Se anche il Libano pensa alla pace con Israele

18 Agosto 2020

È sfuggita quasi a tutti l’intervista al Presidente libanese Michel Aoun trasmessa sabato scorso dalla TV francese BFMTV nella quale si parla apertamente della possibilità che il Libano raggiunga una qualche forma di pace con Israele.

I due paesi sono formalmente in guerra ormai da decenni anche se i vari conflitti divampati a più riprese hanno riguardato Hezbollah e l’esercito israeliano coinvolgendo solo in minima parte quello libanese.

Quindi in realtà non è il Libano ad essere in guerra con Israele ma è il Partito di Dio (Hezbollah), lungo braccio di Teheran nella regione.

Nell’intervista trasmessa da BFMTV ad una precisa domanda nella quale veniva chiesto al Presidente libanese se ci fosse una possibilità che il Libano seguisse l’esempio degli Emirati Arabi Uniti e regolarizzi le sue relazioni con Israele, il Presidente Aoun ha palesemente lasciato aperta questa porta lasciando intendere che «sebbene ci siano alcune cose da chiarire e problemi da risolvere» non è una possibilità da scartare.

Impressionante quando, incalzato dall’intervistatore sul fatto che la decisione degli Emirati fosse la strada giusta da seguire, il Presidente libanese ha risposto quasi malinconico: «si ma gli Emirati sono un Paese indipendente», come se il Libano non lo fosse.

In verità sostenere che oggi il Libano sia un Paese indipendente è un bell’azzardo, considerando che Hezbollah la fa praticamente da padrone con un esercito di gran lunga più numeroso e ben armato di quello libanese. Per non parlare poi del fatto che anche politicamente il Partito di Dio tiene sotto scacco sia il Presidente, eletto con i suoi voti, che il parlamento.

Tuttavia dopo la grande esplosione al porto di Beirut dello scorso 4 agosto e le rivolte che ne sono seguite, qualcosa potrebbe essere cambiato. I giovani libanesi per la prima volta hanno contestato apertamente Hezbollah e la corrotta politica libanese. Per la prima volta si è persino osato impiccare fantocci del capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah. E non è cosa da tutti i giorni in Libano.

Per intenderci, nessuno si fa illusioni particolari. Per ora il braccio armato del Partito di Dio è rimasto in disparte, ma il Libano è troppo importante per i giochi geopolitici dell’Iran e se la situazione dovesse in qualche modo precipitare, c’è da giurarci che Hezbollah non rimarrà con le mani in mano.

Tuttavia la “non chiusura a prescindere” ad una apertura ad Israele che per la prima volta traspare dalle parole del Presidente libanese, lasciano aperte flebili speranze, almeno per noi inguaribili ottimisti.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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