaio la Banca Europea per gli Investimenti sta studiando i pacchetti di garanzie finanziarie per le imprese europee che sviluppino progetti e investano in Iran. Il prossimo maggio, una delegazione di circa 100 imprese europee andrà a Teheran in un viaggio promosso dalla Commissione Europea per aprire nuovi mercati di energie rinnovabili.

E così mentre ogni Paese del Medio Oriente fuori dall’orbita iraniana denuncia la politica aggressiva di Teheran, l’Europa studia sistemi per rilanciare economicamente l’Iran, denaro che Teheran investirà completamente nella sua politica militare basata sull’espansionismo e sul terrorismo e non sullo sviluppo del territorio e sul miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. E’ come se Bruxelles stesse premiando l’aggressività iraniana.

Se c’è una entità sovranazionale che può mettere un freno all’espansionismo iraniano e quindi a una più che probabile guerra tra Israele e Iran questa è l’Europa, più dell’Onu o di qualsiasi altro organismo. E’ l’Europa che può intimare a Teheran di fermarsi minacciando il taglio della cooperazione e la fine degli investimenti europei in Iran. E’ l’Europa che può imporre agli Ayatollah di fermarsi in Siria, in Yemen, in Iraq e di non sostenere più il terrorismo islamico dei suoi numerosi proxy. Teheran ha bisogno come l’aria di Bruxelles e non il contrario.

Invece tutta la politica della UE sembra indirizzata a un aperto sostegno alla politica espansionista iraniana. Neppure una parola contro il regime iraniano sulla durissima repressione delle manifestazioni di protesta, sulle incarcerazione degli oppositori e sulle esecuzioni capitali. Neppure un fiato sul sostegno economico e militare a gruppi terroristici quali Hezbollah, Hamas e a tutti quei gruppi legati a vario titolo con Teheran.

Non è questo un modo di agire intelligente perché spinge chi è dall’altra parte, Israele e Paesi arabi, a pensare che l’unico modo per fermare l’Iran sia la guerra. Né Israele né il Premier Netanyahu vogliono questa guerra. Non fanno nulla per minacciare Teheran nonostante la ferma opposizione all’accordo sul nucleare iraniano, ma in mancanza di altro non possono non rispondere adeguatamente alle minacce iraniane.

Di questo la UE deve essere consapevole, deve essere consapevole che se domani o tra qualche tempo ci sarà una nuova e devastante guerra in Medio Oriente la sua assurda politica verso Teheran ne sarà una importante concausa.