In merito all’incontro in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, l’editorialista del Washington Post, George F. Will, descrive il Presidente americano come «molliccio come un pesce senza lische».
Sempre Will descrive il ghigno del dittatore russo, mentre cammina sul tappeto rosso, come quello che si riserva alle persone che si disprezzano o che si ritengono inferiori. Per una nazione, più pericoloso dell’odio di un nemico è il suo disprezzo, che lo rende sconsiderato e implacabile. Parlando ad alcuni dei suoi generali nell’agosto del 1939, Hitler disse: «I nostri nemici sono piccoli vermi. Li ho visti a Monaco». E la guerra arrivò pochi giorni dopo.
Ecco, se c’è veramente un termine di paragone per descrivere quanto successo ad Anchorage sono i fatti di Monaco del 1938.
Scrive ancora Will: «speriamo che il degrado politico interno dell’America non l’abbia resa incapace di provare imbarazzo, prerequisito fondamentale per la ripresa. L’Alaska non è stata solo un’altra goccia nel nostro secchio traboccante di mortificazioni. È stata la prova che per i successivi 41 mesi nessun interlocutore potrà credere a una sola parola di ciò che dice il presidente degli Stati Uniti».
Per capire chi è Putin e con che mentalità conduce questa guerra possiamo usare un episodio dell’immediato dopoguerra quando Dwight Eisenhower chiese al generale Georgij Zhukov, il principale eroe sovietico della Seconda Guerra Mondiale, come l’Armata Rossa avesse bonificato i campi minati e Zhukov rispose che «li aveva attraversati».
Capite perché Putin, che ha già perso un milione di uomini, continua ad avanzare a testa bassa incurante di perdere oltre mille uomini al giorno per conquistare pochi Kmq di territorio? La mentalità e il disinteresse per le vite umane sono quelli.
Gli europei pensano veramente che Trump possa guidare una trattativa di pace con Putin? Magari mandando avanti quel cialtrone di Steve Witkoff? Quel Trump e quel Witkoff che considerano la Russia una superpotenza e Putin un uomo di parola?
Trump tuona molto contro Putin fino a che ne rimane a debita distanza, ma quando il criminale di guerra che siede al Cremlino fa sentire la voce del padrone, tutto quel tuonare diventa un miagolio. Mark Twain diceva che «il tuono è impressionante, ma il fulmine fa il suo lavoro». Di fulmini trumpiani verso Putin non ne abbiamo ancora visti, anzi…
Ieri abbiamo visto solo adulazione verso questo Presidente che, circondato da uomini con poco o nulla di esperienza, non sa che pesci pigliare. Con Putin da ragione alla Russia, con l’occidente da ragione all’Ucraina. Come ci si può fidare di questa banderuola?
Il Premier italiano, Giorgia Meloni, ha detto che «qualcosa sta cambiando grazie a Trump». Ha ragione, la più grande potenza del mondo, gli Stati Uniti, si sono umiliati davanti a una potenza appena regionale come la Russia e vorrebbero tirare con loro nel pozzo della vergogna anche l’Ucraina e l’occidente. Certo che qualcosa sta cambiando grazie a Trump.
Detto questo, unica nota positiva, ieri a Washington si è visto finalmente un occidente potenzialmente unito di fronte al tradimento di Trump. Per il resto, il fatto che a metà riunione Trump abbia interrotto tutto per consultarsi con Putin la dice lunga su chi era il padrone di casa.
Il problema è che Putin vuole vincere la guerra, Trump vuole porvi fine e siccome non sa come fare, come disse George Orwell , il modo più rapido per porre fine a una guerra è perderla (o farla perdere).
