Middle East

Tensione tra Israele ed Hezbollah. Il quadro della situazione visto dal Libano

Da Beirut – Mentre il mondo era impegnato in chissà quali attività, tre giorni fa si è letteralmente sfiorato un nuovo conflitto tra Israele e Libano, quando Hezbollah ha attaccato un convoglio militare israeliano uccidendo due militari e ferendone diversi altri.

La rivendicazione di Hezbollah, confermata anche ieri dal loro capo, Hassan Nasrallah, durante una manifestazione a Beirut, non ha certo contribuito a rasserenare gli animi e nonostante un apparente calma la guerra è tutt’altro che scongiurata anche perché proprio Hezbollah continua imperterrito a lanciare provocazioni. L’allarme a Beirut è molto forte. Il Libano non vuole essere coinvolto in una guerra tra Israele ed Hezbollah e nemmeno l’Iran vuole una escalation in questo momento. Sembra incredibile ma è proprio così. Teheran è impegnata nella guerra in Siria e nei difficili colloqui sul nucleare iraniano e di certo non ha bisogno di essere trascinata in una guerra con Israele.

Le provocazioni di Hezbollah

Ancora ieri i siti web vicini a Hezbollah sostenevano che nell’attentato di tre giorni fa sarebbero stati uccisi 15 soldati israeliani e diversi militari sarebbero stati rapiti. Una bugia clamorosa ma che ha scatenato manifestazioni di giubilo tra i sostenitori del gruppo terrorista libanese. Non pago di questa menzognera propaganda ieri Hassan Nasrallah parlando alla commemorazione delle vittime dell’attacco di Quneitra ha detto che «dopo il vile attacco di Quneitra e la nostra risposta alle Fattorie di Shebaa voglio essere chiaro: Hezbollah non è più interessato a rispettare le regole di ingaggio e le regole internazionali ma adotteremo solo ne nostre regole di ingaggio attaccando il nemico sionista quando e dove lo riterremo necessario». Poi ha continuato dicendo che «i martiri di Quneitra riflettono la fusione di sangue che c’è tra il Libano la Siria e l’Iran e riflettono anche l’unità della causa e del destino che è quello di combattere il nemico sionista (Israele). Quando anche i nostri fratelli palestinesi si uniranno alla causa e il sangue unirà la Palestina, il Libano, la Siria e l’Iran marceremo uniti verso la vittoria definitiva».

Le paure libanesi

Nel frattempo la politica libanese è fortemente allarmata dalle dichiarazioni di Nasrallah. Alcuni membri del partito libanese Al-Mustaqbal si sono dissociati subito dalle provocazioni di Hezbollah. Due importanti politici libanesi, Walid Jumblatt e Samir Geagea, hanno duramente attaccato Hassan Nasrallah accusandolo di voler trascinare il Libano in un nuovo conflitto con Israele dopo averlo trascinato in quello siriano. Riunioni ai più alti livelli si sono tenute per tutta la giornata di ieri a Beirut nel tentativo di disinnescare la miccia accesa da Hezbollah. Si teme fortemente che Israele risponda alle provocazioni di Hezbollah. Le dichiarazioni di Netanyahu dove il premier israeliano minaccia una “severa risposta” sono state diffuse da tutte le Tv libanesi e dai maggiori media. La gente per strada parla allarmata della possibile risposta israeliana e tutti sperano che Israele se la prenda solo con Hezbollah. «Che Dio liberi il Libano dagli Hezbollah» diceva ieri il conducente di un mezzo pubblico tra l’approvazione generale dei presenti. Il giornalista Akram Mounif ammoniva attraverso la TV che una guerra con Israele avrebbe distrutto l’industria del turismo in Libano, cioè quella che al momento è l’attività più redditizia per le esangui casse libanesi. «Se Israele distruggerà tutte le armi di Hezbollah nessuno avrà nulla da ridire» ha poi coraggiosamente aggiunto.

I timori di Teheran

Intanto anche a Teheran sono fortemente preoccupati per l’escalation e per le provocazioni di Hezbollah. Né l’Iran né la Siria sono interessati ad aprire un nuovo fronte con Israele. La partita che si sta giocando in Siria è troppo importante e lo sforzo bellico imponente. Aprire un fronte con Israele sarebbe un vero suicidio. E poi una escalation regionale che giocoforza coinvolgerebbe anche Teheran rischia di mettere a repentaglio la strategia iraniana nei colloqui sul nucleare iraniano, strategia che ancora pochi giorni fa ha dato i suoi frutti positivi con un ammorbidimento delle posizioni americane su nuove sanzioni all’Iran.

In Israele c’è ancora indecisione

Il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha minacciato una durissima risposta da parte di Israele ma i critici lo accusano di voler usare l’escalation con Hezbollah per fini elettorali e paradossalmente questo ferma la possibile risposta israeliana. Voci vicine a Netanyahu sostengono che il Premier è molto indeciso tra una risposta ad ampio raggio che però potrebbe innescare un conflitto che in questo momento nessuno (o pochi) vogliono in Israele, e una risposta mirata. Più probabilmente si sceglierà la via della cautela lasciando che per il momento la tensione sul confine nord cali per poi colpire al momento giusto.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Lila C. Ashuryan

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4 Comments

  1. Libano, Iran … tutte chiacchiere e distintivo.
    Se proprio non ne vogliono sapere degli Hezbollah, non credo che manchino strumenti ed intelligenge per risolvere il problema. Di persona o fornendo informazioni utili a Israele per eliminare il problema.

  2. ……per fini elettorali !!!! niente si muove al Nord….così hezbollah potrà rinnovare a suo piacimento tra pochi gg. ( dato che pensano che il governo Israeliano e intimorito ) un ulteriore attacco nei confronti dei soldati ( vorrei capire comunque, come e stato possibile che in una zona così ad alto rischio, quel convoglio dove hanno perso la vita i due soldati dell’IDF e altri sono rimasti seriamente feriti, potessero viaggiare su mezzi non blindati addirittura come riportano notizie sia sul web che x mezzo stampa erano scoperti, un chiaro invito hai miliziani di hezbollah a colpire, e assurdo questi sbagli da parte delle alte sfere dell’IDF ….qualcuno dovrebbe pur rispondere ) dovremmo aspettare un nuovo attentato contro soldati o civili al Nord per una risposta che metta a tacere i protetti dell’Iran ?
    vorrei avere una risposta a questo quesito, ringrazio anticipatamente .

  3. faccio miei i quesiti di Joi e rilancio affermando che la non-risposta di Israele è piuttosto preoccupante visto che Hezbollah continua a lanciare minacce su minacce. Cosa si aspetta per agire, che entrino in qualche casa israeliana lungo il confine e compiano l’ennesimo eccidio?

  4. Per capire almeno dall’ esterno la posizione di Netanyahu va considerato il dilemma che qualunque governo israeliano deve affrontare.
    Da un lato l’esigenza di proteggere la popolazione e naturalmente di non mettere a rischio inutilmente la vita dei soldati, dall’ altro l’esigenza di non «isolare» Israele sul piano internazionale.
    Partendo da quest’ultimo lato bisogna domandarsi quale sarebbe la reazione internazionale se Gerusalemme attuasse una risposta militare massiccia contro Hezbollah e inevitabilmente contro il Libano come avvenne nel 2006, senza potere escludere il territorio siriano.
    Non credo che ci sarebbe un paese al mondo che approverebbe.
    Questo significa che Israele – indipendentemente dalla risposta- é già isolato, ha le mani legate.
    Non importa se questo sia giusto o sbagliato, perché é un dato di fatto.
    Quindi la risposta Israele la può dare solo se non ne può fare a meno e anche in questo caso come sappiamo incorrerebbe nella condanna internazionale se si spingesse oltre ad un certo punto. Con ogni probabilità rischia di colpire ulteriormente i militari dell’Unifil e abbiamo già visto nel merito la reazione spagnola e le scuse di Israele.
    Per di più non c’è alcuna garanzia che il suo ingresso nel conflitto non generi delle forme di tregua tra gli attuali fronti di guerra o avvantaggi un nemico- il califfato- forse non meno pericoloso in prospettiva.
    Su questo é difficile avere delle certezze, fermo restando che il nemico globalmente più pericoloso é l’Iran.
    Tuttavia si potrebbe sostenere legittimamente che il governo israeliano «deve» innanzitutto proteggere la popolazione e colpire i nemici impedendo loro di minacciare lo Stato e la popolazione israeliana.
    Questo sarebbe il suo dovere su cui si fonda il patto tra Stato e cittadini.
    Il «deve» in questo caso é una forma di imperativo categorico che per natura esula dal calcolo dei costi e benefici intesi in senso generale.
    Un calcolo che qualunque governo é costretto invece a fare.
    E così veniamo al primo corno del dilemma, che non é senza ulteriori dilemmi:
    Quale é il modo migliore per proteggere la popolazione e lo Stato?
    E’ chiaro che in guerra si muore di più e si corrono nell’immediato più rischi.
    Quale grado di consenso interno avrebbe oggi in Israele la scelta di un’escalation militare?
    Mi sembra che l’articolo risponda che non avrebbe consenso sufficiente.
    E comunque la domanda fondamentale rimane quella di sempre:
    quale è il modo migliore per ottenere il massimo di utilità in termini di sicurezza e di deterrenza col minimo costo, visto che tra l’altro il «costo» non può essere ignorato e tanto meno eliminato del tutto?
    Se poi vogliamo cogliere altri aspetti non irrilevanti, mi sembra che dobbiamo considerare che solo nel caso degli USA le guerre hanno in passato addirittura implementato e non danneggiato l’economia, perché il teatro delle operazioni era sempre fuori dai confini e la capacità produttiva dell’industria pesante era di fatto senza limiti.
    Non é questo il caso di Israele, a cui la guerra può fare danni ingenti.
    Il paese ha bisogno di una pace almeno relativa per continuare ad attirare investimenti e non bloccare il suo sistema logistico ( vedi aeroporto di Tel Aviv ) in modo da non fermare il suo sviluppo e non depotenziarsi anche sul piano militare.
    Navigare a vista a volte sembra una soluzione obbligata.
    Resta il fatto che se Netanyahu scegliesse l’escalation militare sarei portato a pensare che abbia ponderato a sufficienza i pro e i contro, avendo delle informazioni che nessuno possiede dall’esterno.

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