Russia: attualità e prospettive di una società sconfitta

mappa della russia con tutte le regioni

La Russia non sarà mai più come prima. Il processo che la sta riportando rapidamente indietro nella storia, verso una società povera, poco evoluta e sostanzialmente feudale, ha tante diverse cause.

Quelle demografiche sono ben note:

l‘indice di natalità è sceso a 1,4, mentre per il mantenimento della stabilità della popolazione dovrebbe essere 2,1.

La maggiore carenza riguarda i russi etnici, dato che quell’ 1,4 è la media, raggiunta solo grazie ai ben più prolifici tanti popoli non russi dell‘impero, come i ceceni. Dunque per i veri russi si avvicina di più all‘ uno!

Mancano molti giovani che entrano nell‘età lavorativa, mentre una gran parte dei tecnici, ingegneri, laureati qualificati se n‘è andata all‘estero, in cerca di una vita migliore. L‘esodo è stato massiccio soprattutto negli ultimi anni, quelli degli arruolamenti.

Il regime russo, come risulta perfino da fonti governative, ha usato gli accantonamenti pensionistici per finanziare prima le opere pubbliche come il ponte di Kerch, poi la guerra contro l‘Ucraina. Adesso i pensionati avranno forse quel poco che resta, se resta. E potranno ricavare ben poco da una forza lavoro in netto declino numerico, dalla quale dipenderanno.

L‘economia convertita interamente alla produzione bellica ha convogliato personale con capacità scientifiche e tecniche, dirigenti e maestranze verso fabbriche di proiettili, cannoni e missili, fermando la produzione di lavatrici, frigoriferi, automobili e aerei.

L‘aviazione civile ormai vola con aeromobili i cui pezzi di ricambio vengono dalla cannibalizzazione di altri, poiché le sanzioni impediscono l‘importazione di pezzi di ricambio dall‘Occidente. Anche i controlli e le revisioni negli aeroporti sono ridotti al minimo. Mancano soldi, mancano mezzi.

Dovunque si risente della mancanza di personale, sia per l‘emigrazione dei giovani che per il milione e quattrocentomila tra morti e feriti gravi, ai quali si aggiungono i soldati al fronte sottratti all‘attività produttiva, che sono un costo netto. In pratica ai settori produttivi mancano milioni di addetti.

L‘inflazione reale è fortissima, e accelera, erodendo i salari. Nei supermercati gli scaffali vuoti sono sempre più frequenti.

Il paese ha già perso, secondo stime di molti istituti internazionali, almeno il 41% della sua capacità di produzione di idrocarburi, che ormai riesce a vendere a bassissimo costo solo ai cinesi, che impongono il prezzo che vogliono, prendere o lasciare.

I droni e i missili ucraini hanno procurato danni irreparabili a ventisette grandi raffinerie, e presto prenderanno di mira i gasdotti.

In tutta la Russia ci sono interminabili colonne di automobili che attendono di ricevere qualche litro di benzina, e litigi o tafferugli scoppiano per futili motivi tra la gente esasperata, che attende per ore.

Il malessere ormai è diffuso.

A prescindere dalla sorte che toccherà al regime del gangster Putin e indipendentemente dalla futura leadership che emergerà, i russi si ritroveranno ripiombati indietro di molti decenni, al periodo dei piani quinquennali di Stalin, in cui nessuno poteva permettersi nulla. O peggio. Il peggiore scenario possibile attende i russi ineluttabile, come la marea che sale.

Tàssilo Del Franco

Tàssilo Del Franco

Di famiglia italo-austriaca, goriziano, Medico, sionista cristiano. Sposato, con due figli, ha scritto per anni su Trieste-Arte e Cultura. Ha pubblicato due romanzi storici: “La borsa di cuoio” e “La lettera di Lasciac bey”.

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