Khamenei: quelle minacce iraniane che andrebbero prese sul serio

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Paola P. Goldberger - Analista senior

Il Ministero dell’Intelligence iraniano ha diffuso ieri un comunicato deciso nell’ambito delle cerimonie di addio e del funerale dell’ex leader supremo Ali Khamenei, in cui si è impegnato a «vendicare il sangue del leader martire e dei martiri oppressi».

Nel comunicato del Ministero dell’Intelligence si afferma che l’Iran è in lutto da oltre quattro mesi per la morte di Khamenei. Il Ministero ha accusato il «nemico americano-sionista» di aver commesso «il crimine e il complotto terroristico più grandi della storia moderna» e ha affermato che «la vendetta e la punizione avranno luogo».

Nel prosieguo del comunicato si afferma che i membri del Ministero dell’Intelligence, definiti in Iran «i soldati anonimi dell’Imam nascosto», rinnovano la loro fedeltà all’attuale leader supremo, l’Ayatollah Sayyid Mojtaba Hosseini Khamenei.

Il Ministero ha sottolineato che agirà per «vendicare il sangue del leader martire» e per «eliminare definitivamente dalla regione il male» rappresentato dai «criminali americano-sionisti» e da coloro che nel comunicato sono definiti «i loro mercenari e servitori».

Sayyid Hadi Khamenei, fratello di Ali Khamenei, ha commentato l’assassinio del fratello nel corso di un’intervista pubblicata ieri. Secondo quanto da lui affermato, «noi, come tutti gli altri, abbiamo appreso la notizia del suo assassinio e non disponevamo di informazioni particolari».

Alla domanda su come si debba agire contro i responsabili dell’assassinio di suo fratello, ha risposto: «Non è ancora chiaro in che modo esatto si debba agire contro i responsabili». Tuttavia, ha sottolineato: «La questione non ha nulla a che vedere con i negoziati e occorre assolutamente adottare le misure necessarie».

Al-Hadi Khamenei ha accennato anche alla possibilità che suo fratello avesse previsto che la sua vita potesse concludersi con un assassinio. Secondo lui, «non cercava questo destino né si è esposto intenzionalmente al pericolo, ma non si è nemmeno tirato indietro di fronte alla possibilità di concludere così la sua vita». Ha aggiunto che «per una personalità con un passato e un background del genere, la morte da martire era un destino naturale».

Nello stesso colloquio, Hadi Khamenei ha parlato anche di suo nipote Mojtaba, l’attuale leader supremo dell’Iran. Secondo lui, «è stato educato da suo padre e possiede un’adeguata istruzione». Ha aggiunto che «durante tutto il mandato di suo padre, Mojtaba ha assistito a tutte le fasi e ha maturato esperienza, e questa è una risorsa molto importante».

Analista senior
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Esperta di intelligence. Vive e lavora in Israele nel settore della difesa