Report e analisi

La metamorfosi di Amnesty International. Da Nobel per la pace a marionetta araba

Amnesty-international-marionetta

Ormai da diversi anni quella che a detta di tutti sarebbe la più grande e imparziale organizzazione per la difesa dei Diritti Umani, Amnesty International, è diventata una marionetta nelle mani dei regimi arabi del Golfo che la finanziano a grandi mani. Se prima era sospetto ora è una certezza.

Basti guardare l’ultimo rapporto diffuso da Amnesty International su Israele per rendersi conto che questa organizzazione è tutto fuorché imparziale.Sul sito italiano di Amnesty International si può leggere un sunto di questo cosiddetto “rapporto”, una sintesi che esordisce con:

[gss-content-box]“Negli ultimi tre anni, le forze israeliane hanno mostrato un profondo disprezzo per la vita umana uccidendo decine di civili palestinesi nella Cisgiordania occupata, bambini compresi, nella pressoché totale impunità”[/gss-content-box]

Ora, se io faccio una affermazione così grave sostenendo che qualcuno ha ucciso decine di civili come minimo ne pubblico la lista, riporto il luogo dove questo “omicidio” è avvenuto, riporto i fatti che hanno portato a questi “omicidi”, insomma ne fornisco una dettagliata descrizione proprio perché l’affermazione è grave. Bene, nel rapporto di Amnesty International non c’è nulla di tutto questo, anzi, proprio in cima al rapporto capeggia una fotografia fuorviante che riguarda un episodio nel quale ad essere attaccato è stato un mezzo dell’esercito israeliano che in quella specifica occasione non ha nemmeno reagito (qui il video). In tutto, il cosiddetto rapporto di Amnesty International, riporta i nomi di 15 palestinesi che, prendendo esclusivamente fonti palestinesi, si afferma essere stati uccisi dall’esercito israeliano. Non vi è stata riguardo a quelle morti alcuna indagine da parte di Amnesty International, si sono semplicemente limitati a fare il copia-incolla di alcune agenzie palestinesi e in un paio di casi hanno fatto il copia-incolla di articoli di Haaretz, notoriamente filo-arabo. Delle “indagini imparziali” non c’è nessuna traccia.

In compenso il cosiddetto “rapporto imparziale” di Amnesty International non affronta minimamente le motivazioni che sono alla base degli scontri che hanno portato alla morte di alcuni palestinesi, non parla minimamente delle decine di attentati contro civili israeliani, non menziona i morti israeliani uccisi a sangue freddo da palestinesi, non parla dei 32 morti israeliani (quelli si documentati) e dei 109 feriti a seguito di attacchi palestinesi, non parla dei 979 incidenti stradali e dei conseguenti 398 feriti causati solo nell’ultimo anno dal lancio di “innocue”pietre da parte dei palestinesi ( e i dati non sono aggiornati).

Insomma, siamo di fronte al punto più basso mai toccato da Amnesty International nella sua lunga carriera e nella sua altrettanto lunga metamorfosi che ha trasformato un premio Nobel per la pace in una marionetta al soldo dei regimi arabi del Golfo. E c’è ancora chi prende per oro colato le parole di questi burattini le cui fila vengono tirate da regimi totalitari che in teoria proprio loro dovrebbero combattere.

Miriam Bolaffi

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14 Comments

  1. Purtroppo questo rapporto viene pubblicato su tutti i quotidiani locali, senza nessun commento da parte di quest’ultimi, ovviamente!
    E quale potrebbe essere il commento allegato, se l’informazione parziale di AMNESY viene presa sempre per oro colato?
    Brutta gente!

