Negli ultimi giorni abbiamo visto e letto di tutto, sia prima che dopo la reazione militare di Teheran alla uccisione di Qassem Soleimani.

Nel volgere di poche ore siamo passati da titoli cubitali che annunciavano “la terza guerra mondiale” (cosa non si fa per un click in più) a titoli di scherno per la risposta moderata.

I media arabi e quelli occidentali hanno definito l’Iran “una tigre di carta” quando solo poche ore prima ospitavano analisti (si fa per dire) di tutto il mondo che parlavano di una apocalisse imminente.

Alla fine non c’è stata nessuna terza guerra mondiale, nessuna apocalisse. Gli iraniani hanno fatto il compitino, hanno telefonato una quindicina di missili badando bene di far sapere agli americani quando e dove avrebbero colpito.

Vendetta è fatta, il popolo è contento e tutti a casa, compresi i cosiddetti “analisti” isterici e apocalittici.

Ieri aerei da caccia, probabilmente israeliani, sono tornati a colpire in maniera preventiva in Siria. Un convoglio che trasportava missili iraniani destinati ad Hezbollah è stato distrutto. Reazioni? Nessuna, come chi viene colto con le mani nella marmellata.

La tigre di carta

La tiepida risposta iraniana all’uccisione di Soleimani ha scontentato un sacco di fanatici, sia in Medio Oriente che in occidente.

In realtà non si poteva credere realmente che l’Iran si confrontasse militarmente con gli Stati Uniti. Solo qualche “analista” isterico e improvvisato poteva immaginarlo.

Le uniche armi che ha l’Iran sono il terrorismo e, potenzialmente, la possibilità di “infastidire” la navigazione nel Golfo.

Per il resto hanno un buon arsenale di missili, ma nulla che non sia facilmente intercettabile. Hanno una aviazione con aerei che stanno insieme con lo scotch. Una marina che non impaurisce nessuna nave minimamente armata. Un esercito (quello regolare) numericamente importante, ma senza armi avanzate. In uno scontro con un esercito “normale” verrebbe spazzato via in poche ore.

La loro vera forza armata è quella che fa capo ai Guardiani della Rivoluzione Islamica, che non ha nulla a che fare con l’esercito regolare e che è un po’ più armata.

Sono bravissimi nell’organizzare guerre per procura, questo si. Possono contare su importanti gruppi terroristici armati di centinaia di migliaia di missili, più pericolosi per il loro altissimo numero che per la loro effettiva pericolosità.

L’ex ambasciatore israeliano negli USA, Michael Oren, qualche tempo fa descrisse uno scenario da incubo in caso di guerra tra Iran e Israele. Ma non per la effettiva pericolosità dei missili iraniani, quanto piuttosto per il loro elevatissimo numero che non permetterebbe ai sistemi di difesa israeliani di intercettare tutti i missili lanciati. Per questo motivo Israele è concentrato nel prevenire la consegna di altri missili ai gruppi terroristici che lo minacciano.

È questa la vera minaccia rappresentata dall’Iran, terrorismo e missili, non fantasmagoriche capacità offensive che non ha.

Il nucleare

Ecco, sul nucleare il discorso è invece diverso. Gli Ayatollah, consapevoli di non avere una capacità militare in grado di affrontare eserciti moderni e ben armati come quello israeliano e americano, puntano tutto sull’arma nucleare.

Dopo la morte di Soleimani hanno annunciato il loro ritiro dal JCPOA, l’accordo sul nucleare iraniano firmato con il gruppo dei P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti – più la Germania).

In realtà non è che prima rispettassero quell’accordo, ma ora i falchi di Teheran hanno mano libera per riprendere in pieno la corsa al nucleare. Questo è molto pericoloso.

Con l’arma nucleare in mano ai fanatici Ayatollah cambierebbe tutto. Per questo a Gerusalemme stanno tirando fuori tutti i piani accantonati (?) ai tempi di Obama. Nessuna ipotesi viene esclusa, ma una cosa è certa: Israele non permetterà all’Iran di avere un’arma nucleare con la quale ricattare il mondo.

Con il nucleare la tigre di carta potrebbe diventare una fiera feroce e questo non lo si può permettere. Ecco, su questo gli “espertissimi analisti catastrofisti” potrebbero davvero sbizzarrirsi in mirabolanti analisi di conflitti globali. Ma non ora. Dovranno aspettare che gli F-35 israeliani facciano prima il loro lavoro.

Tranquilli, non credo che dovranno aspettare molto. Se realmente gli iraniani riprenderanno a pieno ritmo l’arricchimento dell’uranio e la produzione di plutonio, non ci sarà molto da aspettare.