Editoriali

La questione palestinese non interessa più gli arabi

Lo andiamo dicendo da un po’ di tempo, la questione palestinese non interessa più gli arabi e la recente vicenda del Qatar lo dimostra.

Era il 2014 quando l’Arabia Saudita chiese per la prima volta al Qatar di smetterla con i finanziamenti e il sostegno ad Hamas, ma allora il piccolo emirato se la cavò sostenendo che la questione palestinese era troppo importante per portare divisioni all’interno del mondo arabo. E allora questa linea prevalse.

Oggi però è diverso. La questione palestinese non unisce più il mondo arabo (a dire il vero era in crisi già da un po’ di tempo) un po’ perché gli arabi si sono stufati di ingrassare i conti correnti svizzeri dei dirigenti palestinesi, un po’ perché hanno capito che la questione palestinese non ha più ragione di esistere, ma soprattutto perché ormai tutti hanno capito che la sicurezza del Medio Oriente passa per accordi con Israele e non c’è questione palestinese che tenga.

E’ vero, ufficialmente i paesi arabi continuano a fare le stesse richieste di prima, ma la realtà dei fatti è ben diversa e quello che succederà ai cosiddetti palestinesi non interessa a nessuno del mondo arabo. Per usare un termine mutuato da Middle East Monitor, è una specie di “liberi tutti”.

La prima conseguenza di questa svolta araba la si vede in questi giorni proprio con la vicenda che riguarda il Qatar, cioè del più fervente sostenitore del terrorismo di matrice palestinese. Se fino a qualche anno fa il sostegno del Qatar al terrorismo palestinista era tollerato nel nome della questione palestinese, oggi quella questione non è nemmeno secondaria. Troppo importante stringere accordi di sicurezza con Israele per pensare a un popolo che non esiste che ha avuto 70 anni per trovare un suo collocamento nella storia e che non lo ha fatto preferendo continuare a vivere di aiuti e sovvenzioni. Gli arabi non ne possono più dei cosiddetti palestinesi. Non lo diranno mai in pubblico ma a parlare sono i fatti. Ora la domanda topica è una sola: quando lo capirà anche l’Europa?

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