Più Trump sta lontano dalla “pace in Ucraina” meglio è (per Kiev)

Ancora una vota si tenta di proporre una "pace in Ucraina" decisa a Mosca. Ancora una volta Putin chiama, Trump risponde

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Franco Londei - Editor
Il meeting mafioso a Mosca tra Vladimir Putin, Jared Kushner e Steve Witkoff

Sul viaggio di Jared Kushner e Steve Witkoff a Mosca e forse a Kiev ci sono due cose che sappiamo per certo: la prima è che non porteranno un piano di pace sgradito a Putin, la seconda è che qualsiasi piano di pace portino conterrà un ricatto all’Ucraina.

C’è anche una terza cosa che mi sentirei di dire quasi per certo, cioè che il ritorno in campo dei due strozzini tirapiedi di Trump non porta niente di buono per Kiev, ma lascerò la cosa sospesa in attesa di verifiche. Ancora non si sa nemmeno se faranno tappa nella capitale ucraina o faranno come le altre volte in cui sono andati solo a Mosca, come se quello che avevano da dire a Kiev non fosse importante. NOTA: Kushner e Witkoff non sono mai andati a Kiev. I negoziatori.

Sinceramente mi preoccupa molto questo ritorno di interesse di Trump per la guerra in Ucraina. Da quando vi si era allontanato la Russia ha iniziato a sentire il conflitto anche a livello interno. Gli ucraini hanno colpito così di precisione e così lontano gli interessi russi che oggi uno dei più grandi produttori al mondo di petrolio è costretto a razionare la benzina e a comprarla all’estero. I droni e i missili ucraini stanno “sanzionando” così bene la Russia che i 21 pacchetti di sanzioni dell’Unione Europea a confronto fanno ridere.

Era logico che con Putin in difficoltà Trump sarebbe intervenuto, di nuovo. Il dittatore russo avanzerà la sua “proposta di pace” che conterrà la resa incondizionata dell’Ucraina, i due strozzini la porteranno a Zelensky che chiaramente rifiuterà spalleggiato dagli alleati europei, e tutti diranno che a non voler la pace sono gli ucraini e gli europei. È tutto così semplice, tutto così banale. La solita minestra, anzi, il solito Borsch.

La pace ci sarà, molto banalmente, quando l’aggressione russa all’Ucraina terminerà. Non capisco perché a Kiev dovrebbero accettare condizioni diverse. Non capisco perché Zelensky dovrebbe accettare di cedere altro territorio. Perché è questo che chiedono i “pacifisti” de noantri. Non chiedono la pace, ma la resa al prepotente di turno. Ieri è stata la Crimea, oggi il Donbass. E domani?

La cosa che forse in molti non hanno capito, o hanno capito ma gli va bene così, è che Putin non sta scherzando. Se i suoi piani iniziali fossero andati a buon fine, cioè se l’Ucraina si fosse arresa in due/tre settimane, a quest’ora i carri armati russi erano come minimo alle porte dei Paesi Baltici o della Finlandia. Avrebbe creato un incidente qualsiasi e con Trump alla Casa Bianca avrebbe invaso quello che gli pareva con la ditta Kushner & Witkoff che faceva la spola tra Washington e Mosca con i “piani di pace” preparati da Putin. Ma l’Ucraina ha tenuto, il piano di Putin e Trump è fallito. E per una volta l’Europa ha fatto l’Europa. 

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo