Editoriali

L’attacco americano alla Siria visto con il senno di poi. I problemi per Israele

L’attacco “telegrafato” alla Siria guidato dagli Stati Uniti e al quale hanno preso parte anche Gran Bretagna e Francia avrà certamente galvanizzato gli interventisti ma non solo non ha cambiato nulla in quel quadrante, ha rafforzato l’alleanza tra Putin e Assad complicando i piani di Israele.

Premesso che non mi interessa in questo momento analizzare la giustezza o meno dell’attacco americano alla Siria, un attacco comunque molto “soft” e ampiamente annunciato ai russi (che chiaramente avranno avvisato i loro alleati), non mi interessa stabilire se Assad abbia o meno usato armi chimiche contro la sua popolazione, mi interessa invece analizzare se quell’attacco, condotto in quello strano modo, sia servito a qualcosa o abbia provocato solo danni a Israele.

Innanzi tutto analizziamo i motivi dell’attacco e quale era il suo obiettivo. Americani, inglesi e francesi hanno lanciato una salva di un centinaio di missili per punire Assad del presunto attacco chimico sulla città di Douma, nella Ghouta orientale, e soprattutto per ribadire che la linea rossa dell’uso di armi chimiche non poteva più essere superata.

Poco male se Assad da anni bombarda la popolazione civile con barili bomba devastanti almeno quanto le armi chimiche.

Un risveglio tardivo quindi che avrebbe avuto un senso solo se fosse stato finalizzato, come chiedevano gli israeliani, a colpire i più pericolosi alleati di Assad, cioè gli iraniani e gli Hezbollah.

Ma i missili alleati sono stati così intelligenti da evitare accuratamente obiettivi veramente importanti e dal fare vittime (tre soli feriti con una salva di missili di quella portata la dicono lunga).

Gli “esperti trumpisti” sostengono che Trump voleva lanciare un messaggio chiaro ad Assad ma che allo stesso tempo non voleva dare il via a una pericolosissima escaltion con la Russia e che per questo ha “telegrafato” i missili, il che sarebbe anche giusto, se non fosse che il Presidente americano e i suoi partner francesi e britannici non hanno minimamente pensato alle conseguenze per tutti gli altri, Israele in primis.

La prima conseguenza di questo attacco telegrafato è stata infatti quella di cementare maggiormente l’alleanza tra Putin e Assad e di mettere in difficoltà l’accordo di coordinamento tra Israele e Russia che fino a oggi aveva permesso ai caccia di Gerusalemme di intervenire più di una volta contro obiettivi di Hezbollah e iraniani in Siria.

Non si guardi alle dichiarazioni di circostanza provenienti da Gerusalemme che “approvavano” i raid. In realtà gli israeliani si aspettavano ben altro e soprattutto si aspettavano che ad essere colpiti fossero ben altri obiettivi, obiettivi che avrebbero lanciato (quelli si) un messaggio chiaro agli iraniani senza per questo coinvolgere Putin. Si parla per esempio di basi iraniane importanti come quella vicino ad Aleppo saltata in aria per un “misterioso incidente” il giorno dopo i raid.

Nulla di questo è accaduto. Assad non solo non è stato minimamente scalfito ma si è rafforzato e soprattutto ha rafforzato ulteriormente i legami con Putin che addirittura pensa di vendere alla Siria la versione aggiornata dei missili S-300 (la Siria ha già gli S-300 ma sono la versione obsoleta) se non addirittura i nuovissimi S-400.

Non solo, Putin ha fatto capire chiaramente a Israele che non potrà più avere libertà di movimento sui cieli siriani. E’ vero che la risposta israeliana, arrivata per bocca del Ministro della Difesa Lieberman, è stata molto decisa ma è altrettanto vero che questo comporta un problema aggiuntivo di cui a Gerusalemme non se ne sentiva il bisogno.

[quote]«Se prometti un cazzotto non puoi dare solo un buffetto»[/quote]

«Se prometti un cazzotto non puoi dare solo un buffetto. Devi essere pronto a una rissa altrimenti passi solo per uno spaccone senza attributi». E’ questa la frase che gira in questi giorni nel corridoi dell’intelligence israeliana che ora si ritrova a gestire una situazione molto più complessa di quanto non lo fosse prima, con Assad e gli iraniani che ora sanno di poter contare su un rafforzato sostegno russo.

Con il senno di poi l’attacco americano, britannico e francese alla Siria è stato un mezzo flagello, non ha minimamente indebolito Assad, non ha lanciato nessun messaggio se non quello che l’occidente teme (giustamente) Putin, non ha toccato Iran ed Hezbollah mentre ha danneggiato la politica degli attacchi preventivi portata avanti con successo da Israele fino ad oggi. E qualcuno ancora sostiene la giustezza di questo attacco.

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