Editoriali

Terrorismo islamico: è così difficile chiamare il pericolo con il suo vero nome?

Terrorismo islamico, si chiama terrorismo islamico. Quello che ieri e nei giorni scorsi ha sconvolto la Francia, prima con l’attentato a Charlie Hebdo e poi con le due azioni di ieri di cui una contro un supermercato Kosher, non è semplice “terrorismo”, non è l’azione di “folli criminali” o, come va tanto di moda chiamare queste cose, l’azione di “lupi solitari” né tantomeno di “squilibrati”. Si chiama terrorismo islamico, vediamo di iniziare a chiamarlo con il suo vero nome.

La prima regola da seguire in una guerra o in qualsiasi conflitto è quella di individuare con precisione il nemico. Come possiamo combattere un nemico così subdolo come il terrorismo islamico se non abbiamo nemmeno il coraggio di chiamarlo con il suo vero nome?

Anche ieri, nel mezzo di tutto il macello che stava succedendo a Parigi con migliaia di media collegati da tutto il mondo, non si è sentita una sola volta nominare il terrorismo islamico. Li hanno chiamati in tutti i modi i terroristi islamici che per lunghe ore hanno tenuto in scacco Parigi e con il fiato sospeso mezzo mondo. Li hanno chiamati solo “terroristi”, oppure “lupi solitari”. Qualche intraprendente li ha definiti “psicopatici” oppure “pazzi fanatici”. Fino all’ultimo momento sia i francesi che i media di tutto il mondo si sono rifiutati persino di ammettere l’evidenza è cioè che il terrorista islamico entrato all’interno del supermercato Kosher, cioè Amedy Coulibaly, fosse il responsabile anche dell’attentato dell’altro ieri dove è stata uccisa a sangue freddo una giovanissima poliziotta francese, si negava l’evidenza dei fatti e cioè che l’assalto a Charlie Hebdo fosse direttamente collegato con l’omicidio della poliziotta.

Sembra che ci sia la paura di nominare il terrorismo islamico. Così gli attentati in Canada, in Australia e in mezzo mondo vengono semplicemente attribuiti a degli squilibrati quando invece sono chiaramente e indubitabilmente terrorismo islamico. E francamente è ridicolo vedere nei vari talk show le anime belle della “intellighenzia sinistroide” arrampicarsi sugli specchi per giustificare questi atti barbari e per tenerli ben distinti dalla loro vera fonte, l’islam. Come possiamo combatterli se non ne riconosciamo l’origine?

Poi possiamo dire tutto quello che volete, che non tutti gli islamici sono terroristi, che esiste chi all’interno dell’islam combatte il terrorismo, possiamo dire che questa gente è spinta dal fanatismo e non dalla religione, va tutto bene, ma non possiamo negare che l’origine di tutto e l’islam perché prendiamo in giro noi stessi e soprattutto ci rifiutiamo di individuare il vero nemico.

Terrorismo islamico, si chiama terrorismo islamico. Imprimetevelo nella testa.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Carlotta Visentin

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5 Comments

  1. Si capisce che lo sanno tutti che è “terrorismo islamico”, ma credo che si vuole omettere di proposito l’aggettivo per non volerne incrementare la popolarità.
    E credo anche che è qualcosa stabilito ad alti livelli, cioè da governanti e direttori di giornali.
    E’ risaputo che più si parla di qualcosa e più diventa popolare e quindi, nel nostro caso, potrebbe incoraggiare i meno convinti, quelli che ancora non si vogliono manifestare (come “fanatici” o “difensori dell’onore islamico”).
    Il concetto che voglio esprimere, credo, rientra nella “spicologia della comunicazione”.
    Tutto questo però ha sicuramente un effetto collaterale che è quello di dimostrare di aver paura nei confronti di questi militanti islamici, che si sentono così incoraggiati a portare avanti i loro progetti di morte e di conquista (anche psicologica).

  2. Sono d’accordo con quello che scrive josef ma credo che questa volta il tentativo di calmare le acque, di confondere per celare la causa alla radice di questi atti di terrorismo, che é indubbiamente l’islam, sarà fallimentare. E’ uno scontro tra civiltà che é destinato ad ampliarsi e chi sostiene che la religione non c’entra, che sono solo dei fanatici, dei lupi solitari é ipocrita e non fa altro che offendere e indispettire ulteriormente chi, invece, ha una visione chiara del problema. Del resto, la risposta degli imam é stata abbastanza chiara: “condanniamo il terrorismo ma siamo anche profondamente contrari alla satira”. Ma mentre la loro condanna al terrorismo suona come una frase di circostanza, la loro condanna nei confronti della satira é nota e credibile. In sostanza, la loro risposta si può riassumere così: “scusate per l’inconveniente ma noi non siamo responsabili di questi atti di terrorismo; noi insegniamo ai nostri fedeli ad odiare la vostra cultura con moderazione, non a commettere atti di violenza”. E’ una scusa che non regge e le prese di posizione di alcuni politici filo-islamici (o lecca-islamici) valgono assai poco perchè i popoli europei sono consapevoli del legame intimo che c’é tra islam e terrorismo e questo conflitto tra diverse civiltà é destinato inevitabilmente ad inasprirsi.

  3. Condivido abbastanza il punto di vista di Josef. Aggiungerei che l’evitare di chiamare il male con il suo nome é un’abitudine comune assai diffusa tesa a scongiurare, ad esorcizzare il male stesso. Avete mai sentito i famigliari di un malato di tumore dire chiaro e tondo che ha il cancro, o non non preferiscono piuttosto un termine eufemistico quale “ha un brutto male” oppure “è un po’ esaurito se è pazzo ? È la tecnica dello struzzo che è umanamente comprensibile e perdonabile nella gente comune, a meno che tale atteggiamento non impedisca di prendere atto del problema reale e di agire per la sua risoluzione. È invece del tutto imperdonabile e inaccettabile nei capi di governo e di partito i quali dovrebbero essere dove sono per risolverli i problemi, anche se spesso dimostrano di avere la coda di paglia per avere contribuito con le loro scelte politiche a creare la crisi attuale.

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