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Iran: proteste contro il regime. «Rischiamo di finire come il Venezuela»

Nella pressoché totale indifferenza dei media europei anche ieri in Iran la gente è scesa in piazza per protestare contro il regime degli Ayatollah che ha gettato il Paese in una delle più grandi crisi economiche che si ricordino.

Da quando il Presidente Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare la moneta iraniana, il Rial, è sceso al suoi minimi storici, la disoccupazione è salita al 12,3% e si prevede che arrivi al 20% entro la fine dell’anno. Ogni giorno in Iran si perdono almeno 1.000 posti di lavoro.

Ieri il Ministro degli esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, ha partecipato a Teheran a una tumultuosa riunione con il mondo dell’imprenditoria iraniana durante la quale gli imprenditori iraniani hanno manifestato tutto il loro disappunto per la politica del regime e hanno snocciolato una lunga serie di dati e di problemi ai quali Zarif non ha però saputo dare alcuna risposta limitandosi a distribuire solo sterili sorrisi.

«Invece di ridere il Ministro Zarif dovrebbe darci risposte» ha detto Mehdi Behkish, un importante uomo d’affari di Teheran. «Dicono che le proteste popolari rischiano di trasformare l’Iran in una nuova Siria, ma se andiamo avanti così ci trasformeremo in un nuovo Venezuela» rincara la dose Reza Paydar, importantissimo uomo d’affari del settore petrolifero il quale facendo due conti afferma che da quando Trump ha fatto il suo annuncio si sono persi circa 700.000 barili di petrolio al giorno.

Intanto fuori la gente protestava chiedendo a gran voce al regime di «non pensare alla Palestina ma di occuparsi del popolo iraniano», proteste subito represse con estrema durezza dalle forze paramilitari Basij.

Chieste le dimissioni di Rouhani e la formazione di un governo militare

Domenica scorsa durante una riunione di Governo almeno sei Ministri hanno chiesto le dimissioni di Hassan Rouhani. Hushang Amir-Ahmadi, un lobbista vicino ai Guardiani della Rivolusione, ha suggerito la formazione di un governo militare per un periodo di transizione, presumibilmente fino alla fine della presidenza Trump.

Intanto la Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha annunciato la formazione di un oscuro “Consiglio di resistenza economica” con la missione di riorganizzare l’economia iraniana sulla base della “autosufficienza”. Come prima disposizione il “Consiglio” ha bloccato l’importazione di 1.400 prodotti “non essenziali” e ha annunciato una “rivoluzione monetaria” riguardante il Rial.

Intanto la gente continua a manifestare insofferenza verso la politica del regime e a chiedersi il perché l’Iran finanzi guerre e gruppi terroristici quando al suo interno le persone vivono una crisi mai vista negli ultimi anni. «La smettano di pensare ai palestinesi e pensino al benessere del popolo iraniano» diceva ieri un manifestante affermando che era un pensiero ampiamente diffuso tra la popolazione iraniana.

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