  2. e come ha fatto notare qualcuno (milano) nessuno parla del rapporto di HRW sulle migliaia di palestinesi massacrati da Assad in Siria. Bella informazione “imparziale”

  3. E’ chiaro che Israele é sottoposto ad un attacco concentrico, basato innanzitutto sulla disinformazione.
    Amnesty é un’organizzazione corrotta: sembra infatti ormai una dependance delle Nazioni Unite.
    Questa corruzione investe in larga misura anche molti organi di stampa, che sappiamo benissimo come selezionano e presentano le notizie.
    Ciò nonostante la realtà di Israele é fortunatamente fatta pure di un tessuto di relazioni positive con l’esterno dovuto ai grandi meriti di questo piccolo Paese e della sua capacità di progredire.
    Mi vengono in mente, tra le tante realtà positive, la crescita degli accordi di Gerusalemme con soggetti economici e istituzionali del nostro Paese: dalla Provincia di Trento, al Friuli per l’irrigazione dei vitigni , all’Abruzzo per sviluppare la sanità di pronto intervento ecc.
    Anche la crescita del turismo in Israele contribuirà certamente ad una maggiore conoscenza dello Stato Ebraico.
    E in questo caso certamente più lo si conosce , più lo si apprezza.
    Tuttavia Israele rimane ancora sotto attacco.
    E questo attacco gode di un certo consenso, che non é solo comprato.
    In qualche modo sembra che i motivi di questo attacco- cui si prestano troppe persone, che si sentono in buona fede- abbiano un qualcosa di indecifrabile , di implicito in alcuni modelli di pensiero automatici e per ciò stesso perfino inconsci.
    Almeno in Europa.
    Mi riferisco per esempio all’atteggiamento che si é diffuso- perfino inconsapevolmente- nel nostro continente dalla fine della seconda guerra mondiale.
    Da allora noi europei abbiamo sperimentato l’assenza di conflitti armati insieme alla decadenza della nostra sovranità nazionale e nello stesso tempo alla più grande crescita dell’economia e del relativo benessere.
    Quindi decadenza della sovranità e interdipendenza-condizionamento si sono ancorati nell’esperienza dei più al più grande sviluppo materiale di ogni tempo.
    In automatico si potrebbe pensare dai più che questa sia l’abbinata vincente nonché più comoda.
    La condizione di Israele é del tutto opposta: questo Stato , sin dalla sua nascita, ha dovuto affrontare guerre e rafforzare la sua sovranità territoriale, perché strettamente indispensabile alla sua sopravvivenza.
    I Paesi europei nel frattempo potevano pure “morire” lentamente senza neppure accorgersene, o comunque pensare di transitare sotto la protezione americana “dolcemente” da una condizione all’altra.
    Oggi siamo costretti a pensare diversamente , tuttavia l’esperienza pregressa rimane probabilmente cristallizzata nei modelli di pensiero più abituali.
    In parole povere, per potersi immedesimare in Israele molti europei devono sentirsi minacciati.
    Minacciati dalla crisi, minacciati dall’immigrazione islamica.
    Ma anche se si sentono minacciati devono elaborare dei valori senza i quali non si può abbracciare nessuna causa scomoda, neanche a proprio vantaggio.
    Questi valori naturalmente latitano.
    Da dove nascono i valori?
    Non certo da un puro calcolo razionale e, credo, neppure da un imperativo categorico dettato dalla sola Ragione.
    Qualcuno dice che nascono dai movimenti collettivi.
    Ecco, forse abbiamo bisogno di movimenti collettivi, che affrontino il problema del nostro destino, che mi sembra congiunto- di fatto ed eticamente -anche al destino di Israele.
    Non intendo naturalmente dire che l’Europa debba tornare alle guerre, men che meno intestine,
    ma che debba rifondarsi su una nuova solidarietà e usando la bussola di certi valori di civiltà.

  4. Grazie, Basilio, dell’ apprezzamento.
    Mi incoraggia e mi fa anche piacere.
    Un saluto

  5. Curiosamente, senza avere ancora letto questo rapporto (ho subito di recente un grave incidente che mi ha lasciata parecchio malmessa, e soprattutto con estrema difficoltà a concentrarmi nella lettura, per cui sono sempre in arretrato con tutto), questa notte ho pubblicato un post proprio su Amnesty, che mi permetto di segnalare perché vi ho inserito un po’ di documentazione sulle infamie di questa autentica associazione a delinquere di stampo mafioso.
    http://ilblogdibarbara.wordpress.com/2014/03/01/e-magari-anche-amnesty-international-secondo-te/

  6. O magatri ha ragione. Tenderei a fidarmi più di Amnesty International che di “Rights Reporter”, che alla fin fine è un sito di propaganda della più becera destra israeliana.Con tutto il rispetto CHE MERITATE, eh! Sia chiaro.

    1. e ci mancherebbe, loro sono il nobel per la pace, pensa un po’……….. contano proprio su chi “tende a credergli” se no mica li pagano gli sceicchi

  7. Noto quotidianamente che la teoria dell’ “ancoraggio “- altrimenti definito “riflesso condizionato” secondo la quale ad un dato stimolo segue sistematicamente una certa risposta, come nel caso del cane di Pavlov – vale anche per l’abbinamento di parole, che si pronunziano in prima persona..
    Questo accade ben al di là dei vincoli sintattici e accade soprattutto alle persone poco creative e deprivate della curiosità.
    Evidentemente questi poveracci, attraverso le parole.che usano,dimostrano di possedere una mappa del mondo piuttosto povera e ripetitiva. Chissà che noia!
    Prova ne sia l’aggettivo al femminile “becera” usato da costoro in abbinamento costante solo alla parola”destra”.
    Ma non é ancora finita. Non diranno mai, ” becera destra italiana” o “francese”.
    No di sicuro!.
    Il completamento della frase é per loro una forma di coazione:
    non ne possono fare a proprio a meno, per cui diranno per forza di cose “becera destra israeliana”..
    Solo così sono contenti e soddisfatti.
    Ma di cosa poi?
    Di avere finalmente comunicato un pensiero compiuto!

    1. Forse la sua supercazzola ha un senso. O magari la sinistra israeliana è un minimo presentabile mentre la destra israeliana è rappresentata degnamente da Lieberman.
      Una delle due ipotesi, scelga lei.

      1. Supercazzola?
        Ho semplicemente rilevato un abbinamento di parole molto frequente , ed esclusivamente riferito ad un tema particolare.
        Dal che ho dedotto una forma di riflesso condizionato diffuso, che indica perfino un’assenza di libertà.
        Lieberman?
        Mi sembra uno che esprima delle preoccupazioni, come tanti altri.
        Lei ha delle preoccupazioni?
        Sono sicuro che le sue preoccupazioni siano riferibili al contesto in cui vive.
        Appunto dipende dal posto in cui vive.
        Sono altrettanto sicuro che se, per esempio, lei vive in Israele, ha un certo tipo di preoccupazioni.
        Se invece vive in Italia, ne ha sicuramente delle altre.
        Se poi ha anche la preoccupazione di farsi capire di più, sia meno ellittico.
        Stia bene.

  8. Dal modo di “raccontare “la vicenda di Israele e arabi palestinesi adottato da Amnesty International si può rilevare una struttura narrativa costante, cioé un canovaccio con cui si distribuiscono le parti in commedia.
    In sostanza Amnesty applica alla sua narrazione i criteri o schemi narrativi che ispirano le azioni delle organizzazioni palestinesi.
    In controluce infatti si puo’ notare la stessa “struttura discorsiva”, gli stessi giochi di ruolo, mischiati al famoso gioco del “nascondino”.
    Accade così che , per esempio, i Palestinesi usino e si nascondano dietro gli scudi umani per lanciare più agevolmente missili da Gaza, mentre in Cisgiordania i pupari dell’ANP mandano allo sbaraglio, per lanciare pietre e bottiglie molotov, i bambini o gli adolescenti, dietro i quali si nascondono.
    Naturalmente ogni responsabilità per la sorte di questi scudi umani in entrambi i casi deve ricadere su Israele.
    LO stesso fa Amnesty: si nasconde dietro e tende ad occultare l’uso di questi scudi umani, per poi incolpare lo Stato ebraico per le conseguenze.
    Cerca di farlo,ma con scarso successo nei”giochi” effettuati a Gaza.
    Crede invece di avere maggior successo nei “giochi” effettuati in Cisgiordania.
    Sembra che non si avveda che soprattutto in questo secondo caso dimostra invece di avere lo stesso rispetto per l’infanzia che hanno le organizzazioni palestinesi.
    Cioé nessuno.
    n conclusione Amnesty , appoggia i Palestinesi e per questo li copia, usa la sorte degli scudi umani allo scopo di accusare Israele e così si nasconde dietro di loro.

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