Società e cronaca

La Turchia non permette a Neda Amin di raggiungere Israele

La dissidente iraniana si doveva imbarcare ieri per Tel Aviv ma per ragioni ancora sconosciute le è stato impedito di farlo

La Turchia non ha permesso a Neda Amin, la blogger dissidente iraniana che in Turchia rischia la deportazione in Iran e che ieri ha ottenuto asilo da Israele, di imbarcarsi sul volo per Tel Aviv. Lo fanno sapere funzionari del Ministero degli Esteri israeliano.

Neda Amin, 32 anni, rifugiata politica iraniana da anni in Turchia, non si è presentata all’imbarco del volo El Al per Tel Aviv. L’ambasciata israeliana in Turchia si è quindi subito attivata per conoscere i motivi del mancato imbarco, ma al momento non ha ottenuto alcuna risposta. Si teme concretamente che la Turchia voglia comunque deportare Neda Amin in Iran nonostante goda dello status di rifugiata politica conferitole dal UNHCR e nonostante Israele abbia offerto alla giovane iraniana completo e incondizionato asilo.

Ieri il Ministero degli Esteri israeliano aveva fatto in modo di far avere a Neda Amin il biglietto e i documenti necessari per l’imbarco sul volo da Istanbul a Tel Aviv e tutti si aspettavano di vederla all’imbarco, cosa che purtroppo non è avvenuta per cause ancora sconosciute.

Lo scorso 5 luglio la Turchia ha inspiegabilmente e improvvisamente revocato lo status di rifugiata politica a Neda Amin dando alla blogger e giornalista iraniana un mese di tempo per lasciare il Paese o sarebbe stata deportata in Iran. Ora altrettanto inspiegabilmente non le permette di lasciare il Paese come chiesto dalle stesse autorità turche. Si teme che Erdogan per fare un favore agli Ayatollah iraniani abbia deciso di deportare comunque la giornalista in Iran. La Turchia aveva accusato Neda Amin di essere una spia al soldo di Israele a causa di alcuni articoli scritti sul sito di informazione israeliano, Times of Israel. Un accusa chiaramente falsa e strumentale ma che in queste ore crea sconforto per le possibili conseguenze che potrebbe avere sulla libertà di movimento della dissidente iraniana.

Da notare il totale e asserito silenzio delle “grandi” organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani su tutta questa vicenda, un silenzio che getta un’ombra di sospetto sulla loro effettiva terzietà.

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