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Mike Pompeo vola in Medio Oriente: cresce tensione tra Iran e Israele

Il viaggio di Mike Pompeo in Medio Oriente che inizialmente doveva essere dedicato a questioni generali di geopolitica (in particolare energetiche) dopo il lancio di missili su Tel Aviv diventa un giro di colloqui “di guerra” che punta ad evitare il coinvolgimento del Libano in una guerra tra Iran e Israele

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo visiterà il Kuwait, il Libano e Israele la prossima settimana per discutere questioni regionali e di sicurezza. Lo ha detto ieri il Dipartimento di Stato americano.

Secondo una dichiarazione del portavoce Robert Palladino, Pompeo volerà in Medio Oriente martedì, fermandosi prima a Kuwait City per un dialogo strategico bilaterale prima di dirigersi verso Gerusalemme e Beirut.

Durante la sua permanenza a Gerusalemme, che gli Stati Uniti ora riconoscono come capitale israeliana, Pompeo intratterrà colloqui con funzionari israeliani e parteciperà a un incontro con leader israeliani, ciprioti e greci per discutere di questioni energetiche e di sicurezza che riguardano la regione del Mediterraneo orientale.

Cresce la tensione tra Iran e Israele

Dopo il lancio di due missili su Tel Aviv, probabilmente Fajr 5 di produzione iraniana, e nonostante la prima reazione israeliana sia stata rivolta esclusivamente verso Hamas per ribadire che il gruppo terrorista palestinese è responsabile di tutto quanto avviene a Gaza, gli israeliani stanno rivolgendo la loro attenzione verso la Jihad Islamica che quasi certamente è responsabile del lancio dei due missili e che sicuramente dispone di ordini simili.

Parlare di Jihad Islamica significa parlare di Iran. Il capo del gruppo terrorista legato a doppio filo con Teheran, Ziad Nakhala, aveva promesso agli Ayatollah che la Jihad Islamica avrebbe contribuito all’apertura di un “fronte sud” con Israele ed evidentemente intende mantenere la promessa in quanto difficilmente un altro lancio di missili verso Israele, specie verso Tel Aviv o altre città del nord, non spingerebbe Israele a una reazione ancora più dura. In tempo di elezioni Netanyahu non può permettersi il lusso di farsi vedere debole o poco reattivo.

A Gerusalemme sanno benissimo che la situazione nella Striscia di Gaza sta fuggendo di mano ad Hamas e che la Jihad Islamica – e quindi l’Iran – è pronta ad approfittarne.

Gli israeliani sanno benissimo anche che probabilmente i responsabili del lancio dei missili su Tel Aviv sono proprio i terroristi legati all’Iran. Ma se questo è vero è altrettanto vero che a Teheran pensano di alzare il tiro e di provocare Israele fino a trascinarlo in un conflitto che potrebbe veder coinvolti anche Libano e Siria.

E’ in questo contesto, tra le altre cose, che si inserisce la visita di Mike Pompeo a Beirut. Il rischio che Hezbollah e l’Iran trascinino il Paese dei Cedri in un confitto con Israele che fondamentalmente non lo riguarda è molto serio e gli americani vorrebbero da Beirut una presa di posizione “preventiva” anche se non sarà sufficiente a tenere il Libano fuori da un eventuale conflitto che coinvolga Hezbollah.

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