Middle East

Israele – Palestina: nessuna possibilità di pace. Prendiamone atto

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E’ arrivato il momento di parlare chiaro e di superare la retorica della pace a tutti i costi tra Israele e Palestina. Nessuno da parte araba vuole veramente la pace con Israele. Ogni volta che gli israeliani concedono qualcosa ai palestinesi questi alzano la posta. E’ un circolo vizioso senza fine al quale va imposto uno stop.

Lo ha capito da tempo il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, tanto da arrivare a sovvertire il concetto di “terra in cambio di pace”, chiaramente fallito come dimostra Gaza, con il concetto di “pace in cambio di pace”. Tutto il resto viene dopo.

Per capire che a queste condizioni non c’è alcuna possibilità di pace basta ripercorrere gli eventi degli ultimi giorni. Tutti gli sforzi fatti dal Segretario di Stato americano, John Kerry, di avvicinare le posizioni israeliane a quelle palestinesi si sono infrante contro il muro di ricatti innalzato dagli arabi. Kerry ha ottenuto da Netanyahu la promessa del congelamento di 10 insediamenti in cambio di segnali positivi provenienti dalla Lega Araba e dalla Autorità Nazionale Palestinese. Ma questi segnali non sono arrivati, anzi, la Lega Araba ha ribadito i concetti che fino ad oggi hanno bloccato qualsiasi trattativa tra israeliani e palestinesi, cioè il ritiro di Israele entro i confini del 1967 e l’eventuale normalizzazione delle relazioni con Israele (non il riconoscimento) solo a seguito della concessione di tutte le richieste palestinesi che oltre al ritiro nei confini pre-1967 sono il rientro di 4,5 milioni di cosiddetti rifugiati (che poi non lo sono affatto), l’abbattimento del muro difensivo, l’abbandono delle colonie e, soprattutto, di Gerusalemme Est. Insomma, non c’è alcuna trattativa, Israele dovrebbe semplicemente cedere a tutti i ricatti arabi in cambio di una pace che probabilmente non ci sarà mai, vista anche la nuova conformazione del Medio Oriente uscita dalle cosiddette “primavere arabe” con interi Stati in mano alla Fratellanza Musulmana.

La realtà è che a nessun stato arabo interessa fare una qualsiasi concessione che faccia pensare a un avvicinamento a Israele, questo semplicemente perché le masse arabe non voglio Israele. Anzi, in molti Stati della Lega Araba ci sarebbe una vera e propria insurrezione se solo i governanti provassero a concludere un qualsiasi accordo che preveda una seppur minima normalizzazione dei rapporti con Israele.

Se accettiamo questa realtà, e credo che sia arrivato il momento di accettarla, abbiamo solo due possibilità davanti a noi: quella di cedere ai ricatti arabi e rassegnarci alla inesorabile fine di Israele oppure quella di appoggiare in toto la linea di Netanyahu dove a venire prima di tutto sono Israele e gli israeliani, tutto il resto viene dopo.

Storicamente parlando abbiamo visto che ogni volta che Israele ha ceduto ai ricatti arabi credendo di avere in cambio la pace, ha ottenuto solo altra violenza e altri morti. Gaza è l’esempio lampante del fallimento dell’equazione “terra in cambio di pace”. Il ritiro dalla Striscia di Gaza, non privo di enormi sacrifici, non ha portato pace, ma in compenso ha portato più violenza, ha portato guerra, i missili quotidiani sul Sud di Israele (ripresi a cadere negli ultimi giorni con cadenza quotidiana senza che nessuno faccia un fiato) e una serie infinita di problemi.

Quindi è ora di cambiare il tipo di approccio al problema e di sovvertire i fattori. Niente più pace in cambio di terra, ma pace in cambio di pace o guerra in cambio di guerra. Il riconoscimento di Israele da parte degli Stati arabi non deve essere una conseguenza del cedimento ai loro ricatti, ma deve essere una condizione di partenza, la prima condizione. E’ paradossale che qualcuno pretenda che Israele debba subire i ricatti arabi dopo che gli stessi arabi lo hanno attaccato e sono stati sconfitti. E’ il capovolgimento delle più elementari regole diplomatiche. E’ come se la Germania alla fine della seconda guerra mondiale avesse voluto imporre le sue condizioni agli alleati. Se Israele avesse applicato questa norma elementare in passato, invece di sottostare ai ricatti arabi in cambio di una pace impossibile, a quest’ora avrebbe il Sinai, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e il sud del Libano. Quindi nessuno può dire che Israele non ha fatto concessioni credendo che avrebbe avuto pace in cambio di terra.

Mettiamoci quindi in testa che gli arabi non riconosceranno mai Israele, a nessuna condizione. Tanto vale allora convivere con questa innegabile realtà e agire di conseguenza imponendo la pace, anche con l’uso della forza, pensando prima agli interessi israeliani. Tutto il resto è solo una fantasiosa retorica.

