Israele deve portare la guerra in Iran per affrontare il problema alla radice

Il figlio di Ariel Sharon si chiede il perché mentre i cittadini israeliani sono costretti a vivere nei rifugi quelli iraniani possono girare tranquillamente per Teheran e propone di colpire il male direttamente alla fonte

Perché gli israeliani devono stare nei rifugi antiaerei mentre gli iraniani stanno tranquilli nelle loro case? Se lo chiede Gilad Sharon, figlio di Ariel Sharon in un articolo pubblicato questa mattina su Yediot Aharonot.

Sharon ricorda che gli iraniani sono dietro i recenti attacchi contro Israele provenienti da Gaza, Libano e Siria, ma ricorda anche che Israele punisce solo gli esecutori e non chi quegli attacchi li ha ordinati.

«Questo deve cambiare» scrive Gilad Sharon. «Perché gli israeliani devono essere costantemente minacciati da attacchi ordinati e finanziati dall’Iran mentre gli iraniani se ne stanno al caldo nelle loro case?».

«Israele è un paese evoluto e sofisticato, in grado di organizzare attacchi in Iran e altrove» scrive ancora il figlio di Ariel Sharon.

«All’Iran non importa nulla se ad essere uccisi dal fuoco israeliano sono i civili di Gaza, i civili libanesi o quelli siriani. A loro non importa dei civili, anzi, all’Iran va bene che a pagare il prezzo delle loro azioni siano i civili di Gaza, ma quando si tratta dei civili iraniani il discorso cambia».

Secondo Sharon l’Iran deve sapere che se sponsorizza attacchi contro Israele anche i suoi civili saranno in pericolo, che non saranno al sicuro. Se l’Iran non attacca Israele, Israele non attaccherà l’Iran. Ma se al contrario l’Iran attacca Israele deve sapere che anche Israele attaccherà l’Iran.

«Perché le truppe IDF dovrebbero essere minacciate ai confini con il Libano e Gaza, mentre i soldati iraniani sono al sicuro nel loro paese? E se un cittadino che vive a Sderot deve sedere in un rifugio antiaereo, perché un cittadino iraniano dovrebbe stare al sicuro nella sua casa?» si chiede il figlio di Ariel Sharon.

Finanziare le milizie sunnite

Poi Sharon lancia una proposta ardita proponendo di armare e finanziare le milizie sunnite contrarie all’Iran. «Se Tel Aviv o Haifa sono minacciate, perché le persone dovrebbero camminare liberamente a Teheran? Non mancano le milizie sunnite nemiche dell’Iran: orchestrate attacchi contro di noi? Noi orchestriamo attacchi contro di voi, semplici e simmetrici».

Una velata critica a Netanyahu

Secondo Gilad Sharon la risposta di Israele al lancio di missili da Gaza è debole e viene giustificata con la scusa della minaccia sul fronte settentrionale. Ma sia le minacce sul fronte sud che quelle sul fronte nord sono figlie dello stesso male: l’Iran. Un attacco alla fonte di questo male sarebbe molto più efficiente delle deboli risposte verso Hamas e anche verso Hezbollah.

Gli iraniani non sarebbero in grado di accettare attacchi diretti al loro paese così come gli israeliani non dovremmo essere in grado di accettarli dando risposte deboli.

Sharon sostiene che tutti dovrebbero pagare, sia chi preme il grilletto che chi lo ordina. Non dovrebbero essere solo Hamas ed Hezbollah a pagare, non dovrebbe essere solo Gaza, il Libano o qualche villaggio in Siria a pagare, ma dovrebbero essere direttamente coloro che organizzano tutto questo, cioè gli iraniani.

Sharon propone quello che l’intelligence propone ormai da tempo

Quanto scritto questa mattina da Gilad Sharon è esattamente quanto l’intelligence israeliana propone ormai da tempo, cioè passare dalla difesa passiva ad una difesa decisamente attiva. I raid su obiettivi iraniani in Libano, in Siria e persino in Iraq non stanno fermando la macchina iraniana che, anzi, si rafforza ogni giorno di più.

Israele dispone dei mezzi necessari a colpire il nemico direttamente al cuore, dispone degli apparati necessari a organizzare un contrattacco per mezzo di milizie sunnite direttamente in territorio iraniano. È ora di portare la guerra in Iran, di affrontare il problema alla radice. È ora di smetterla di subire solamente e di infliggere al nemico colpi ben assestati prima che sia troppo tardi.