Questa mattina su Yedioth Ahronoth, notoriamente progressista e non certo amico di Benjamin Netanyahu, è apparso un articolo a firma Arye Erlich che non ti aspetteresti mai da tale testata.

Parla dei primi 100 giorni del Governo di Naftali Bennet che descrive, udite udite, come un «governo costruito su bugie e inganni».

Intendiamoci, non che si possa fare diversamente considerando che, come ci racconta l’autore giusto per dirne una, «il partito politico del primo ministro Naftali Bennett ha speso decine di migliaia di shekel in spese legali nel tentativo di impedire al partito islamista Ra’am di partecipare alle ultime elezioni parlamentari, ma ora Ra’am è un membro stimato della coalizione».

Scrive ancora Arye Erlich: «i politici mentono, è nella loro natura. Molti primi ministri in passato hanno attuato politiche diverse dalle loro promesse elettorali. Ma mai un primo ministro si è spianato la strada al potere con bugie [come ha fatto Bennet n.d.r.]».

Erlich ricorda anche che un “periodo di grazia” si concede ad ogni governo, quei primi 100 giorni nei quali si aspetta di vedere la linea che imporrà alla sua politica.

Ebbene, scaduti i primi 100 giorni «i fallimenti di questo governo sono evidenti, e sono ancora più spettacolari di quanto alcuni temessero».

Scrive ancora Arye Erlich: «in una democrazia, la maggioranza degli elettori determina il proprio governo. Milioni di israeliani hanno votato quattro volte negli ultimi due anni e Bennett non è mai emerso come vincitore né si è nemmeno avvicinato ad esso. In uno di questi scrutini il suo partito Yamina non è riuscito nemmeno a raggiungere la soglia minima richiesta per entrare alla Knesset».

E poi ci va giù durissimo quando afferma che: «il voto dei milioni di sostenitori del Likud e dei partiti ultraortodossi è stato messo da parte come se le loro voci non avessero peso».

E ancora: «il ministro delle finanze Avigdor Liberman ha promesso di caricare gli haredim sui carri e di buttarli via come spazzatura. Ora il governo sta portando a compimento questo impegno contro coloro che vivono una vita di fede e di culto».

E infine dice quello che tutti realmente pensano e cioè che «il governo non promuove nessuno dei valori che gli elettori hanno chiesto loro. La coalizione è venuta al mondo per non fare altro che rimuovere Benjamin Netanyahu dall’incarico».

Perché ho raccontato tutto questo? Perché se una testata importante come Yedioth Ahronoth che non ha mai dimostrato simpatia per Netanyahu, sbatte in prima pagina un articolo del genere vuol dire che la situazione è davvero al limite e anche dalle parti della sinistra se ne sono accorti.

La chiusura dell’articolo poi è senza appello: «questa è l’antitesi di una coalizione unitaria, priva di ogni valore di verità e responsabilità. Deve essere sciolta e prima è, meglio è».