Israele ha bisogno urgentemente di decidere come affrontare l’Iran

Secondo l’ex comandante dell’aeronautica israeliana, Israele ha due possibilità: colpire durissimo gli iraniani o aprire con loro un canale di comunicazione

Dai turbinosi eventi che hanno riguardato il Medio Oriente nelle scorse settimane sono emerse almeno due certezze.

La prima è che l’Iran è più forte. Inutile negarlo, l’audace attacco del 14 settembre contro le infrastrutture petrolifere saudite è stato una dimostrazione impressionante di forza e di precisione nonché una dimostrazione della ferma volontà iraniana di perseguire i loro obiettivi strategici senza alcun timore reverenziale verso nessuno.

La seconda è che gli Stati Uniti non intendono più sobbarcarsi il peso di “gendarmi del mondo”, soprattutto in Medio Oriente dove le situazioni sono tante e complesse e potrebbero facilmente sfociare in conflitto. Gli americani vogliono tornarsene a casa e lasciare le beghe del Medio Oriente ai mediorientali.

Il cambio di paradigma

Siamo quindi di fronte ad un cambio di paradigma che per quanto inatteso deve essere preso come una dato di fatto e per questo affrontato per quello che è, cioè una fatto rivoluzionario e inaspettato che necessita di nuove strategie.

L’attacco iraniano ai sauditi ha cambiato tutto

Come si diceva la vera svolta c’è stata il 14 settembre con l’attacco iraniano ai sauditi. In quella occasione gli iraniani hanno sbalordito il mondo per come sono riusciti a portare un attacco coordinato (missili e droni) senza essere scoperti e con estrema precisione.

Le immagini dell’attacco sono impressionanti nel mostrare la precisione chirurgica degli ordigni iraniani.

Con molta probabilità è stata proprio questa combinazione di fattori a “convincere” gli americani a non rispondere a quell’attacco. Non perché gli USA abbiano paura di rispondere agli iraniani, quanto piuttosto perché la possibilità di innescare un conflitto regionale con attacchi simili contro Israele era molto elevata.

E qui si torna a quel cambio di paradigma di cui si parlava prima. Israele ha bisogno urgentemente di adeguarsi. Da allora ha interrotto i suoi raid aerei in Siria (e in Iraq) volti a rallentare il posizionamento iraniano. Non è un caso e quasi certamente non dipende solo da qualche stop arrivato da Mosca.

Più probabilmente l’attacco iraniano ai sauditi ha reso palese la reale pericolosità iraniana e, come afferma l’ex comandante dell’aeronautica israeliana, il Generale Eitan Ben Eliyahu, un nuovo attacco israeliano su obiettivi iraniani in Siria avrebbe portato ad una risposta iraniana sul tipo dell’attacco ai sauditi innescando una escalation difficilmente controllabile.

Secondo il Generale Eitan Ben Eliyahu Israele ha due possibilità: la prima è quella di “menare durissimo”, cioè non curarsi della pericolosità iraniana e colpire il nemico in maniera così dura da “sconsigliargli” qualsiasi risposta. Tuttavia questo comporterebbe un alto numero di vittime e Israele potrebbe ritrovarsi isolato con tutto il mondo che (come sempre) gli darà addosso.

La seconda ipotesi è più fantasiosa ma non del tutto improbabile: cambiare completamente politica e creare un canale di comunicazione con l’Iran (magari con la mediazione della Russia) sostenuto però da “pesanti ed evidenti” preparativi militari. Un po’ quello che hanno fatto i sauditi (senza però la deterrenza militare) dopo l’attacco iraniano.

Non si esce da queste due possibilità e non c’è più molto tempo per decidere cosa fare. Quello che è stato fatto fino ad oggi per fermare il posizionamento iraniano in Siria è servito solo come palliativo e comunque è uno schema che per vari motivi sarà difficilmente replicabile.

Se è vero, come è vero, che la minaccia iraniana a Israele è concreta e reale non ci sono altre vie rispetto a queste due indicate dal Generale Eitan Ben Eliyahu. Colpire duro o trattare. Solo che bisogna decidere e per farlo serve un Governo nel pieno delle sue facoltà. Il tempo sta scadendo.