Miriam Bolaffi

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13 Comments

  1. Sono stata in Palestina un mese fa ed è chiaro che la persona che ha scritto questo articolo non solo non ha mai parlato con un palestinese, ma non ha neanche chiara la situazione attuale del conflitto.
    Tutto quello che vogliono gli “arabi terroristi”, di cui i media parlano, non è fare la guerra, ma vivere una vita dignitosa nella LORO terra e non essere privati dei loro diritti fondamentali (ad esempio di avere l’acqua o un tetto sulla testa).
    Consiglio a tutti un viaggio nei territori occupati, la situazione non è per niente come è stata descritta da questo articolo…

    1. questo messaggio lo dovrebbe mandare ad Abu Mazen dato che riceve 11 miliardi di dollari l’anno per fare queste cose e nessuno sa dove li mette. Per il resto i sondaggi (arabi) parlano chiaro: i Palestinesi non voglio che Israele esista. Punto e basta. E se volevano vivere in pace nella loro terra potevano averlo fatto da 20 anni, dai tempi degli accordi di Camp David.

      1. Io non sono d’accordo con l’articolo (e con questo ultimo commento), ma è una mia opinione. Magari però non scrivete che questa è informazione precisa e veritiera, è il VOSTRO punto di vista.

        1. guardi, noi esponiamo i fatti. C’è una stampa filo palestinese attivissima che invece i fatti li distorce. Naturalmente rispettiamo il suo disaccordo, ma i fatti sono fatti.

    2. L’articolista (Miriam) ha parlato di ciò che dicono, e su cui insistono, i capi della varie fazioni palestinesi. Ciò che pensa e vuole la gente non cambia l’opinione dei capi. Per convincersene basta leggere lo statuto di Hamas e consultare una qualsiasi mappa del Medio Oriente pubblicata dai palestinesi.

  2. Cara Marialuisa,, peccato che tu non abbia chiesto a un qualsiasi palestinese incontrato per strada, se voleva la pace e quindi la formazione di due Stati, quello di Israele e quello Palestinese. Si sarebbe fatta un’idea ben diversa da quello che si legge nel suo commento. Lo sa perché Abu Mazen non parla più di due Stati e due popoli?

  3. Il delirante mantra della “terra in cambio di pace” è quello con cui Rabin, che D.o lo perdoni, ha condotto Israele alla rovina, continuando a dare terra, terra e ancora terra e ricevendo in cambio guerra, terrorismo, morte e distruzione.
    PS: se quella terra è dei palestinesi, com’è che ovunque si scavi si trovano tombe ebraiche?

    1. Ma che immensa caxxata!! Tombe ebraiche di duemila anni fa trovate sotto villaggi arabi dell’altroieri. Quindi resettiamo il momdo e torniamo alla situazione politica di 2000 anni fa barbara?
      Cmq sarei curioso sul concetto di imporre la pace anche con la forza. La pace etrna?

      1. certo, tombe ebraiche che dimostrano che i “pallestinesi” sono solo una invenzione di Arafat. Imporre la pace con la forza significa disarmare tutti i gruppi terroristici e possibilmente mandarlia all’inferno (o dalle vergini in paradiso, fa lo stesso)

  4. Ma con quale Tour Otganizzativo sarebbe andata in Palestina, la Sig.ra Marialuisa ??? Con l’organizzazione pacifista De Magistris & C ???

  5. Storiellina per la Sig.ra Marialuisa e il Sig. Gianni:
    Un arguto diplomatico israeliano ha dato una bella lezioncina in occasione di un recente intervento all’ONU. Invitato a parlare, ha così iniziato:
    “Prima del mio discorso, lasciatemi raccontare una breve storia.
    Al tempo in cui la comunità degli Israeliti levò l’accampamento dal deserto di Sin, secondo l’ordine che il Signore dava di tappa in tappa, si accampò a Refidim.
    Ma non c’era acqua da bere per il popolo, che protestò contro Mosè:
    «Dateci acqua da bere!».
    Mosè disse loro: «Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il Signore?».
    In quel luogo dunque il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse:
    «Perché ci hai fatti uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
    Allora Mosè invocò l’aiuto del Signore, dicendo:
    «Che farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
    Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e vai ! Ecco, io starò davanti a te sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
    Mosè così fece sotto gli occhi degli anziani d’Israele, e l’acqua sgorgò. Sgorgò tanta acqua, che Mosè pensò che era un ottima occasione per farsi un bagno. Così si svestì, appoggiò i suoi abiti su una roccia, e si immerse nella pozza d’acqua che si era nel frattempo formata.
    Uscitone, si accorse che i suoi abiti non c’erano più, perché un palestinese glieli aveva rubati…”
    A quel punto, il rappresentante della Palestina, molto alterato, lo interrompe dicendo:
    “Ma che dice? Il ladro non poteva essere palestinese, perché in quel tempo i palestinesi non esistevano!”
    Sorridente, il diplomatico israeliano ha potuto così proseguire: “Bene: ora che questo è stato definitivamente chiarito, posso iniziare il mio discorso”.

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